Pechino è un flop, l’azionario torna a occuparsi di petrolio e inflazione e tassi, e corregge.

Nuovi record  ieri  sera (giovedì) per Wall Street con S&P 500 (+0.88%) Nasdaq 100 (+0.73%) Russell 2000 (+0.67%),  Magnificent 7 (+0.49%) a mostrare performance non troppo dissimili. L’S&P 500 Equal Weight ha di nuovo un po’ sottoperformato, crescendo  solo  dello 0.37%. E’ interessante notare che l’omologo equal weight dell’S&P 500 aveva fatto meglio dell’originale capital  weight per i primi 4 mesi dell’anno,  superandolo a tratti di un 5%. Ma il  recente rally selvaggio del tech ha fatto si che l’S&P 500 lo abbia nuovamente superato.

D’altronde il  tech delle grosse  capitalizzazioni è  stato  irresistibile nell’ultimo mese e mezzo. Ma anche i semiconduttori ieri hanno sottoperformato,  con prese di beneficio robuste su alcuni nomi inflazionati e  sui produttori di memorie, e  l’indice Philadelphia Semiconductors in progresso  “solo” dello 0.46%,  pur con il  supporto della trimestrale di Cisco che ha fatto fare un +13% all’azione. I rendimenti sono saliti marginalmente, su spinta dei dati macro  degli  ultimi giorni (quelli sui prezzi in particolare) e del  sentiment positivo.

Con l’apertura asiatica però il mood ha subito un rapido deterioramento. Il  petrolio,  incurante dei blandi segnali di collaborazione tra USA  e Cina per la riapertura dello stretto,  ha aperto in rialzo e accumulato progressi. Non so bene cosa si aspettasse il mercato  da questo meeting.  Ma in effetti non sembra che la  situazione sia  materialmente cambiata (vedi sotto  la  genericità delle  dichiarazioni del  Ministero degli  Esteri cinese).
** TRUMP, XI REACHED ‘SERIES OF NEW CONSENSUSES’ – CHINESE FOREIGN MINISTRY
** CHINA’S FOREIGN MINISTRY: TWO HEADS OF STATE REACHED IMPORTANT CONSENSUS ON PROPERLY HANDLING MUTUAL CONCERNS AND AGREED TO STRENGTHEN COMMUNICATION AND COORDINATION ON INTERNATIONAL AND REGIONAL ISSUES
** CHINA FOREIGN MINISTRY, ON IRAN SITUATION: A COMPREHENSIVE AND LASTING CEASEFIRE SHOULD BE REACHED AS SOON AS POSSIBLE
** WE SHOULD REOPEN THE CHANNEL AS SOON AS POSSIBLE
Il  guadagno più cospicuo sembra averlo fatto Xi, con una serie di dichiarazioni conciliatorie di Trump sulla  questione Taiwan che è stata al centro del meeting: non ha ancora deciso se gli manderà all’isola indipendente armi, e ha detto che sconsiglierà loro di mirare all’indipendenza. In cambio di queste generiche concessioni non si capisce bene cosa abbia ottenuto il Presidente,  ne la  sua schiera di CEO, a fronte dei quali Xi non ha portato omologhi.

Sta di fatto che la delusione per l’outcome si è  vista anche sulle borse,  con il tech e i semiconduttori ancora in ritirata.
Su queste basi, le  piazze asiatiche hanno ceduto tutte. Malissimo Seul, -6% a causa delle robuste prese di beneficio sui suoi campioni del tech,  Hynix e Samsung. Pesante  anche Tokyo (-2%), affossata anche dall’esplosione dei rendimenti,  con il 10 anni al 2.7%  e  il  30 anni addirittura oltre il  4%, un livello mai visto nella storia quasi trentennale (prima emissione a settembre 99). Il catalyst odierno sono prezzi alla produzione giapponesi di aprile, il triplo delle attese quasi (con revisione al  rialzo  di marzo), con il dato anno su anno che sfiora il 5%.

Non proprio good news per la  Bank of Japan. E poi, il  Giappone è  colpito dalla crisi energetica  quanto l’EU se non di più.
Male  anche il  China Complex, con cali superiori al punto e mezzo per Hang Seng e HSCEI, e attorno all’1% per Shanghai e Shenzen. Cedimenti importanti anche per Jakarta (-2%) e Taiwan (-1.4%) mentre Vietnam, Australia e India hanno ceduto  solo 1 o 2 decimali.

L’apertura della seduta europea è avvenuta con questo medesimo sentiment: borse in significativo passivo, e tassi in robusta salita. Come i giorni scorsi, a fungere da driver per i rendimenti sono stati quelli UK, spinti ancora pesantemente al  rialzo dagli sviluppi politici, con il sindaco di Manchester Burnham che si prepara ad entrare in Parlamento e sfidare per la  premiership Starmer. Costui aveva detto l’anno scorso che “il paese non deve essere ostaggio dei bonds” e ha proposto la scorsa settimana che il budget della difesa venga escluso dalle norme fiscali. Le  implicazioni per il deficit di questi intenti sono ovvie, e così i rendimenti UK hanno staccato un altra raffica di record trascinandosi  dietro il resto.
*UK 10-YEAR YIELD CLIMBS 14BPS TO 5.14%, HIGHEST SINCE 2008
*UK 30-YEAR YIELD CLIMBS 20BPS TO 5.86%, HIGHEST SINCE 1998

In mattinata non erano previsti dati e quindi il mercato è  rimasto ad arrovellarsi,  sulla incessante salita del  petrolio, e cosa  questo potesse  significare in termini di avvenimenti per il week end (un nuovo attacco USA?) e la  conseguente lievitazione dei tassi, che ha aggiunto pressioni ad un mercato azionario già scosso. A guidare i cali un mix di settori ciclici e rate sensitive. Il  sentiment ha contagiato anche le  commodity, con metalli industriali e preziosi pesantissimi fin dalle prime battute.
Scarsamente rilevanti come market mover i dati macro USA oggi: L’empire è molto troppo volatile per focalizzarsi su un singolo report. Ma se non alto ha fatto  i massimi dall’aprile  2022.

