
Chiusura pesante per Wall Street ieri sera, con l’S&P 500 in calo dell 1.36% e il Nasdaq 100 dell’1.43%. Male anche le Magnificent 7 a -1.54%, e il Russell 2.000 a -1.64% in una seduta che ha colpito uniformemente tutto (l’S&P 500 equal weight ha ceduto l’1.29%). I rendimenti sono saliti significativamente, con il 2 anni treasury +10 bps al 3.78%, e il 10 anni +7 bps al 4.27%.
Tre distinti motivi per questa defaillance, che va a inficiare le 2 sedute di recupero che la hanno preceduta. In ordine di importanza:
1) L’attacco di Israele alle installazioni di estrazione gas iraniane di South Pars ha scatenato una rappresaglia iraniana su installazioni in Qatar e Arabia. Questa è una chiara escalation, visto che finora gli attacchi a strutture petrolifere e di gas erano state scarsi. Ovviamente i prezzi di oil e gas si sono impennati e il sentiment si è affossato. Sono anche comparsi report che la mole di attacchi iraniani ha accelerato negli ultimi 2 giorni, il che cozza con la nozione di risorse in esaurimento, e alimenta attese di una cronicizzazione del conflitto.
2) La Fed.
Powell nella conference ha dichiarato che la reazione della politica monetaria all’aumento del costo dell’energy dipende da cosa faranno le attese di inflazione. Non si può dichiarare alla leggera che l’effetto sarà transitorio. E poi ha dichiarato anche che se Warsh non viene confermato dal Senato, lui resterà al suo posto. Ricordo che il Senatore Repubblicano Tillis ha detto che finchè l’inchiesta su Powell non viene chiusa lui non conferma nessuno. Questa sarebbe anche una good news. Ma ovviamente Warsh era una garanzia di maggiore easing, essendo un uomo di Trump. Invece se resta Powell, rimane anche l’ortodossia. Il che è hawkish.
3) Il PPI è uscito ben sopra attese, il che non è una buona notizia vito che ancora non incorpora gli effetti del balzo di oil e gas.
In ogni caso i punti 2 e 3 sono ancillari. A dominare è la guerra in medio oriente che a quasi 3 settimane dallo scoppio non solo non accenna a finire ma mostra escalation.
La seduta asiatica era rimasta sintonizzata sul good mood di ieri mattina, e quindi ha ovviamente avuto un decorso pesante, con tutti i principali indici a mostrare perdite cospicue. Le più pesanti sono state Tokyo, Seul e Mumbai, borse di economie assai dipendenti dal petrolio proveniente dallo stretto. Tutte e 3 mostrano perdite parenti del 3%. Male anche il China Complex ovviamente, con un calo aggregato poco sotto il 2%, così come Taiwan. Appena meglio Sydney e cedimento sotto l’1% per Vietnam.
La prima banca centrale della giornata, la Bank of Japan, ha optato per mantenere i tassi invariati allo 0.75%, a maggioranza, visto che un dissenziente, Hajime Takata, ha votato per un rialzo da 25 bps. Nella conference, Ueda ha sostenuto che i rischi di impatto sull’inflazione da un rialzo dei costi energetici sono superiori a quelli di impatto negativo sull’economia. In ogni caso la BOJ era già orientata al rialzo, e quindi gli effetti sulla curva JGBs sono stati moderati, ma comunque è un’altra delle principali banche centrali a non avere un atteggiamento rilassato nei confronti del rialzo del petrolio. Del resto, a prescindere da ciò che faranno, devono mantenere ancorate le aspettative di inflazione. In Cina, la Banca Centrale, in un meeting a margine del meeting col Presidente, ha dichiarato che utilizzerà tagli alla riserva obbligatoria e Mediumterm Financing Facilities per garantire la liquidità e implementerà una politica monetaria moderatamente espansiva. Manterrà poi mercati azionari, obbligazionari e valutati stabili (e questo mi pare complesso ma interessante)
** PBOC HOLDS MEETING ON XI’S REMARKS AND TWO SESSIONS – BBG
**PBOC REITERATES TO USE RRR, MLF TO ENSURE LIQUIDITY SUFFICIENT
*PBOC: CONTINUE TO IMPLEMENT MODERATELY LOOSE MONETARY POLICY
*PBOC TO STRENGTHEN FINANCIAL SERVICES FOR KEY AREAS
*PBOC VOWS TO MAINTAIN STABLE STOCKS, BONDS, FX MARKETS
L’apertura europea è avvenuta con il gas in rialzo del 27% in seguito agli attacchi alle strutture in Qatar (**EUROPE GAS PRICES JUMP 27% AFTER DAMAGE TO QATAR LNG PLANT – BBG).
Inutile dire che le borse si sono inabissate dai primi scambi, accumulando rapidamente un paio di punti di calo. I rendimenti sono andati incontro al meeting ECB con progressivi rialzi, mentre l’€ ha tenuto, intravedendo il rischio di un ECB hawkish. In mattinata non c’erano dati di rilievo, se non dati occupazionali UK di gennaio in aggregato migliori delle attese (più occupazione, meno inflazione salariale) ma che, in questa fase, sono preistoria.

