L’Iran si prende il suo tempo per rispondere, tornano a salire oil e tassi, equity nervoso

Chiusura positiva ieri sera (lunedì) a Wall Street con l’S&P 500 in progresso  di un 1.15%, e il  Nasdaq 100 in guadagno di un 1.22%. Molto bene le small caps con il Russell 2.000 in salita di 2.29% (sono ancora marginalmente in positivo da inizio anno), e anche le  Magnificent 7 in salita dell’1.60%. I rendimenti sono moderatamente calati,  con il  10 anni treasury -4bp a 1.34% e il 2 anni -5 bps a 3.85%.
Il motivo è noto. Nella tarda mattinata europea Trump ha dichiarato che rinviava di 5 giorni la  scadenza dell’ultimatum, avendo  avuto colloqui promettenti con l’Iran (cosa che lo  stesso Iran si è curato di negare ripetutamente) sulla  possibilità di  raggiungere un accordo. Dal  ping pong di dichiarazioni, in gran parte rivolte alle rispettive popolazioni, è più  o meno emerso che non c’era nulla  di concreto per il momento, ma si sta cercando di mettere in piedi un incontro di prime linee a Islamabad per discutere di un cessate il fuoco che, a tratti, Teheran dice di non volere, mentre Trump sostiene che a cercarlo è stato l’Iran.
E’ il “Trump  pattern” : aggredire l’avversario, portare la situazione ad un livello insostenibile di tensione promettendo  azioni devastanti, e poi ritrattare sostenendo che si è raggiunto in accordo soddisfacente. Negli ultimi mesi lo abbiamo visto con la Cina in ottobre, e  con la Groenlandia in gennaio. In entrambi i casi il  Presidente ha promesso dazi fuori dal mondo e poi ci ha ripensato a stretto giro.
In questo caso,  un TACO sembrava un po’ più  complesso,  visto che uscire da un operazione militare non è facile  come cancellare un dazio. Ma visto come si stavano mettendo le cose per Trump, col prezzo del petrolio che volava e lo stretto  di Hormuz bloccato, una exit strategy era anche più necessaria ed urgente.
Ora,  la  trattativa  con l’Iran,  ammesso che prenda avvio, sarà molto complessa. Ma  quello che sta dietro al  sollievo (per ora moderato) del  mercato è che Trump sta tentando una de-escalation. Manca per ora la  collaborazione dell’Iran, che sta cercando di trarre il massimo vantaggio, anche in termini di gestione del consenso interno, da  questa inattesa, per  loro, mezza vittoria. Con lo stretto di Hormuz in mano, l’Iran è  in una posizione di forza a questo punto,  il che rende complesso trattarci. Però,  finchè Teheran conserva la capacità di bloccarlo,  mantiene un potere contrattuale. Se lo tiene chiuso abbastanza a lungo da rendere conveniente per gli USA, l’Europa, l’Arabia di impegnare risorse militari per andare a contendergli il possesso, poi perderà tutta la  leva che ha. Per cui a mio modo di vedere una trattativa è difficile, ma non impossibile.

Naturalmente le  piazze asiatiche, che ieri avevano chiuso prima delle  esternazioni di Trump,  stanotte sono rimbalzate. Il miglior recupero lo ha fatto  il China Complex, con progressi ben oltre il  2% per Hong Kong e HSCEi, e di un 1.5% in aggregato per Shenzen e Shanghai. Bene anche Seul (+2.7%), Mumbai (+1.8%), Tokyo e Vietnam (+1.4%), Jakarta (+1.2%), mentre Sydney ha mostrato progressi marginali e Taiwan un calo moderato.

Oggi il  calendario macro  era interessante,  con la  pubblicazione dei PMI preliminari di marzo.  Le rilevazioni sono avvenute nel  periodo 12-19/20 marzo, quindi contengono l’impatto  sul sentiment dello scoppio della  crisi in Medio Oriente, ma probabilmente per vedere l’impatto  sull’attività  è un po’ presto, e con l’incertezza sulla  durata del rialzo del  prezzo del  petrolio,  questo  tipo  di indicatore di attività forward looking sarà anche meno affidabile.