Anche la  produzione industriale di aprile  ha sorpreso in positivo, cosa che rileva poco per  il  sentiment del momento ma aggiunge forza al  GDP  del  secondo trimestre  2026. Che tra l’altro viaggia parecchio alto sulle  stime,  come mostra il  modello della  Fed di Atlanta GDP Now che indica un 4% annualizzato, ed essendo aggiornato a ieri ancora non comprende i report odierni.
Naturalmente Wall Street aveva tutt’altro  per  la  testa oggi. Ovvero la  delusione per il flop del summit (non sono pochi i media che lo  dicono apertamente), il  rialzo del  petrolio (il gas alla pompa è sopra i 4  Dollari e mezzo al  gallone dal 4 di maggio), e le prese di beneficio su semis e tech. Infatti l’S&P ha accumulato perdite nei dintorni dell’1%,  quindi sempre in buona outperformance nei confronti dell’Europa che viaggiava verso  il -2%, ma con solo l’energy in progresso, e il tech a perdere in linea con l’indice generale, mentre i settori peggiori sono stati Industrials, Consumer Discretionary, Utilities e Materials. Il  Philadelphia semis perde il  2,8%
Ma a schiantarsi per bene sono stati i bonds, con rialzi dei rendimenti diffusi, e il  10 anni treasury a fare i massimi di rendimento da maggio 2025 (+10 bps al 4.59% al momento). Del  resto, oltre al  rialzo dell’oil e agli altri catalyst  globali (Giappone,  UK) una volta superato il  summit Trump Xi senza  sviluppi particolari e acquietatasi l’euforia  su tech, resta il  fatto che i recenti dati sui prezzi USA sono stati brutti,  con il CPI core di aprile sopra attese, il  PPI di aprile  il triplo  delle attese e gli import prices sopra attese. Warsh, confermato ieri dal Senato con la  maggioranza più  piccola della storia,  avrà il  suo daffare a  portare il FOMC verso l’easing, ammesso che ci provi. E infatti la  Fed  Funds Strip  sconta con oltre il  60% di probabilità  un rialzo entro dicembre 2026 (e uno intero entro il  FOMC di marzo). E, per la cronaca, la  curva EU è tornata a scontarne 3 completi.

Le piazze europee chiudono pesanti, con perdite generalmente superiori all’1.5% ( Dax -2%) e settorialmente con Real Estate, Industrials, Information Technology, Materials e Utilities tutti a cedere oltre  il  2% (gli ultimi 2 oltre il  3%). La  salita  continuata del  petrolio (e non dimentichiamo il gas europeo a +6%) e la  simpatia verso i tassi USA ha spinto i rendimenti europei a salite fino a 17 bps, con allargamento degli spread periferici. Il rendimento del Bund ha marcato i nuovi massimi dal 2011 a 3.17%.
In generale una seduta in cui oil, risk assets e bonds, più  che reagire ad un preciso catalyst negativo, che non c’è  stato, hanno accusato la delusione per l’assenza di uno positivo (da Pechino) e hanno dovuto fare i conti con un po’ di sviluppi negativi accumulatisi i giorni scorsi (i vari dati sui prezzi), per lo più ignorati. La reazione dell’azionario alla salita  dei tassi è quella  solita: li ignora per un po’, e  poi, quando l’azione si fa scomposta e/o viene violato qualche range e segnato qualche record, improvvisamente se ne ricorda.
C’è  da dire che il grafico di alcuni rendimenti non ha una faccia tanto bella.  Se quelli giapponesi sono ormai parabolici, quelli UK e tedeschi sembrano aver ripreso  il trend di rialzo dopo un consolidamento piuttosto lungo. Quello USA è  però ancora in range,  così come quello del BTP.

Chiaramente, una seria prosecuzione di questo movimento di rialzo dei tassi è un ostacolo per l’azionario.
Detto ciò, tornando al  discorso sulle analogie tra le  bolle fatto nel  pezzo  di ieri a proposito del periodo attuale contro il  quinquennio 1995-2000, come mostra questo  grafico di Bank of America che avevo pubblicato a dicembre, le  principali bolle  scoppiano per effetto di un inasprimento delle condizioni finanziarie.

Ma non lo fanno subito però. Passa sempre una manciata di trimestri tra l’inizio del  tightening e il picco. Quindi, se effettivamente quella che si sta gonfiando sull’AI è  una bolla,  come ritengo, anche se i tassi ora prendono a salire forte, il picco dovrebbe essere ancora distante oltre un anno. Infatti, tra  la  fine del 1998 e il primo trimestre del  2000 i tassi treasury a 10 anni salirono di 200 bps da area 4.70% a 6.70%. E quella era una bolla di immobiliare e di credito.
Vediamo cosa porta il  week end.