
Una chiusura marginalmente negativa per Wall Street venerdì sera, in una settimana tipicamente “agostana”: l’S&P 500 ha ceduto lo 0,17% nell’ultima seduta e ha guadagnato lo 0,36% sulla settimana. Il Nasdaq 100 ha totalizzato rispettivamente -0,13% e +1,09%, mentre le Magnificent 7 hanno sottoperformato, con un -0,22% e -0,97%. Il Russell 2000 ha guadagnato lo 0,51% venerdì e l’1,12% sulla settimana. I rendimenti sono saliti di 5 bps sul Treasury a 10 anni venerdì, al 4,69%, e di 7 bps sul Bund, al 3,20%. In entrambi i casi il rialzo dei rendimenti dell’ultima seduta corrisponde a quello dell’intera settimana. Il principale motivo dietro le pressioni rialziste sui tassi continua a essere la situazione in Medio Oriente, con ricadute sul petrolio, che comunque in settimana è risultato volatile ma ha terminato non lontano dai livelli di esordio. Ovviamente, temi di medio periodo come gli elevati deficit fiscali (in particolare negli USA) e l’impatto sui mercati del finanziamento degli enormi investimenti in AI contribuiscono ad alimentare il trend.
Tornando a Hormuz, le speranze di una riapertura sono evaporate per l’ennesima volta, e anzi la situazione è tornata a radicalizzarsi: l’Iran accusa apertamente la controparte USA di inaffidabilità, si attrezza per conservare a lungo il controllo dello Stretto e si prepara a uno scontro prolungato, mentre la Casa Bianca studia nuove misure per assediare l’economia iraniana e causarle ulteriore danno, nella speranza di ottenere un cedimento.
Cominciano ormai a circolare sui media ipotesi secondo cui Trump proseguirà con la tattica attendista fino alle Midterm, per poi riprendere l’offensiva con forza.
Il comportamento del petrolio a fronte di queste evoluzioni sembra indicare che il mercato sta ormai scontando questa situazione di guerra di logoramento, senza ipotesi di riapertura dello Stretto — aiutato in questo dalle circostanze illustrate nel pezzo di giovedì, ovvero scorte ancora ben dimensionate, aumento della produzione USA, flussi non ufficiali nello Stretto e deviazione dei flussi su altre rotte. Chiaramente un’escalation potrebbe peggiorare la situazione, ma lo status quo sembra ormai scontato dal mercato.
Venerdì sono state pubblicate le retail sales USA di luglio, che hanno deluso clamorosamente le attese.

Entrando nel dettaglio, però, si scopre che l’ampio “miss” è in gran parte giustificato dal brusco calo delle vendite online, causato dal diverso posizionamento dell’”Amazon Prime Day”, che normalmente si tiene a luglio ma quest’anno è stato anticipato a giugno. Anche le vendite d’auto hanno pesato molto sul dato, dopo un maggio e un giugno molto forti. È comunque vero che tutte le categorie sono calate, tranne ristorazione e materiali da costruzione, per cui anche correggendo per le distorsioni il dato resta debole. Il mercato, però, non se n’è fatto impressionare, come mostrano i vistosi rialzi dei rendimenti.
La seduta asiatica di stanotte ha avuto un buon tono in aggregato. Sugli scudi il China Complex, con tutti gli indici (“A” e “H” shares) abbondantemente oltre l’1% di progresso, trainati dal tech. Quest’ultimo ha impattato positivamente anche su Seul (+2,4%) e sul Nikkei (+0,7%), mentre Taiwan è rimasta al palo. Tra gli altri indici, bene Jakarta (+1,6%), mentre sono scesi marginalmente o moderatamente Vietnam, Australia e India.
Sul fronte macro, tenevano banco i dati di Giappone e Cina, entrambi mediocri.
In Giappone l’inflazione si è mangiata parte della crescita, come si nota dal dato nominale in linea ma da quello reale molto più basso delle attese. I consumi hanno deluso, così come gli investimenti fissi, mentre il canale estero ha dato un contributo più alto delle attese — ma lo stesso hanno fatto le scorte, il che pesa un po’ sul GDP del trimestre in corso.
Anche i dati macro cinesi di luglio sono stati un mezzo disastro, con retail sales e produzione industriale deboli e sotto attese, così come gli investimenti e i prezzi delle case, mentre la disoccupazione è salita. Praticamente, fuori dal settore tech, tutto il resto dell’economia cinese sta soffrendo. Naturalmente sono partiti subito gli annunci di stimolo fiscale a supporto, e anche il premier cinese Li Qiang ha esortato le autorità a intervenire. Questo presumibilmente ha prodotto la reazione positiva dei mercati azionari.
*CHINA TO STEP UP SUPPORT FOR PRIVATE INVESTMENT PROJECTS
*CHINA TO ACCELERATE IMPLEMENTING NEW POLICY FINANCING TOOLS
*CHINA’S LI QIANG CHAIRS STATE COUNCIL PLENARY MEETING: CCTV
*CHINA PREMIER URGES MEETING ANNUAL ECONOMIC TARGETS: CCTV
*CHINA’S LI SAYS SOME INDUSTRIES FACE RISING DIFFICULTIES: CCTV
*LI QIANG URGES TIMELY INTRODUCTION OF INCREMENTAL POLICIES: CCTV
*CHINA’S LI URGES SPEEDING UP USE OF POLICY FUNDS: CCTV
L’azionario europeo è partito per l’ennesima volta con un tono costruttivo, ha toccato i massimi verso metà seduta, per poi perdere momentum nel pomeriggio e chiudere con un passivo moderato. Questa price action ormai caratterizza l’indice Eurostoxx 50 da 7 sedute, come mostra il grafico sotto: a volte lo storno cancella il grosso dei guadagni, a volte li cancella tutti portando a una chiusura negativa.

