Fine trimestre e nervosismo su tech alimentano consolidamento sui risk assets

Chiusura pesante,  ieri sera (martedì) a Wall Street,  con l’S&P 500 in calo dell’1.44% e il Nasdaq 100 del 3.29%,  il che, insieme al -7.87% del Philadelphia Semiconductors, ci dice da dove è arrivata la debolezza. In effetti l’S&P 500 equal weight ha ceduto lo 0.37%,  oltre un punto in meno dell’omologo capital weighted. Non solo:  in una giornata da -1.4% per  l’indice, sono saliti più  titoli dell’S&P 500 di quanti ne sono scesi,  ovvero 285 azioni.
Una seduta di forte rotazione quindi, con i principali produttori di memorie in calo di oltre il  10% anche in US.
Dopo la chiusura ha riportato Fedex . Lo spedizioniere ha battuto  le  stime di EPS e sales e alzato la guidance,  ma il mercato lo ha lo stesso punita. Vedremo nel  giro di ore come reagirà a numeri e guidance del  produttore di memorie Micron Technologies. Al momento la  salita delle memorie sembra rallentare un po’ anche se le  DDR5 di nuova generazione in realtà continuano ad apprezzarsi.

Ieri sera poi il  Senato USA ha votato il  provvedimento che vieta a Trump di muovere guerra all’Iran senza che l’operazione sia specificamente approvata dal  Congresso.  Si tratta di un segnale  abbastanza forte. Il  progetto  era stato approvato dalla  House, ma  Trump può opporre il  veto presidenziale al Bill.
link US Senate Votes to End Iran War in Rebuke to Trump

La seduta asiatica stanotte ha avuto un andamento contrastato. Abbiamo visto progressi marginali per il China Complex, trainati dal tech, e progressi moderati per Vietnam,  India e Australia. La  Corea è rimbalzata del  3.5%, ma ieri aveva ceduto  il  10%. In negativo Tokyo, Taiwan e Indonesia.
Sul  fronte macro,  pochi report,  ma  indicativi.

I prezzi alla produzione giapponesi di maggio sono usciti in linea con le attese,  ma quelli di aprile hanno visto una bella revisione al rialzo. Non a caso il  Governatore della  BOJ Ueda continua a dare segnali di rialzi in arrivo, e la sintesi delle  opinioni del meeting Banca Centrale giapponese ha segnalato che i membri sono concordi nella necessità di alzare ancora i tassi.
*BOJ’S UEDA: TO KEEP HIKING RATE IN RESPONSE TO ECONOMY, PRICES
*BOJ’S UEDA: SEES RISK FOR PRICE TREND TO GO ABOVE 2% TARGET
In Australia per  contro il CPI di maggio è uscito sotto attese, anche se la versione trimmed invece a sorpreso in positivo.
Nella Corea del Sud l’esplosione della domanda AI sta facendo accelerare ora anche i consumi. I dipendenti strappano premi e aumenti, e la  borsa è raddoppiata….

La seduta europea per contro è  partita con un tono opaco, e gli indici deboli.  La coda della debolezza del tech di ieri ha avuto un impatto. E poi il settore  difesa è risultato parecchio venduto,  in parte a causa dell’indiscrezione secondo la  quale la Germania ha accantonato l’acquisto di sei navi da guerra antisommergibile F126 da Rheinmetall  (-18%) e prevede invece di acquistare otto fregate Meko-200 da TKMS (+16%) un azienda un decimo della prima come capitalizzazione. Il settore difesa è un po’ che cala, svanito l’entusiasmo per  l’aumento della spesa pubblica per  armarsi. Il fatto è che l’aumento degli ordini è sempre più  lento delle attese e poi la guerra è cambiata, ora è più tecnologica e meno condotta con tank  e altri mezzi pesanti. A mio parere la  price action delle aziende della  difesa europea è un buon esempio di quello che vedremo sulle memorie in tempi non molto  distanti: un lungo consolidamento sui massimi, seguito da un progressivo calo (nel grafico, a puro titolo esemplificativo, l’azione Rheinmetall negli ultimi 3 anni).