Il mercato è rimasto preda delle notizie in arrivo dal Medio Oriente, tipo che il Qatar ci metterà da 3 a 5 anni a ripristinare la produzione danneggiata stanotte e sta pensando di appellarsi alla forza maggiore se non riesce a onorare i contratti, il porto saudita di Yanbu che sospende temporaneamente le operazioni, e così via
*KUWAIT: 6 FIREFIGHTING UNITS DEALING WITH FIRE AT 2 REFINERIES
*IRAN ATTACKS DAMAGE 17% OF QATAR LNG CAPACITY FOR 3-5 YRS: RTRS
*QATAR: RAS LAFFAN ATTACK TO HAVE REPERCUSSIONS ON ENERGY SUPPLY
*SAUDI ARAMCO BRIEFLY HALTED LOADINGS AT YANBU BEFORE RESUMING
Da parte sua, Trump in nottata aveva detto di non essere stato messo a conoscenza dell’attacco israeliano a South Pars, che non ci sarebbe stato più alcun attacco del genere, ma che attacchi iraniani in Qatar avrebbero visto una reazione USA enorme verso le istallazioni iraniane. Gli attacchi ci sono stati, le reazioni fortunatamente no. Ma non credo che dichiarare di ignorare i piani israeliani (cosa di cui dubito) sia un plus per Trump.
Siamo così arrivati a metà seduta, e alla Conference ECB con l’azionario in profondo rosso, i rendimenti in rialzo e i carburanti fortissimi, anche se Brent e gas europei i massimi li avevano fatti alle 8.
La prima delle 2 banche centrali importanti di oggi a parlare è stata la Bank of England, ed è stata abbastanza uno shock. I tassi sono stati lasciati invariati all’unanimità, ma il Committee ha indicato di essere “pronto ad agire se necessario” per riportare l’inflazione al target e ha notato che l’entità e la durata del conflitto in Medio Oriente potrebbero risultare più chiare entro la riunione di aprile, e che o che uno shock “più ampio o più prolungato” richiederebbe una politica più restrittiva.
Questo abbondante zelo da parte della BOE ha spinto fortemente al rialzo i tassi a breve, con il 2 anni che totalizza 30 bps di salita. Impressionanti le modifiche alle attese di politica monetaria, con la curva che ieri scontava a malapena un rialzo nel 2026, e oggi dopo l’evento sconta 50% di probabilità di un rialzo ad aprile, e quasi certezza di 2 rialzi entro luglio e 3 entro dicembre. La sterlina ovviamente ha fatto un balzo, e i tassi europei sono saliti in simpatia per timore che la Lagarde un’ora più tardi mettesse in mostra una performance analoga.
Siamo così arrivati alle 14.15: L’ECB ha lasciato i tassi invariati come da attese, con voto unanime. Nello statement si è osservato che la guerra in Medio Oriente ha reso il quadro significativamente più incerto, generando rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita . Si è aggiunto che il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione nel breve termine, sottolineando come le implicazioni nel medio periodo dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra, nonché dall’entità degli effetti indiretti e indiretti. In ogni caso l’ECB è ben posizionata per affrontare le evoluzioni dello shock. Le projections trimestrali sull’inflazione hanno visto importanti revisioni al rialzo, con una headline elevata 0,7 punti percentuali al 2,6% nel 2026, di 0,2 punti percentuali al 2,0% nel 2027 e di 0,1 punti percentuali al 2,1% nel 2028. E la core è stata upgradata di 0.1% ma ora è vista sopra target fino al 2028. Revisioni al ribasso per la crescita, di 0,3 punti percentuali allo 0,9% nel 2026, di 0,1 punti percentuali all’1,3% nel 2027, mentre sono rimaste invariate all’1,4% nel 2028. Una performance relativamente hawkish, laddove sono state alzate di parecchio le previsioni di inflazione, si è riconosciuto che i rischi su inflazione sono al rialzo, e che la politica monetaria non è più “in a good place” ma “well positioned to handle the shock”, il che implica azione.
La reazione è stata modesta, perchè a muovere le acque ci aveva già pensato la BOE poco prima. Anzi, i bonds si sono un po’ ripresi. Ma, nel pomeriggio, ci hanno pensato le solite “fonti anonime” che seguono ogni meeting a rimettere pressione al mercato dei tassi, dichiarando che la banca è pronta ad alzare i tassi direttamente al prossimo meeting se i costi energetici spingeranno l’inflazione molto oltre il target.
*ECB OFFICIALS SEE POSSIBILITY OF RATE HIKE AT APRIL MEETING
E così le probabilità di rialzo del tasso Depo sono passate da un primo rialzo scontato a luglio, e 2 totali per il 2026, ad un 60% di probabilità di vederlo ad aprile e la quasi certezza che siano già 2 a luglio. I rendimenti mostrano salite a doppia cifra sulle scadenze brevi, e via via più moderate su quelle medio lunghe, fino a calare sul bucket 30 anni, a scontare un impatto sulla crescita di inflazione da costi e politica monetaria restrittiva.
