
Un altra seduta negativa ieri (martedì) a Wall Street, con l’S&P 500 in calo dello 0.79%. Il Nasdaq 100 un punto peggio (-1.77%) mostra chiaramente che il tema è stato ancora l’uscita dal tech. Non a caso il Philadelphia semiconductors ha ceduto il 4.65%, mentre l’S&P 500 equal weight ha ceduto solo lo 0.13% e le Magnificent 7 hanno più o meno chiuso in pari (-0.03%). In altre parole è stata un altra seduta di rotazione fuori dal semiconduttori e memorie e altri AI trade, verso altri settori e verso le Mag7, che non avevano minimamente partecipato al rally del tech del secondo trimestre, essendo percepite come coloro che stavano pagando gli elevatissimi margini su tutte le componenti dell’infrastruttura AI.
Ma ieri le prese di beneficio su AI infrastructure non sono state l’unico tema a causare il consolidamento. Vi sono stati degli incidenti nello stretto di Hormuz che hanno fatto salire il prezzo del petrolio di quasi un 5%, cosa che ha impresso ai rendimenti importanti spinte rialziste (il 10 anni treasury è salito di 8 bps al 4.55%).
E la cosa è degenerata stanotte, con le forze americane che hanno colpito oltre 80 obiettivi militari iraniani. Oltre a ciò il Tesoro USA ha cancellato la deroga che permetteva all’Iran di vendere il proprio petrolio. L’Iran ha dichiarato che questa è una violazione del memorandum, e reagito con attacchi alle basi USA in Kuwait e Bahrain.
Così stamattina in Asia il petrolio era in progresso di altri 2 o 3 punti, cosa che ha influenzato le quotazioni delle borse locali e dei futures europei e USA, e i rendimenti. A fine seduta, i segni “meno” sono importanti, pur con qualche eccezione. Ancora molto debole Seul, con un -5.35%, frenata, come Tokyo (-2%) dai semiconduttori. Con oggi il Kospi ha ceduto il 20% dai massimi, configurando un bear market tecnico, anche se resta in progresso del 72% da inizio anno. Pesante anche l’India (-2.1%) sensibile al petrolio, e l’Indonesia (-1.9%), mentre Shentzen e Shanghai hanno ceduto solo moderatamente. In modesto progresso Vietnam e, sorprendentemente, Taiwan, con il colosso dei Chip TSMC che ha schivato abbastanza le vendite oggi. E invece Hong Kong e HSCEI hanno mostrato una clamorosa controtendenza (+3% e +4%) trainate da un clamoroso rimbalzo del big tech (Hang Seng tech +5%). Il catalyst è venuto da una serie di revisioni al rialzo degli utili di Ali Baba (+13%) seguiti a colloqui degli analisti con l’azienda. Questa possibile sorpresa positiva (si parla di un +45% anno su anno per i ricavi del cloud computing) ha favorito una brusca rotazione dentro il titolo e gli altri nomi del big tech cinese come Baidù, Byd, Xiaomi, etc etc e alimentato un revival di queste borse assai depresse negli ultimi mesi (Hang Seng e HSCEI sono ancora significativamente negativi da inizio anno, del 5% e del 9% rispettivamente).
Sul fronte macro, in Asia abbiamo avuto il primo rialzo dei tassi da 3 anni da parte della Reserve Bank of New Zealand, che ha portato il tasso di sconto al 2.5% come da larghe attese.
Per il resto, in Cina stanno parlando di limitare l’accesso da parte degli esteri ai modelli di AI nazionali.
link Beijing is looking at curbing overseas access to China’s top AI models, sources say
L’apertura europea è stata ovviamente pesante, con il petrolio un 3% sopra i livelli predominanti alla chiusura di ieri. Gli indici sono partiti con passivi superiori all’1% e hanno poi accentuato i ribassi, accelerando vistosamente a metà mattinata, quando è cominciato il discordo di Trump al meeting NATO in Turchia. Il Presidente, oltre a tributare pesanti critiche agli alleati (che non aveva avvisato dell’attacco di stanotte, a quanto pare) ha dichiarato che secondo lui il “cessate il fuoco” è finito, che le trattative possono anche continuare ma sono inutili. Ha poi dichiarato l’intenzione di chiudere gli scambi con la Spagna, mentre è stato sorprendentemente supportivo con l’Ucraina, a cui ha concesso la licenza per produrre patriot.
