Ancora consolidamento sull’equity alla vigilia delel trimestrali del big tech e del FOMC


Seduta  marginalmente positiva ieri sera (lunedì) a Wall Street, con l’S&P 500 in progresso di uno 0.12%.  Nasdaq 100 e Russell 2.000 hanno chiuso praticamente invariate (+0.01% e +0.04% rispettivamente). A frenare gli ardori, un petrolio che è rimasto robusto, e infine prese di beneficio sui Semis, con il Philadelphia Semiconductor index a mostrare un primo calo dell’1%, dopo 18 sedute positive consecutive. Un movimento decisamente iperesteso, ma, come illustrato, ieri non tipico di un top del mercato.
Tornando agli indici generali,  considerando che il  petrolio è  salito  del  2% anche ieri e che i rendimenti sono saliti (+ 4 bp il treasury 10 anni), la  resilienza del mercato azionario è  stata rimarchevole.
A sostenere il petrolio è  stata  (ed è) la sostanziale assenza di progressi nelle trattative,  con lo stretto che rimane chiuso, anche oggi che sono passati esattamente 2 mesi dall’inizio dell’operazione Epic Fury.

La  seduta asiatica ha avuto un decorso decisamente più opaco,  con solo Vietnam e Sud Corea in grado di chiudere in positivo. Male le “H” shares cinesi, in calo di un 1% aggregato, e maluccio le “A” shares cinesi, in passivo di solo 2 o 3 decimali, come  Taiwan. Negative anche Mumbai, Jakarta e Sydney.
A frenare Tokyo, eventualmente anche il meeting Bank of Japan, dove la banca centrale ha lasciato i tassi invariati,  ma con la  maggioranza più  bassa (6 membri vs 3 che volevano alzare) da quando Ueda è  diventato governatore nel 2023. In più sono state comprensibilmente alzate le previsioni di inflazione, e abbassate quelle di crescita. Ueda ha messo l’accento in particolare sui rischi di inflazione e sottolineato che si può  alzare anche a fronte di un rallentamento macro,  se ve ne è la necessità. Reazione borsistica a parte, lo yen si è temporaneamente rafforzato,  ma poi ha restituito tutto con gli interessi nella seduta europea. In marginale rialzo i rendimenti dei JGBs.
Per il resto, a mercati chiusi,  Reuters ha pubblicato che la  People Bank of China  ha esortato le  banche ad incrementare il credito.  Vedremo con quali effetti alla pubblicazione degli aggregati di credito di aprile.
link Exclusive: China’s central bank guides banks to step up lending in April, sources say

La seduta europea è iniziata con un tono incerto. D’altronde il  petrolio si è fatto trovare un altro paio di punti percentuali più alto stamattina,  con il Brent europeo oltre 110$. I rendimenti hanno da subito reagito mostrando rialzi. In mattinata è circolato un report di CNN secondo  il  quale USA e Iran non erano più così distanti come richieste e questo ha risollevato un po’ il sentiment,  anche se il  petrolio non ne ha risentito. I rendimenti hanno continuato ad accumulare rialzi, messi forse  sotto pressione dalle  aspettative di inflazione ECB sopra attese,  e  dai prezzi alla produzione italiani di marzo elevati.  Report che normalmente vengono ignorati, (in particolare le  expectations ECB, il  cui consenso è stato oggi formato dalla media di appena 4 previsioni) ma che in questo caso colpiscono un nervo scoperto.

A metà  giornata peraltro il WTI ha superato 100$, e il brent i 111$, e così l’azionario europeo si è mangiato i magri guadagni, mentre i rendimenti sono ulteriormente saliti.

Alle 14:15 uno sviluppo interessante, anche se non di immediato impatto. Gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato che escono dai cartelli OPEC e OPEC+. La loro intenzione è di incrementare la produzione, portandola verso i 5 milioni di barili al giorno (come contesto mi pare che a marzo abbiano pompato 3.5 mln).
*UAE DECIDES TO EXIT OPEC, OPEC+ STARTING MAY 1: WAM
*UAE TO BOOST OIL PRODUCTION GRADUALLY: WAM
Chiaramente, in questo momento, più che la produzione del  petrolio, rilevano i vincoli al trasporto,  con lo stretto chiuso.  E infatti il  petrolio ha fatto uno scarto, ma non è nemmeno passato in negativo  sulla notizia. Però, a medio termine, che il cartello perda  un elemento non trascurabile non è un fatto da sottovalutare. Va ad aumentare la  competizione dal lato dell’offerta in un contesto in cui già si faticava a trovare un accordo tra i membri e a far  sottostare i paesi alle quote di produzione. C’è poi la possibilità che questa defezione ne produca altre, portando alla  fine il cartello al collasso. Vedremo. A  medio termine mi sembra una news disinflattiva,  anche se ne breve l’impatto è mortificato dall’effetto scarsità creato dal blocco.

