Labour market report ambivalente, i mercati azionari marcano i massimi.


Chiusura in pari per Wall Street ieri sera con l’S&P 500 in progresso di un mero 0.01%. Ma dietro questa immobilità si nascondono parecchi movimenti:
** Il tech ha corretto, con il Nasdaq 100 in calo dello 0.57% e il settore IT in calo dell’1.54%.
** 9 settori su 11 sono saliti, guidati da Energy, Consumer e Material, mentre sono calati solo IT e Healtcare
** le Small Cap hanno outperformato significativamente,  con il Russell 2.000 in guadagno dell’1.11% al nuovo massimo storico
** buona breadth con 357 titoli su 500 in progresso
Quindi ancora una discreta rotazione settoriale, via da tech e verso old economy (Dow +0.55%) e mid e small caps, in un contesto apparentemente costruttivo, al di la della stabilità dell’indice generale, che forse è stato frenato anche dall’incombere dei payrolls di oggi e dalla sentenza della Corte Suprema USA che credevo fosse attesa per oggi, ma in realtà era attesa da oggi in avanti, anche se molti erano convinti che la avremo avuta oggi.
Piccola parentesi: alla fine, a causa del calo dell’S&P 500 occorso il 31 Dicembre, l’indice ha fallito gli 8 mesi positivi consecutivi, totalizzando un -0.05% per l’ultimo mese dell’anno. Quindi, sia pure di un entità misera (ma d’altronde Novembre era stato positivo di uno 0.13%) la statistica positiva illustrata nell’ultimo Lampi del 2025 è stata invalidata nella forma (la sostanza, ovvero che il momentum prima di invertirsi si indebolisce, rimane valida).
Nemmeno  il “Santa Rally” (ultime 5 sedute del 2025 e prime 2 del 2026) è avvenuto, sia pure per un mero 0.1%.
Se non altro, oggi possiamo citare una nuova statistica, la cui precondizione è già verificata: l’S&P 500 ha chiuso positivo le prime 5 sedute dell’anno (+1.11%). Quando questo è successo, l’indice ha chiuso l’anno positivo nell’84% dei casi, in media di un 14% abbondante (87% quando è avvenuto di oltre l’1% come in questo caso).

Il Nasdaq, che a sua volta ha preso l’1% nelle prime 5 sedute, in condizioni analoghe ha chiuso l’anno positivo nel 93% dei casi, ovvero 25 delle 27 volte che questa condizione si è registrata.
Esaurite le statistiche torniamo alla seduta di ieri, che ha visto i rendimenti salire, principalmente a causa della serie di dati positiva, che ha spinto il modello di GDP Now della Fed di Atlanta a stimare, in base ai dati in possesso finora  una crescita del 5.7% del GDP USA nel quarto trimestre dell’anno.
Dopo la chiusura, Trump ha comunicato sempre via social che ha intenzione di far comprare a Fannie Mae e Freddie Mac 200 miliardi di dollari di Mortgage Backed Securities, per abbassare i tassi dei mutui e facilitare l’acquisto di abitazioni agli housseholds. Questo ha fatto stringere gli spread tra MBS e Treasury di 10 bps, e oggi dato ancora forza al settore costruzioni.
La seduta asiatica ha avuto un tono in aggregato positivo. Buon rimbalzo del Nikkei, oltre l’1.5%, favorito dai nuovi minimi dello Yen, grazie a indiscrezioni che Primo Ministro Sanae Takaichi starebbe valutando la possibilità di sciogliere la Camera Bassa del Parlamento e indire nuove elezioni per febbraio. Discrete performance anche da Shanghai, Shenzen, Vietnam e Seul, mentre Hong Kong e HSCEI insieme a Jakarta hanno mostrato variazioni positive marginali, Sidney è rimasta al palo, e Mumbai e Taiwan hanno ceduto.
Sul fronte macro abbiamo avuto il CPi e il PPI cinese di dicembre.

Il CPI ha accelerato in linea con le attese, ma per via del Food, mentre il core è rimasto a 1.2% come a novembre, e senza la salita dei prezzi dell’oro sarebbe sceso forse. Il PPI ha recuperato un po’ di più di quanto stimato, a mostrare un rallentamento delle spinte disinflattive. Bene i consumi in Giappone a novembre.
Sempre in Cina, secondo quanto riportato dal media ufficiale Securities Daily, un discreto numero di aziende quotate avrebbe pubblicato previsioni di utili oltre il doppio di quelli dell’anno passato. Purtroppo in Cina il timore è che le autorità abbiano voce in capitolo anche sulle guidance aziendali. Ritengo peraltro che, con l’economia che continua a faticare, Pechino farà di tutto per prolungare il rally dell’azionario locale, e queste mosse possono essere dimostrazioni di questa intenzione. Sempre Securities Daily ha riportato che diverse città cinesi stanno attuando misure a supporto dell’immobiliare a inizio anno.
Microsoft poi ha dichiarato in un report  che l’AI Cinese DeepSeek sta incrementando la sua quota nei paesi industrializzati.
link DeepSeek’s AI gains traction in developing nations, Microsoft report says
La seduta europea è partita nuovamente con un tono costruttivo, gli indici ad accumulare gradualmente rialzo fin dai primi scambi. Un certo supporto al sentiment è giunto dalla notizia che Rio Tinto sta intrattenendo colloqui con Glencore per una fusione, e sarebbe anche disposto a tenersi il business del carbone pur di arrivare ad un deal. Questo ha dato supporto ancora una volta ai materials e in particolare alle aziende coinvolte in rame e metalli industriali
*GLENCORE RISES 9.9% AFTER CONFIRMING TALKS WITH RIO TINTO
*RIO TINTO SAID TO BE OPEN TO OWNING COAL IF IT BUYS GLENCORE

Sul fronte macro, parecchi dati di novembre ma in parte già noti e non particolarmente market mover.

