
Chiusura ampiamente positiva e nuovo record per Wall Street ieri sera (martedì) con l’S&P 500 in progresso dell’1.13%, il Nasdaq 100 dell’ 1.33% e il Russell 2.000 l’indice più “preoccupato” da un CPI che producesse una riduzione dell’easing scontato dalla curva, a mostrare un balzo del 2.99%. Anche la breadth è migliorata con l’80% dei titoli dell’indice a mostrare un rialzo.
Il catalyst di questo breakout è stato un CPI di luglio che ha mostrato meno tracce di inflazione da dazi rispetto a giugno. Ma la verità è che il report non è stato granchè benigno, con il dato core a marcare la salita più elevata da gennaio, ad un tasso annualizzato parente del 4%, con una media mobile a 3 mesi del 2.76% mensile (3.2% annualizzato), il tutto trainato dai servizi ex alloggi. Un quadro che, in tempi normali, di sicuro non avrebbe permesso al mercato di scontare al 96% un taglio al prossimo FOMC, con il CPI Core in salita e oltre un punto sopra il target Fed, la disoccupazione al 4.2% e i mercati azionari a staccare record.
E poi, questo sollievo per l’assestamento delle categorie colpite dai dazi (forniture per la casa, giocattoli) sembra un po’ prematuro. Post liberation day i dazi erano calati al 10% per tutti, e a maggio i dazi cinesi erano scesi dal 140% al 35%. Ma recentemente sono tornati a salire per tutti, tra cui EU al 15%, Svizzera al 39%, Giappone al 15%, India al 50% Canada al 35%, rame al 50%, e attendiamo quelli sui semis e sui farmaci. Direi che, con i ritardi del caso, gli effetti potenziali non sono finiti.
Ma attualmente la situazione è fortemente influenzata dalle pressioni dell’Amministrazione USA per avere tagli dei tassi, e dal contest per sostituire Powell, con parecchi membri del Committee (Waller, Bowman, Jefferson etc) che si mostrano più dovish per cercare di ottenere la carica. Nonostante la resistenza di Powell, questo ha un effetto sulle attese. E poi c’è l’ingresso a breve di Miran, un uomo del Presidente al 100%, anche se non so se il Senato ne approverà la nomina prima del FOMC di settembre.
Ad accentuare la risposta dovish del mercato ieri, a fronte di un dato che non la richiedeva, l’attacco di Trump a Powell con il ritorno dell’ipotesi di una denuncia per la conduzione dei lavori di ristrutturazione della Fed. Ricordo che Trump può sempre nominare in anticipo il successore di Powell, minandone di fatto l’autorità nel FOMC e la credibilità della comunicazione.
Elencati questi fattori, si può poi osservare che i nuovi massimi erano nell’aria e il CPI era unico ostacolo che li teneva a bada.
Il crescere delle attese di una Fed Dovish si è fatto sentire anche sul dollaro, in robusto calo, e sui bonds, con la parte breve fino al 2 anni coi rendimenti in calo, e quella lunga a scontare una maggior probabilità di inflazione elevata. Il differenziale di rendimento tra il 2 anni treasury e il trent’anni ha toccato 115 bps, massimo da oltre 3 anni e mezzo.

La seduta asiatica ha avuto un buon tono, con solo Sydney in moderato calo. Ancora molto forte Tokyo, col Nikkei a segnare il secondo nuovo massimo consecutivo con un progresso di oltre l’1%. In grande spolvero Hong Kong e le “H” shares cinesi entrambi oltre il 2% di progresso, grazie al risveglio del big tech locale, in parte in anticipazione di quella che è stata una buona trimestrale per il colosso Tencent, naturalmente grazie all’AI. In progresso, più moderato, anche le “A” shares cinesi. Ma qui la storia si fa interessante, perchè dopo un rally abbastanza continuo negli ultimi 2 mesi, lo Shanghai Copmposite ha superato i massimi del durante seguiti alla comunicazione del piano di stimolo nell’autunno scorso, e sta bussando alla resistenza costituita dai massimi marcati nel 2021. Vedremo quale sarà l’esito del test di questo livello, se vi sarà. Buoni progressi anche per Taiwan, Mumbai, Seul e Jakarta, e marginali per Vietnam.

Sul fronte macro, leggermente oltre attese i prezzi alla produzione giapponesi a luglio, che però rallentano rispetto a giugno, e buoni machine orders preliminari di luglio. Gli aggregati di credito cinesi di luglio hanno ancora deluso le attese. La crescita è risultata negativa per la prima volta in 20 anni, a testimoniare una domanda di credito che resta debole.