Nel frattempo abbiamo avuto un po’ di dati in US nel  pomeriggio.

L’ADP media a  4 settimane ha mostrato una  creazione robusta,  anche se il report bomba della settimana precedente è stato robustamente ridimensionato.  Come si fa a sbagliare di tanto una media? Mistero.
Detto questo, un grafico di questa  giovane serie  mostra chiaramente un bel miglioramento nei primi mesi del  2026 rispetto ai 10.000 nuovi occupati osservati l’anno scorso, con rilevazioni a tratti negative.  Vedremo venerdì 8 maggio il labour market report di Aprile  se riporterà  interamente questa crescita.

La  consumer confidence del conference board è  uscita meglio delle attese e in recupero,  anche se ancora bassa. Il report di marzo è stato rivisto al  rialzo. Come detto  giorni fa il  valore segnaletico di queste consumer confidence è molto  appannato.  Peraltro,  sono andato a controllare, a caccia di validazioni del miglioramento del mercato del lavoro, il labour differential, ovvero la differenza tra chi trova l’offerta di posti di lavoro  “plentiful” e chi invece lo ritiene “hard to get”, e c’è  si un miglioramento,  ma microscopico (+1.4 a 7.5).

I prezzi delle case in USA hanno rallentato a febbraio (media dicembre, gennaio e febbraio) più delle attese,  segno che negli ultimi 2 mesi hanno fatto una bella frenata.
Wall Street è  partita negativa,  con le prese di beneficio su semis e tech in generale a zavorrare gli indici generali (il  Philadelphia Semiconductor index oggi cede il  4%). I settori più  pesanti, oltre al  tech, sono Consumer Discretionary, Materials e Industrials, mentre a salire, oltre  all’energy,  abbiamo per lo più difensivi (Consumer Staple, Real Estate, Financials e Utilities).
Le  piazze  europee hanno accusato  soprattutto il  rialzo dell’oil che vede Brent recuperare quota 110$ e il  WTI quota 100, e così abbiamo ancora moderate perdite per gli indici core  e invece Madrid e Milano che ancora si vedono supportare da banche e utilities, molto ben rappresentati nei rispettivi indici, oltre ovviamente all’energy. I rendimenti però  tornano a salire forte,  con il  focus sulla  parte breve, che è forse uno dei fattori che favoriscono le banche. La curva monetaria € è  tornata quasi a scontare 3 rialzi per il  2026, di cui il primo certo entro il meeting dell’11 giugno.

L’€ non ci ha fatto molto caso e resta ancorato a 1,17 vs Dollaro. Detto  del petrolio,  pessima  la  giornata  dei metalli preziosi che solo nel  finale hanno recuperato un po’,  e  di quelli industriali anche.
Domani, oltre a alle trimestrali di 4 delle  Magnificent 7 ( Google, Microsoft, Amazon e Meta), il che spiega forse  insieme al  calo dei semiconduttori, il nervosismo del Nasdaq, abbiamo il  FOMC, con ogni probabilità  sarà  l’ultimo con Powell  come Presidente, visto  che la  nomina di Warsh sembra sbloccata.
Essendo salite le  aspettative di inflazione, ed essendo oltretutto migliorato  il  quadro  sul mercato del  lavoro,  il  cui deterioramento aveva indotto la  Fed a tagliare i tassi 3 volte in autunno, il mercato non sconta nulla, e probabilmente la stance di wait and see dell’ultimo FOMC verrà prorogata. Al momento il  quadro è   così  incerto che anche per la  Fed avere una view risulta complesso. Ma a medio termine l’ingresso di Warsh dovrebbe garantire un tilt dovish, visto le  garanzie che Trump  avrà  preteso per nominarlo. Potremo divertirci forse a vedere la  differenza tra le aspettative di Trump di un collasso dei Fed Funds, e quanto Warsh riuscirà a realizzare, visto che la maggioranza del FOMC non deve uniformarsi necessariamente ai voleri del  Presidente. E Warsh, nel corso del  suo precedente mandato, ha mostrato opinioni simili a quelle di Powell . Infine, in quest’occasione forse il  Presidente uscente chiarirà  il  suo futuro, nel senso che ci informerà dell’intenzione o meno di restare fino alla fine del suo mandato. A