Nel frattempo sono usciti un po’ di dati in US.

I sussidi di disoccupazione settimanali USA continuano a indicare un mercato del lavoro solido. Il Philly Fed, ottimo,per il terzo mese di seguito dopo lo zig zag del 2025, indica un attività robusta.
Letteralmente disastrose le new home sales di gennaio, clamorosamente sotto attese e con revisioni al ribasso dei mesi precedenti. Parte della debolezza potrebbe essere dovuta al maltempo di gennaio, ma i cali più marcati su base annua si sono registrati nelle regioni dell’Ovest e del Sud. Not good.
Wall Street è partita in moderato calo, con ancora i ciclici a guidare il ribasso e l’energy in controtendenza.
Le piazze europee hanno continuato a cedere nel pomeriggio, messe sotto pressione dal newsflow, dal prezzo di Brent e gas, e dall’inasprirsi delle aspettative di politica monetaria. In realtà il newsflow in se ha avuto anche dei lati meno negativi. In mattinata sui media è circolata una dichiarazione di un parlamentare iraniano secondo il quale starebbero discutendo di mettere una tassa di passaggio del 10% sullo stretto. Questo, se fosse vero, potrebbe indicare forse una deescalation. Il Ministro degli esteri iraniano Araghchi ha minacciato su social che non ci sarà più alcuna esitazione se vi saranno altri attacchi alle infrastrutture. Una minaccia, che però sembra indicare al al momento la reazione potrebbe essere conclusa. Per quel che può valere Trump ha detto di aver intimato a Netaniahu di non attaccare più le infrastrutture iraniane.
** OFFICIALS SAY IRAN FOREIGN MINISTER: THE ONLY REASON FOR RESTRAINT WAS RESPECT FOR REQUESTED DE-ESCALATION
*IRAN’S ARAGHCHI: ZERO RESTRAINT IF INFRASTRUCTURES STRUCK AGAIN
*TRUMP: TOLD NETANYAHU NOT TO STRIKE OIL, GAS
** ISRAELI ATTACK ON IRAN’S SOUTH PARS GAS FIELD WILL LIKELY NOT BE REPEATED, THREE ISRAELI SOURCES
In ogni caso oggi le borse europee ne avevano troppe addosso, dall’escalation di ieri, alla hawkishness delle banche centrali, con corredo di balzo dei tassi e dell’€, alla salita di Brent e gas europeo. Le chiusure oscillano tra 2 e 3 punti percentuali di perdita, con i settori Consumer Discretionary, Industrials, Materials e Real Estate tutti oltre il 3.5% di perdita, seguiti dai finanziari con -2.6%, e l’energy ovviamente in controtendenza. Detto sopra dei rendimenti, l’€ recupera una figura.
Tra le commodities, alla chiusura europea il WTI addirittura cala marginalmente, mentre il brent sale di poco più di un punto. E’ il gas europeo TTF che conserva un 11% di progresso, a mantenere alta la pressione. Impressionante il crollo dell’oro e dell’argento.
Come già detto più volte, il rally poliennale dell’oro, il positioning elevato che ne è derivato, e la recente correlazione positiva coi risk assets lo posizionavano male per fare da safe heaven. Oggi la fiammata di risk adversion ha coninvolto più oro e argento del resto. Due settimane fa avevo notato che dagli ETF si registravano pesanti uscite, il che deponeva male. Credo che la fase consolidativa durerà ancora un po’ prima che riprenda il trend rialzista.
Wall Street ha mantenuto finora perdite significative, ma meno di un terzo di quelle sopportate in Europa. Questo si deve in parte al fatto che metà delle perdite di ieri sono maturate dopo la campana europea. Ma anche al fatto che gli USA, come noto, sono meno impattati dalla crisi energetica, essendo autosufficienti, cosa che si estrinseca nell’esplosione della differenza di costo tra gas europeo e US, e ora anche tra Brent e WTI (12 Dollari al momento ma oltre 20 stamattina). Anche se li c’è il sospetto che il Tesoro USA stia attuando misure di contenimento dei rialzi sui derivati, visto il numero di smentite a cui è stato costretto Bessent. Forse la differenza riflette anche il rischio che gli USA blocchino l’export di petrolio.
*BESSENT: NOT GOING TO DO FINANCIAL MARKET OIL INTERVENTION
Al momento di inviare il messaggio la headline sotto ha prodotto un rimbalzo, con l’S&P 500 che ha annullato le perdite. Sospetto che più che la headline, sia l’ipervenduto di breve, con il put callo ratio elevatissimo, e, stamattina, ancora l’inversione della curva del Vix. Vedremo dove sarà la chiusura.
*US AUTHORIZES DELIVERY, SALE OF SOME RUSSIAN CRUDE OIL
*TREASURIES ERASE DROP AFTER US AUTHORIZES RUSSIAN OIL SUPPLY