Per quel  che può  valere,   comunque i PMI hanno segnalato, comprensibilmente,  rallentamento in tutti i paesi oggetto della survey preliminare. Malissimo l’Australia,  piombata in contrazione a marzo anche forse per l’impatto del  rialzo dei tassi della Reserve Bank of Australia il 17, che ha amplificato  il  rialzo dei rendimenti. Ha tenuto un po’ meglio il Giappone,  mentre l’impatto  sull’India è materiale, ma il  paese andava anche molto  più forte. A  patire di più,  il  settore servizi,  che accusa più rapidamente la scarsità  di petrolio  che si avverte in Asia, a  prescindere dal  suo  prezzo. In Giappone stanno cominciando a riflettere sulla possibilità  di intervenire sui futures, come presumibilmente fatto in US. ( link Japan Is Said to Sound Out Market on Oil Futures Intervention)
E’  stato  pubblicato  anche il  CPI giapponese di febbraio,  che è  uscito  parecchio  sotto attese come headline,  ma  a  questo puto si tratta davvero  di old news. In calo e  sotto  attese  anche il  core  però, che esclude i costi energetici,  almeno finchè non causano second round effects.

L’Europa  aveva già  festeggiato  ieri, e così la  seduta odierna è iniziata con un mood correttivo,  un occhio alle headline, l’altro  al  prezzo del  petrolio che stava rimbalzando. A pesare un po’,  sul  sentiment,  news che l’Arabia e gli Emirati stanno riflettendo sull’opportunità  di entrare in guerra con l’Iran (tutto sommato direi un incentivo  per l’Iran a intraprendere le trattative che gli USA chiedono).
Poco   dopo  l’apertura è  iniziata la pubblicazione dei PMI flash di marzo,  che anche in Europa hanno deluso un consenso che scontava un impatto troppo basso della crisi energetica.

S&P Global ha notato che l’impatto si è visto in particolare nei servizi, e tra i sottoindici nei new orders. In picchiata anche l’outlook,  calato  ai  minimi da un anno. E si nota l’impennata dei prezzi in entrata, mentre quelli in output sono saliti,  ma meno.

Ma vi sono anche aspetti positivi.  Il manifatturiero ha tenuto meglio delle attese, e quello tedesco, nonostante l’impatto della  guerra, ha segnato il massimo  ritmo di crescita da 4 anni, grazie soprattutto  all’accelerazione dei new orders,  segno che la  Germania sta uscendo dal  tunnel.

Il mercato è  rimasto in balia delle headline dal Medio oriente, con gli indici a muoversi poco sotto  i livelli delle chiusure di ieri. Parecchio nervosismo anche sui rendimenti che hanno oscillato parecchie volte tra calo e rialzo, pur mostrando una tendenza a salire che si è accentuata nel pomeriggio.
Parecchi numeri nel pomeriggio anche in US di cui i più  rilevanti sono stati:
** l’ADP US  settimanale, che continua a segnalare aumento di 8/10k lavoratori,  in linea con una crescita modesta, indicata anche dai sussidi di disoccupazione e altre survey, ma non con i pessimi payrolls di febbraio
** i PMI flash di marzo, che hanno ricalcato quanto visto in Asia e Europa,  con un manifatturiero più  resiliente dei servizi ma non a sufficienza da supportare bene il composite. Guardando questo ultimo report mi sorge il  sospetto  che la  forza del  manifatturiero  sia drogata da un accelerazione degli ordini (forti anche qui negli USA) a causa  di un front running degli ordinativi delle aziende, per anticipare il  rialzo dei costi e il rallentamento delle catene di approvvigionamento. Direi che è  probabile. Però S&P Global nella nota ha parlato anche del calo delle  preoccupazioni relative ai dazi.