Sta di fatto che la  mattinata ha visto  azionario europeo cedente, rendimenti in calo, anche perchè il petrolio è stato debole fin dalle prime battute, e comparto commodities in generale piuttosto debole. Sui cambi poco movimento,  ma Dollaro che è  restato supportato.
Sul  fronte macro, l ‘IFO tedesco ha parzialmente smentito il PMI flash tedesco di ieri,  uscendo in miglioramento, e sopra  attese come indice generale e componente coincidente, mentre è migliorato,  ma meno delle attese,  nella componente expectations. Queste survey sono state  raccolte in gran parte prima  della  firma del MOU tra Iran e USA, e quindi,  nonostante queste dovrebbero essere dominate dai numeri,  come ordini,  produzione,  assunzioni etc, ciò ha forse depresso gli outlook e influenzato i report. Vedremo in sede di revisione tra una settimana se il PMI tedesco verrà  rivisto al rialzo.

In US oggi erano di scena solo le  new home sales di maggio,  che hanno deluso  clamorosamente.
Evidentemente il  rialzo dei rendimenti e l’incertezza hanno impattato sulle transazioni. Uno sguardo alla scorta di case nuove in vendita in termini di mesi per consumarla a questo  ritmo lascia intendere un quadro abbastanza difficile per i builders.
Il bello è che oggi il settore dei homebuilders USA vola,  con l’ETF dedicato che guadagna il 6%. Tra i motivi il fatto che KB Home mostra un balzo a 2 cifre dopo aver comunicato nella trimestrale  margini inatteso aumento.  In secondo luogo, il Congresso ha passato un progetto  di legge che vuole tagliare i costi e agevolare il settore, anche se poi Trump  si è  rifiutato  di firmarlo finchè il Congresso non passa il  Save America Act, che prevede restrizioni per votare in US ed  è stato affossato dal  filibuster al  Senato. Ma dovrebbe essere un atteggiamento simbolico  o almeno così crede il mercato.

Wall Street è  partita in progresso  ed ha accumulato un po’ di guadagni grazie anche all’ulteriore calo del petrolio, favorito dalle  dichiarazioni di Trump su social.
*TRUMP: IRAN HAS INFORMED U.S. THERE ARE NO TOLLS IN HORMUZ
*TRUMP: WILL BE RELEASING SOME OF THEIR MONEY
*TRUMP TO FOX: INSPECTORS TO BE ALLOWED WHERE IRAN’S URANIUM IS

L’Europa ha approfittato per recuperare un po’, ma, alla  luce dei motivi che la  avevano spinta al  ribasso, gli indici generali non sono riusciti a invertire totalmente la  rotta.  Solo Londra e Parigi hanno progredito.  Aiutati dal  calo dell’oil, i rendimenti hanno proseguito la discesa, col Bund (vedi grafico) che è tornato ai minimi da inizio marzo.

Questa divergenza  con i tassi USA,  che oggi calano, ma sono stati supportati ancora dall’effetto  FOMC, continua a esercitare pressioni sulla Divisa unica,  che sta marcando i minimi da maggio 2025.
Un altra  vittima del repricing in particolare delle attese di politica monetaria in US sono i metalli preziosi. Oggi l’oro sta scambiando insistentemente sotto  quota 4.000$,  per  la prima  volta da novembre 2025. Come osservato a inizio giugno il grafico aveva un aria pericolante e la  svolta  di Warsh sta facendo accelerare il  movimento.

Qui  serve  fare una base e recuperare stabilmente la media mobile a 200 giorni prima di tornare stabilmente rialzisti. Sul metallo grava anche lo scoppio della bolla sull’argento, che con oggi ha ceduto  oltre il  50% dai massimi di fine gennaio.
Dopo la chiusura europea il movimento di rialzo a Wall Street è  evaporato e l’S&P 500 scambia leggermente sotto la pari, zavorrato dalla ripresa delle  vendite sul  tech e dall’energy ovviamente.  Oltre alle  prese  di beneficio su memorie e semiconduttori,  alimentate anche dal nervosismo per la  citata trimestrale di Micron, a premere sull’azionario USA abbiamo anche il  citato fine semestre, con il carico di rebalancing a favore dei bonds e a discapito dell’equity, pari a 165 bln $ secondo alcuni calcoli. Si tratta di cause tecniche per  lo più, che faranno il loto  corso e lasceranno  il mercato più pulito.