
Consolidamento, ieri (mercoledì), a Wall Street, con una perdita marginale per l’S&P 500, -0.17%. La forza di materials e healthcare è stata più che bilanciata dalla debolezza di energy e tech. Infatti il Nasdaq 100 ha perso lo 0.83% e il Philadelphia Semiconductors l’1.4%. Le Magnificent 7 hanno ceduto lo 0.64%. Come illustrato ieri, la cattiva accoglienza delle trimestrali di AMD (-7%) e SpaceX (-13%). I rendimenti sono rimasti abbastanza stabili.
Le prese di beneficio su tech si sono però trasferite in Asia, e infatti Seul ha ceduto oltre il 4%, il Nikkei quasi l’1% e Taiwan lo 0.5%. Male anche Hang Seng e HSCEI, con oltre un punto di calo, penalizzati dal tech, mentre Shanghai e Australia hanno prodotto performance moderatamente positive (+0.5%). Poco variate Shenzhen, Indonesia e India, e in moderato calo Vietnam.
Tra le poche notizie interessanti, quella che Deepseek, il primo LLM cinese open source, la cui uscita causò una bella fase correttiva a inizio 2025, per paura di concorrenza ai modelli chiusi made in USA, ha in programma di attuare un significativo aumento dei prezzi per tutti i suoi servizi di intelligenza artificiale: l’azienda cinese ha definito gli aumenti “sostanziali” e ha invitato gli utenti a pianificare di conseguenza. Questo sviluppo sembra andare ad attenuare i timori di concorrenza selvaggia, e nello stesso tempo lascia intendere un aumento della profittabilità per le aziende coinvolte, qualora qualche concorrente decidesse di seguire Deepseek.
*DEEPSEEK: PLANS TO RAISE OVERALL PRICING FOR API SERVICES
La seduta europea è iniziata però con un buon tono. I principali indici hanno accumulato un po’ di progressi, trainati da alcune single stories (Deutsche Telekom) e da una ripresa del tech. I rendimenti hanno mostrato una lieve tendenza al rialzo.
Sul fronte macro, chapeau ai factory orders tedeschi di giugno, meno alle retail sales Eurozone per lo stesso mese, a indicare un’economia in cui al momento il tessuto produttivo sta meglio dei consumatori (grazie all’AI). Brutta però la produzione industriale italiana.

In mattinata è successo davvero poco su cui parlare, e così il quadro sui mercati si è stabilizzato sui livelli del primo mattino. In tarda mattinata hanno iniziato a essere pubblicati dati macro USA.

Il Challenger Job Cuts è interessante. A luglio ha segnalato 33.400 licenziamenti, il 46% in meno rispetto a luglio 2025, e il 33% in meno rispetto a giugno. Di questi, l’AI ne ha causati quasi 11.000 ed è quindi la principale causa di licenziamento. Ma il report ha segnalato oltre 16.000 planned hires, in crescita del 47% da giugno e il miglior luglio dal 2022. La nota di Challenger ha riportato che “l’assunzione di personale è aumentata del 25% rispetto all’anno scorso, quindi anche se l’IA sta modificando il mercato del lavoro, non lo sta smantellando”. Ha aggiunto poi che i datori di lavoro stanno assumendo di più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il che va controcorrente rispetto alla tendenza che abbiamo osservato dal 2020. “La domanda si concentra nei settori aerospaziale, energetico e manifatturiero, lavori che si svolgono in fabbrica piuttosto che davanti a uno schermo”.
La produttività del secondo trimestre del 2026 ha accelerato più delle attese e i costi per unità di prodotto sono calati. Un altro segnale dell’impatto dell’AI, a mio parere. Buoni anche i dati sui sussidi di disoccupazione, che nella settimana restano sotto quota 200.000.
Wall Street ha aperto in negativo, ha provato a recuperare ma non ha mai dato l’impressione di riuscire a farlo con convinzione. Anche perché il petrolio, nel pomeriggio, a fronte dell’arrestarsi delle dichiarazioni costruttive dal Medio Oriente, ha preso a salire, portandosi dietro i tassi USA. In corrispondenza della chiusura europea poi, la Fars News Agency, agenzia media semi-ufficiale iraniana, ha pubblicato i dettagli dell’accordo tra Oman e Iran sullo stretto di Hormuz, e appare che le navi israeliane e USA non abbiano diritto a passarvi, un dettaglio che non piacerà molto alla Casa Bianca, anche se né gli USA né Israele hanno necessità di passarvi. A loro, però, non piace proprio l’idea dell’accordo.
*IRAN’S FARS RELEASES DETAILS OF IRAN-OMAN DEAL ON HORMUZ ST
*IRAN-OMAN DEAL ON STRAIT OF HORMUZ UNDER REVIEW IN PARLIAMENT
*NATIONS CAUSED DAMAGE TO IRAN WON’T BE GRANTED HORMUZ PERMIT
*US, ISRAEL VESSELS HORMUZ PASSAGE PROHIBITED UNDER DEAL: FARS
D’altronde – a mio parere – l’Iran ha ormai da tempo capito che Trump è in estrema difficoltà. Non può permettersi escalation, perché mancano 3 mesi alle Midterm e in questo lasso di tempo deve far dimenticare all’elettorato quest’operazione disastrosa. E quindi cerca di guadagnare più spazio possibile.
Così il petrolio ha accentuato i guadagni e le piazze europee hanno dovuto rinunciare a un po’ di progressi, chiudendo con guadagni moderati o marginali. Anche i rialzi dei rendimenti si sono accentuati fino a diventare di 3 o 4 bps. L’€ ha ceduto un po’ di terreno e tra le commodity, tolto il petrolio a +4%, per il resto abbiamo avuto moderate prese di beneficio. In generale i movimenti però sono modesti, tipici di sedute estive prive di spunti come quella odierna.
Jay Kaeppel di Sentimentrader ha osservato che, nonostante i nuovi massimi del mercato e indubbie fasi di sovreccitazione ed estensione in alcuni settori/titoli, in generale i modelli che misurano il sentiment degli operatori non sono euforici, e nemmeno particolarmente ottimisti. Jay osserva che di solito i top avvengono quando il sentiment si fa euforico, ed è dal 2022 che non abbiamo questo tipo di situazione. “Where’s the Bulls?” si chiede Jay.


