Corregge il “trade AI”, parte la rotazione settoriale a Wall Street.

Si è chiusa a Wall  Street la  serie positiva, a 9 sedute. L’S&P 500 ieri (mercoledì) ha ceduto lo 0.74%, appesantito da ciclici, finanziari e IT. L’impressione è che nella giornata in cui certo tech ha avuto un comportamento più “normale” (il Philadelphia Semiconductor ha preso “solo” l’ 1, 4%), alla  fine il petrolio, che saliva da 3 giorni, e i rendimenti,  che sono rimbalzati anche grazie a buoni dati macro,  sono riusciti a causare un po’ di consolidamento.
In effetti, tra petrolio e dati rendimenti sono saliti bene ieri,  con il  10 anni treasury +5 bps a 4.50%, e la Fed Funds Strip che è tornata a indicare un 80% di probabilità  di un rialzo dei Fed Funds entro dicembre. E questo nonostante l’entrata di Warsh come Presidente. Il  quale,  nei desiderata di Trump,  dovrebbe tagliare i tassi. Ma, a giudicare dalla recente retorica dei membri, Warsh potrebbe fare fatica a tirarsi dietro  il  FOMC, sempre che tagliare resti sua intenzione.
*FED’S LOGAN SAYS HIGHER RATES COULD BE NEEDED LATER THIS YEAR
*WILLIAMS: DON’T SEE THE NEED TO RAISE OR LOWER RATES RIGHT NOW
*FED’S WILLIAMS SAYS GROWTH STILL SOLID, EMPLOYMENT STABLE
*HAMMACK: INFLATION MIGHT NEED HELP FROM POLICY TO REACH 2%
*HAMMACK: MORE CONCERNED BY RISK OF PERSISTENTLY HIGH INFLATION

Dopo la chiusura, la trimestrale di Broadcom  e in minor misura quella di Crowdstrike sono andate a pesare ulteriormente sul sentiment.  La  loro colpa  sarebbe di aver battuto di poco le  stime  di EPS, e, in un caso, aver  deluso quelle  di revenues, e  questo, dopo una salita esplosiva dei rispettivi titoli,  non viene perdonato. Così  oggi l’intera  brigata dei semis e affini è in difficoltà.
E infatti il clima in Asia è stato correttivo,  con solo Vietnam, e marginalmente India, in grado di mostrare progressi. Male le  piazze più coinvolte nel trade AI,  come Tokyo (-1.3%, Softbank -11%), Seul (-1.8%),  Taiwan (-1.7%) ,  male  anche il  China Complex, più Hong Kong e le “H” shares che le “A” shares, parecchio male anche Sydney e Jakarta. In Giappone lo Yen resta incollato alla soglia di attenzione di 160 vs Dollaro, e i rendimenti hanno ripreso a salire un po’. Le  dichiarazioni del Governatore Bank of Japan Ueda sulla possibilità di un rialzo non hanno granchè arginato la cosa. Per ora però la  quota di intervento di 160 vs Dollaro fa da argine.
*UEDA: TO KEEP RAISING RATE IN RESPONSE TO ECONOMY, INFLATION
*UEDA: NEED TO DISCUSS RATE HIKE IF UPSIDE RISKS ARE RISING
*BOJ’S UEDA: TO CONTINUE TO RAISE RATE AT APPROPRIATE PACE
*BOJ’S UEDA: POLICY RATE NOT IN NEUTRAL RANGE, UNLIKE US, EUROPE

La  seduta europea è cominciata con un tono più  costruttivo rispetto a ieri, grazie a un newsflow più positivo dal  Medio Oriente. Apparentemente si va verso un nuovo cessate il fuoco tra Libano e Israele, e vi sono discussioni sullo scongelamento dei fondi iraniani. Ieri poi c’è stata un azione dimostrativa al  Congresso,  con la  House of Representatives che ha votato un progetto  di legge per imporre la  fine delle ostilità verso l’iran a Trump,  vincendo 219 a 208 voti grazie a 4 Repubblicani che hanno votato coi Democratici. E’  solo  dimostrativo, perchè il bill  dovrebbe essere votato anche dal  Senato, e comunque Trump può opporre il  veto. Ma comunque è un segnale della scarsa popolarità dell’operazione Epic Fury in US e al Congresso.
Il  petrolio per la prima volta da 3 giorni ha aperto in calo, per poi accelerare al  ribasso in tarda mattinata con la comparsa delle prime conferme.
*ISRAEL TROOPS WITHDREW FROM SOUTH LEBANON TOWN: AL JADEED TV

Il  tono è rimasto positivo ma nervoso in mattinata, con gli indici a passare più  volte in passivo per brevi periodi,  zavorrati da IT e energy.
Nel pomeriggio il tono dei dati in US si è fatto meno positivo di ieri, ma comunque, aspettative a parte,  resa buono.