Ovviamente oggi i PMI erano l’ultimo dei problemi del mercato, che pendeva dalle  headlines provenienti da Washington, Teheran, Tel Aviv, Ryad etc.
L’S&P 500 è  partito in calo,  ha recuperato  la parità,  la  ha persa di nuovo e  così via. A pesare sul sentiment oggi una  nuova fase di debolezza  del  Software,  affossato da una serie di news:
** Amazon Web Services, la divisione di cloud computing di Amazon, sta sviluppando un agente di intelligenza artificiale per automatizzare alcune funzioni per le vendite, lo sviluppo commerciale e altri gruppi di business.
link  AWS Accelerates Internal AI Agents Following Staff Cuts
**Anthropic  ha lanciato una nuova funzionalità che consente agli utenti di inviare comandi da uno smartphone per eseguire attività su un computer.
Link Anthropic’s Claude Launches Remote Computer Use Capability
Così il  settore ha accumulato oltre il  3% di perdite gravando  sul  Nasdaq e sul  sentiment.
Il  focus però è rimasto sul Medio Oriente,  con le  varie headline a ricordare che la soluzione è lontana
** U.S. MARINES SET TO ENTER IN MIDDLE EAST ON FRIDAY;
** ADDITIONAL FORCES TO FOLLOW IN COMING WEEKS AS AIRBORNE UNITS REMAIN ON RAPID STANDBY -WS
**IRAN CHARGING SOME SHIPS FOR SAFE PASSAGE THROUGH HORMUZ
**IRAN HAS SENT A LETTER TO INTERNATIONAL MARITIME ORGANIZATION MEMBER STATES STATING THAT ONLY “NON-HOSTILE” SHIPS WILL BE ALLOWED TO PASS THROUGH THE STRAIT OF HORMUZ – FT
L’impatto più grosso della  moderazione delle aspettative di cessate il  fuoco,   dopo la  moderata  euforia di ieri, si è  visto sul  petrolio che ha recuperato a  tratti quasi la  metà  di quanto  ceduto  ieri.  Questo ha pesato sui bonds nel pomeriggio, con i rendimenti a recuperare praticamente  quanto ceduto  ieri. Decisamente più resiliente  l’azionario, che a fronte del doppio  colpo oil in rialzo e rendimenti che  tornano sui massimi, pur mostrando parecchio nervosismo, non ha mai dato l’impressione di voler accumulare perdite significative, eventualmente un effetto del generale  sottopeso illustrato  nel  pezzo di ieri. Le  piazze europee chiudono la seduta con moderati, o marginali guadagni, con la  sola esclusione del  Dax,  in calo di meno di un decimale. Eventualmente la  tenuta può  essere in parte ascritta al  fatto che,  diversamente  da WTI e Brent,  il gas europeo oggi ha ceduto un 4%. Una cosa che però non ha aiutato i bonds,  che, come accennato  sopra, hanno visto  i rendimenti salire a doppia cifra sulle scadenze brevi e di 3-7 bps su quelle  lunghe, con una tendenza degli spread ancora ad allargare.  Lo  spread Bund BTP chiude ai massimi da giugno scorso, a 92 bps.

Sulla carta italiana pesano la dimensione del  debito  in generale,  l’esistenza del future liquido che permette di hedgiare tutta la  carta periferica, e le  emissioni della settimana (8.5 bln su 3 linee),  che giungono in una fase di debolezza,   e  in assenza di redemptions che liberino liquidità.
Dopo  la  chiusura Europea, abbiamo avuto la  conferma dal  WSJ che gli USA invieranno 3.000 soldati dell’82ª Divisione Aviotrasportata in Medio Oriente.  Tanto per  ricordare all’Iran cosa lo  aspetta se fa troppo il  difficile. E Axios ha riportato che USA e Iran potrebbero parlarsi giovedì,  ma manca la  risposta dell’Iran, che a questo punto è quello che il mercato aspetta  per capire se il  livello  di allarme può  scendere di un altra tacca. Intanto Trump  sta lavorando alla  sua exit strategy,  dichiarando che visti i nuovi interlocutori,  si può  parlare di un cambio di regime.
link US TO ORDER 3,000 82ND AIRBORNE SOLDIERS TO MIDDLE EAST: WSJ *
DECISION TO PUT BOOTS ON THE GROUND IN IRAN NOT MADE: WSJ
*US, IRAN MAY HOLD HIGH-LEVEL TALKS AS SOON AS THURSDAY: AXIOS
*US WAITING FOR RESPONSE FROM IRAN ON POSSIBLE TALKS: AXIOS
*TRUMP: THIS IS A CHANGE IN THE IRANIAN REGIME
*TRUMP: I THINK WE CAN SAY THIS IS REGIME CHANGE
*TRUMP: IRAN LEADERS ARE ALL DIFFERENT THAN THE ONES WHO STARTED
A meno di un ora dalla chiusura Wall Street oscilla  poco  sotto la  parità.