*TRUMP REITERATES CRITICISM OF NATO ALLIES OVER IRAN STANCES
*TRUMP: SPAIN IS A WASTED CAUSE, DON’T WANT TO DO TRADE
*TRUMP: CUT OFF ALL TRADE WITH SPAIN, ALL VISITS
*TRUMP: IRAN CEASEFIRE IS OVER I THINK
*TRUMP: AS FAR AS I’M CONCERNED, WASTE OF TIME DEALING WITH IRAN
*TRUMP: I’LL LET OUR NEGOTIATORS KEEP TALKING IF THEY WANT
*TRUMP: THEY CAN TALK, BUT I THINK THEY’RE WASTING THEIR TIME
*TRUMP: I’M A BIG FAN OF PRESIDENT XI
Chiaramente questi sviluppi hanno portato ancora su il prezzo del petrolio e i cali dei principali indici hanno superato il 2%, con tutti i ciclici e rate sensitive (Financials, Industrials, Consumer Discretionary, Real Estate, Materials) a guidare il movimento, e il solo energy sector in progresso, mentre i rendimenti sono saliti ulteriormente. Tra le commodities ancora pesanti i metalli industriali, e anche i preziosi, un indicazione che il consolidamento di questi ultimi non è finito, se continuano ad avere elevata correlazione con i risk asset, mentre ignorano le tensioni geopolitiche, che dovrebbero supportarli.
Oggi l’agenda macro era scarica sia in Europa che in US, cosa che ha lasciato i mercati completamente in balia del newsflow. Poco prima dell’apertura di Wall Street Trump ha dichiarato che stanotte probabilmente ci sarà un nuovo attacco e potrebbero tornare a imporre il blocco dello stretto. Più tardi la TV iraniana ha riportato che se l’attacco avverrà, loro reagiranno con veemenza doppia e torneranno a bloccare lo stretto a loro volta.
TRUMP ON IRAN: WILL PROBABLY HIT THEM AGAIN TONIGHT
*TRUMP SAYS US MAY REIMPOSE HORMUZ BLOCKADE ONLY FOR IRAN
*IRAN THREATENS TO CLOSE STRAIT OF HORMUZ IF STRUCK: PRESS TV
Così l’azionario ha tentato un recupero per poi tornare a cedere in maniera importante di fronte alle minacce iraniane. Le chiusure europee riflettono questo stato di cose, con passivi importanti, e Ibex e Dax oltre il -2%, il primo per le dirette minacce di Trump, seguite da indiscrezioni che il dipartimento del commercio sta esaminando i beni da bloccare, e il secondo affossato da ciclici e real estate. Del resto, i rendimenti europei mostrano salite a doppia cifra su tutti gli emittenti e le scadenze ad eccezione di Svizzera e long end. E il petrolio sale del 5-6% dopo aver toccato progressi superiori al 7%. Alla luce di queste variazioni, si può dire che l’azionario Eurozone si dimostra perfino resiliente
Dopo la chiusura europea Wall Street ha tentato un nuovo recupero, e ha più che dimezzato le perdite, con il Nasdaq che è andato quasi in pari, mentre le Small Cap, più sensibili a tassi e oil, sottoperformano.
Che dire? Avevamo passato un week end senza scontri, ed invece la crisi torna ad aggravarsi in settimana, con un evidente rischio di ritornare alla situazione pre memorandum. Sapevamo che poteva succedere. Trump però ci ha abituato a rapidi capovolgimenti di fronte, e non è improbabile, a mio modo di vedere, che la situazione torni a calmarsi nel giro di uno o 2 giorni. Questo perchè, come osservato più volte, una situazione di guerra non conviene a nessuna delle 2 parti. L’Iran ha bisogno di pace per rinsaldare il regime e ricostruire, e aveva ottenuto buone concessioni dagli USA tutto sommato, che perderebbe se il Memorandum venisse stracciato. E inoltre, più a lungo blocca lo stretto, più la sua rilevanza calerà come luogo di transito. Già sta succedendo.
Trump ha ormai pochi mesi per far dimenticare agli americani il flop di Epic Fury prima delle Midterm, e ha tutto l’interesse a far calare il prezzo dell’oil, cosa che non otterrà in particolare se alimenta un escalation del conflitto. Il Congresso poi potrebbe accentuare gli sforzi per sfilargli il potere militare e togliergli i fondi. Infine, dovrebbe aver capito che non otterrà risultati diversi con un altro mese di attacchi, da quelli che ha ottenuto tra marzo e giugno. Per questo motivo, mi aspetterei che in tempi non troppo lunghi la fragile tregua firmata il 17 giugno con il MOU si ripristini, e che le minacce alla Spagna facciano la fine di quelle relative ai dazi del 200% allo Champagne, o dei dazi del 10% su tutte le merci europee.
Vedremo.