Il  Challenger Job Cuts di maggio ha mostrato il terzo incremento consecutivo,  ma resta su valori in media inferiori all’anno scorso.

La survey ha indicato,  come prima  causa di  licenziamento, l’effetto  sostituzione con l’AI, quasi un 40% del  totale.  Un’  accelerazione, visto che da inizio anno l’AI è  sempre la  prima causa di licenziamento,  ma con poco più  del  20% del  totale.

In ogni caso se l’AI è la principale causa di un ammontare di licenziamenti comunque non particolarmente elevato,  vuole dire che l’economia va abbastanza bene, e infatti per il momento direi che il  sistema  assorbe questi tagli,  visto che  altre serie mostrano un mercato del  lavoro sufficientemente stabile.
Restando in argomento, i sussidi di disoccupazione settimanali sono usciti superiori alle  attese,  ma restano su livelli storicamente coerenti con un mercato del  lavoro solido. Nel grafico sotto a cura di Goldman Sachs si nota il calo progressivo del  monte percettori.

Infine la Nonfarm Productivity è stata rivista al ribasso di 0,1% a +0,3% nel primo trimestre 2026,  mentre il costo del lavoro  per unità di prodotto è  stato rivisto di  di 0,5 a +1,8%. A guardare la challenger direi che la produttività  sta aumentando di più.
Wall Street è  partita in negativo, frenata dal tech e in particolare da semiconduttori e memorie,  dove le prese di benefizio sono oggi aggressive, post Broadcom etc. Successivamente l’S&P 500 si è  riportato marginalmente in positivo, trainato da DOW Jones industrial e Small Caps, e settorialmente parlando,  da Health Care, Financials, Communication Services, Real Estate, Industrials,  mentre il tech è praticamente l’unico settore negativo,  come mostra anche il Nasdaq in sensibile  calo. In generale,  una bella rotazione settoriale quella  di oggi. Ovviamente la  correzione del  2-3% del  petrolio aiuta i ciclici. E anche i bonds, che vedono i rendimenti calare.
Nel pomeriggio stranamente non abbiamo avuto aggiornamenti particolari dall’Iran,  rispetto alle news del  mattino. Così le  piazze continentali chiudono con moderati progressi, con Health Care, Consumer Discretionary e Financials a trainare,  ed energy in calo in linea con il petrolio. Alla  fine però  i rendimenti correggono poco dei rialzi di ieri, uno o 2 bps. D’altronde, manca una settimana scarsa al meeting ECB in cui ormai è chiaro che alzeranno i tassi. L’€ recupera qualcosa ma alla  fine è sempre li dalle parti di 1.16, compresso anche dalla forza dell’economia USA. E tra le  commodities cala  l’oil ma salgono il gas, e i metalli preziosi e industriali.
Tecnicamente l’Eurostoxx 50  sta consolidando poco sotto la  resistenza costituita dal massimo di fine febbraio. Un superamento di quota 6200 chiuderebbe la  fase correttiva, durata ormai 3 mesi, causata dalla guerra USA Iran. Una prosecuzione della fase correttiva dell’S&P  500 probabilmente avrebbe l’effetto  di rinviare il test. Ma se la  cosa  si  risolve in una rotazione settoriale  come quella odierna, oppure addirittura riparte il rialzo,  sembra di poter contare con buone possibilità  su un tentativo di breakout dell’azionario anche in Europa,  dopo  quello di metà aprile negli USA.

A 3 ore dalla chiusura l’S&P  500 ha incrementato marginalmente i progressi.  Tra poco più di 24 ore sapremo se farà  il record  di settimane positive consecutive dal 1985, inanellando la  decima,  oppure ci fermeremo anche li a 9. Domani abbiamo anche il labour market report di maggio a fare da catalyst positivo o negativo.