Ma gli aggregati monetari invece volano, sorprendendo al rialzo di parecchio il consenso, il che sembra indicare una spesa fiscale bella forte, visto che la differenza tra emissioni di bonds governativi e aumento dei depositi fiscali è fortissima a favore delle prime.
La seduta europea è partita con un tono costruttivo, in gran parte al traino di Wall Street che ieri sera ha preso oltre l’1% vs azionario continentale poco più che invariato. Vistoso calo dei rendimenti fin dalle prime battute, movimento contrario a quello di ieri. La scarsa liquidità di agosto sembra esaltare questi movimenti un po’ erratici. L’€ ha continuato ad apprezzarsi in mattinata contro un Dollaro fiaccato dalle speculazioni sulla Fed e i tagli.
A metà giornata il Segretario del tesoro Bessent ci ha messo il suo carico, dichiarando che secondo lui bisognava tagliare a giugno e luglio, e che i tassi dovrebbero essere 150-175 bps più bassi. Secondo lui la Fed dovrebbe tagliare di 50 al FOMC di settembre, e, su questo, la Fed Funds Strip ha iniziato ad attribuire un 1% di probabilità che il taglio sia di questa misura. Ha poi detto che i candidati alla poltrona di Powell sono ora 11. Qualche settimana fa erano 3. L’importante è avere idee chiare.
*BESSENT: SUSPECT COULD HAVE HAD FED CUTS IN JUNE, JULY
*BESSENT: COULD GO INTO A SERIES OF RATE CUTS HERE
*BESSENT: RATE CUTS COULD START WITH 50 BPS IN SEPT.
*BESSENT SUGGESTS FED’S RATE SHOULD BE 150-175 BPS LOWER
*BESSENT: WE HAVE LIST OF CURRENT FED MEMBERS WE’RE LOOKING AT
*BESSENT: WE’VE CAST A WIDE NET, 10, 11 PEOPLE FOR FED
*BESSENT: TRUMP VERY OPEN MINDED ON FED CHAIR PICK
*BESSENT: SEE POTENTIAL FOR MORE SECONDARY SANCTIONS ON RUSSIA
Oggi non erano previsti dati in EU e US (se non il CPI finale tedesco di luglio che ha confermato il dato preliminare come al solito). Wall Street è partita in buon progresso, ma poi sono scattate prese di beneficio e il rally si è un po’ afflosciato. I rendimenti, come in EU, hanno ritracciato quasi interamente i rialzi di ieri. E il Dollaro ha ceduto ulteriore terreno sotto i colpi di Bessent e C.
L’azionario europeo ha ammortizzato bene la perdita di momentum di quello USA, e chiude con buoni progressi, con i rimbalzi corposi di Health Care, Consumer Discretionary e Information Technology a trainare. In chiusura il rimbalzo dei bonds produce un calo dei rendimenti che più che compensa il rialzo di ieri, mentre lo spread Btp ha fatto un nuovo minimo post crisi a 77 bps.

Detto dell’€ che guadagna forte su un Dollaro venduto contro tutto, tra le commodity continua oggi con forza il calo dell’oil, sui minimi da inizio giugno, un occhio agli sviluppi in medio oriente, l’altro all’aumento della produzione OPEC+, e con le possibili sanzioni alla Russia a fare da contorno. Forse anche questo calo ha un ruolo nel ritracciamento odierno dei rendimenti, esaltato dall’illiquidità. Domani avremo i prezzi alla Produzione USA di luglio, e i sussidi di disoccupazione settimanali ad fornire spunti al comparto. Vediamo se il breakout tiene.
Nel frattempo, i giorni scorsi è stata pubblicata la Fund manager Survey di Bank of America e le risultanze parlano di un sentiment abbastanza ristabilito dopo il recente rally, con l’indice aggregato di sentiment che è tornato dalle parti di Febbraio 2025, prima che si iniziasse a intravedere bene la politica commerciale ed estera di Trump.

in particolare il cash in portafoglio si conferma al 3.9%, che è sotto il livello di “sell signal” (4.2%) che è infatti scattato a luglio. Ma l’allocation in azionario, per quanto salita, non è ancora su livelli di guardia

Nonostante un riequilibrio nell’ultimo mese, l’allocation resta sovrappesata di Europa e sottopestata di USA (24% netto overweight Eu vs 16% netto underweight USA) e soprattutto di Dollaro. Overweight anche emerging e banche e underweight real estate e, sorprendentemente, Giappone.