Bene la produzione industriale tedesca di novembre, ancora in buona ripresa. Il trade balance tedesco risente dei dazi per la componente export, ma import ancora positivo a mostrare una domanda interna in miglioramento. Forse la Germania non va così male come si crede. Il Dax sembra indicarlo. Più deboli i dati francesi.
I mercati azionari in mattinata hanno continuato a guardare con crescente ottimismo ai dati in uscita nel pomeriggio, visti forse come uno degli ultimi ostacoli ad impedire un accelerazione del rally.
Tralasciando i dati che sono old news, tipo i nuovi cantieri di settembre e di ottobre, passo a commentare il labour market report di dicembre che è uscito non debole, ma peggio delle attese. Ma soprattutto pieno di distorsioni e rumore che ne limitano ulteriormente l’affidabilità.

I nuovi occupati sono 50.000 ma il dato di novembre è stato rivisto al ribasso di 8.000 e quello di ottobre al ribasso di 68.000 unità ad un terribile -178.000, che però riflette il calo di 173.000 unità di occupati pubblici eliminati dal Doge nei mesi precedenti. La revisione praticamente azzera la crescita di occupati privati di ottobre. La disoccupazione sorprende al ribasso tornado al 4.4% con una revisione al ribasso di un  decimale di quella di novembre. Il dato è un effetto di 232.000 nuovi occupati in più indicati dalla Household Survey, accoppiati con un calo della forza lavoro di 46.000 unità. Con tutto quello che è successo, tra shutdown, calo delle risorse messe a fare le rilevazioni, e revisioni annuali previste questo mese, direi che l’affidabilità del dato è ancora più ridotta del solito. Come mostra il grafico sotto, togliendo il mese di ottobre distorto dal Doge, e tenendo conto dei buchi nella Household Survey, il mercato del lavoro appare predere momentum nel corso del 2025, ma gradualmente e comunque negli ultimi 2 mesi creazione di posti di lavoro e disoccupazione sono rimaste stabili. Mettendo insieme a sussidi di disoccupazione settimanali, job openings, challenger e ISM, nulla di drammatico al momento.

Poco significative le risultanze della U. of Michigan Consumer Confidence preliminare di gennaio, poco mossa. Wall Street è partita in positivo, e dopo qualche scarto legato all’impatto sugli algoritmi dei dati delle 16 (eventualmente le attese di inflazione dei consumatori), ha effettivamente preso la via del rialzo, trainata oggi di nuovo dal tech (semiconduttori che sono in fiamme da alcuni giorni grazie ad una domanda che non trova pace), dai consumer staples e dagli industrials e i materials, mentre i difensivi sono risultati deboli insieme ai financials.
Ad aiutare il sentiment la notizia che Meta ha chiuso nuovi contratti per approvvigionamento di energia per i datacenter, cosa che ha dato una spinta a nucleare e power generation.
*META SIGNS MULTI-GIGAWATT NUCLEAR DEALS TO POWER AI DATACENTERS
Nel pomeriggio poi abbiamo appreso che la pronuncia della Corte Suprema USA non sarà oggi. Questo ha alimentato un lieve ribilanciamento delle probabilità a favore di Trump: se la Corte prende tempo, eventualmente il verdetto non è così ovvio. Ma è stata una cosa minima e una cancellazione resta lo scenario ampiamente più scontato. Hasset ha ribadito che la Casa Bianca dispone di strumenti per ristabilire i dazi, ma come illustrato ieri il tema è la retroattività della sentenza. Hasset ha poi parlato di un piano per l’immobiliare residenziale di Trump, cosa che ha dato altra forza alle immobiliari.
*SUPREME COURT DOESN’T ISSUE TRUMP TARIFFS RULING FRIDAY – BBG
*HASSETT: WE HAVE TOOLS IF WE DON’T WIN AT SUPREME COURT – BBG
*HASSETT: TRUMP TO ANNOUNCE BIG, COMPREHENSIVE HOUSING PLAN – BBG

Eliminato anche nel breve il freno di una sentenza incombente, Wall Street ha rotto gli indugi ed ha accumulato buoni progressi. L’azionario continentale, che già saliva, ne ha approfittato per accentuare i guadagni, andando a chiudere sui massimi e con una raffica di nuovi record storici per  Eurostoxx 50, Stoxx 600, Dax, Cac 40, e FTSE 100.
Sia l’abbondanza di nuovi massimi, che i grafici sembrano deporre bene per le piazze europee. Qui sotto l’Eurostoxx 50, uscito dal lungo consolidamento che lo ha impegnato per il secondo e terzo trimestre del 2025, e a contatto con quota 6.000. Certo, nel breve e ipercomprato, e la soglia psicologica potrebbe tenerlo un po’ impegnato. Ma il momentum è decisamente crescente, il che dopo un lungo consolidamento è un segnale molto positivo.

A 2 ore dalla chiusura, l’S&P 500 sta facendo nuovi massimi nel durante, e  si trova a meno di mezzo punto dalla quota di 7.000 punti, che a questo punto dovrebbe fungere da campo gravitazionale. Dopo 2 mesi di consolidamento l’indice non è nemmeno particolarmente ipercomprato. Il supporto è a 6910, limite superiore del consolidamento.