Si tratta senza dubbio di una price action irritante, che sembra indicare un’incapacità dell’indice europeo di sostenere i rialzi. Ma esiste anche un famoso adagio che recita “never sell a dull market”. In giornata non c’erano dati macro degni di nota, se si eccettua negli USA un report non troppo significativo di per sé, a mio parere — l’NY Empire Manufacturing di agosto — che ha sorpreso chiaramente in positivo (20,6 dal precedente 15,6 contro attese per 10). L’indice mostra in effetti una volatilità enorme, ma il grafico evidenzia anche il recente miglioramento del manifatturiero USA che ha caratterizzato il 2026, visibile attraverso la media mobile a 6 mesi (linea rossa tratteggiata).

Questo report depone a favore di un ISM manufacturing robusto a fine agosto. Vedremo cosa diranno le altre survey regionali.
In mattinata gli indici sono stati trainati al rialzo dal tech, come in Asia, e dai farmaceutici. Ma a metà giornata il newsflow macro si è bruscamente risvegliato. Tra l’altro oggi è il giorno in cui scadeva il cessate il fuoco stabilito il 17 giugno, per quanto questo fosse già stato ampiamente disatteso dalle parti.
Dopo che l’Iran aveva fatto sapere che un accordo con l’Oman per una spartizione dello Stretto si stava avvicinando, Trump ha dichiarato a Fox News che se l’Oman dovesse ostacolare gli USA nella loro politica di recupero dello Stretto, verrebbe bombardato. In risposta, un funzionario iraniano ha dichiarato che la politica iraniana sta passando da un approccio difensivo a uno “totalmente offensivo”. A Teheran non credono più che le trattative possano condurre a una pace duratura, e concedono ancora alcune settimane agli USA per adeguare la loro condotta al memorandum d’intesa, mentre si preparano ad aumentare la belligeranza.
*TRUMP THREATENS TO BOMB OMAN IF IT GETS IN WAY OF US: FOX NEWS
*SENIOR IRANIAN OFFICIAL TO REUTERS: IRAN HAS DECIDED TO SHIFT ITS POLICY FROM DEFENSIVE TO A ‘FULLY OFFENSIVE’ ONE
*PRESSURING U.S. OR RELYING ON MEDIATORS TO REACH A LASTING PEACE IS NOT REALISTIC – SENIOR IRANIAN OFFICIAL TO REUTERS
*IRAN HAS SET A DEADLINE OF A FEW WEEKS FOR FULL IMPLEMENTATION OF MOU BY U.S. – SENIOR IRANIAN OFFICIAL
*ALL IRANIAN ENTITIES WILL BE PREPARED TO ESCALATE TENSIONS IN HORMUZ STRAIT AND THE REGION IF DIPLOMACY FAILS – SENIOR IRANIAN OFFICIAL
*IRAN WILL NOT WAIT FOR U.S. TO CONTINUE THE NAVAL BLOCKADE INDEFINITELY – SENIOR IRANIAN OFFICIAL
*IRAN-OMAN HORMUZ DEAL NEARS COMPLETION
IRGC DENIES TRUMP’S BACKCHANNEL CLAIM
Queste notizie hanno offerto un moderato supporto al petrolio e, a catena, hanno impattato sui rendimenti, saliti di poco ma quanto basta per far segnare una serie di record.
*GERMANY’S 10-YEAR GOVERNMENT BOND YIELDS HIT HIGHEST SINCE MAY 2011 AT 3.2138%, UP 1.5 BPS
*FRANCE’S 10-YEAR GOVERNMENT BOND YIELD HITS HIGHEST SINCE JUNE 2009 AT 4.0516%, UP ONE BP
*US 30-YEAR TREASURY YIELDS REACH 5.29%, HIGHEST SINCE 2007
Wall Street era partita in marginale calo, e queste notizie non le hanno certo dato l’ispirazione per invertire la rotta. La distribuzione settoriale vede l’energy guidare insieme a industrials e ad alcune parti dell’IT (semiconduttori e memorie), mentre i consumer discretionary hanno sofferto, ancora penalizzati dai dati del giorno precedente. Anche le piazze europee hanno perso momentum nel pomeriggio, come illustrato sopra, chiudendo marginalmente o moderatamente negative (Milano in pari, Madrid più penalizzata delle altre). I rendimenti salgono di poco, da 1 a 3 bps, ma quanto basta per far segnare i record citati — e comunque venivamo dai cospicui rialzi di venerdì. Sul fronte valutario, il dollaro resta marginalmente debole; tra le commodity, il petrolio guadagna circa il 2%, ma anche metalli industriali e preziosi figurano piuttosto bene.
La settimana propone come dati ed eventi i PMI flash manifatturieri e dei servizi globali di agosto, ma bisognerà attendere fino a venerdì. Avremo poi le minute FOMC mercoledì sera, interessanti per capire qualcosa di più dopo l’ermetica conferenza stampa di Warsh che ha confuso il mercato. Infine, giovedì avremo i sussidi di disoccupazione settimanali.

