Primo generico segnale conciliatorio dall’Iran, accelera l’equity in chiusura di trimestre.

 

Un altra chiusura negativa ieri sera (lunedì) per Wall Street, con l’S&P  500 in calo dello 0.39%  e il Nasdaq 100 a  -0.78%. Male  le  small caps,  con il  Russell 2.000 in calo di 1.46%, mentre le Magnificent 7 (- 0.15%) hanno outperformato grazie al rimbalzo di Meta. Robusto il calo dei rendimenti,  con il treasury 10 anni che ha ceduto 8 bps a 4.35% e il 2 anno 8 bps a 3.83%. La  Fed Funds Strip è tornata a scontare una marginale  probabilità  di un taglio dei tassi nel 2026,  ovvero 12%.
Con la seduta  di ieri,  il  calo  dai massimi dell’S&P  500 è  arrivato a superare il  9%,  ad  un passo dal marcare ufficialmente la correzione (-10%).  Considerando che il 27 febbraio, vigilia dell’inizio di Epic Fury, l’S&P 500 era ancora ad un 1.5% dai massimi, la  “quasi correzione” può essere in pratica interamente ascritta all’impatto dell’operazione militare sul  prezzo del  petrolio e del  gas, ed eventuali  rischi evolutivi.
Il  fatto è  che Trump,  gli investitori e il sottoscritto hanno totalmente sottovalutato  la  capacità  dell’Iran di resistere,  e di mantenere il  controllo dello  stretto  di Hormuz.  Pensare che nei primi  giorni di guerra si ipotizzava l’esaurimento rapido delle forniture di armi dell’Iran,  e  invece ora, 4 settimane dopo, si parla  di un terzo delle  capacità belliche distrutto. Un bel caveat sul  prendere per buone informazioni che in realtà sono nel migliore dei casi ipotesi, e a volte magari wishful thinking. A trarre in inganno forse è  stata la  reazione debole dell’Iran a  fronte degli  attacchi più  recenti, dall’uccisione di Soleimani ai bombardamenti di giugno. Il  regime pareva traballare anche durante gli ultimi disordini e forse qualcuno sperava che questi si sarebbero ripetuti, dando una mano agli attaccanti. Invece,  nonostante le  numerose  uccisioni di leader il  regime sembra saldissimo,  ed  anche poco collaborativo.
Certo,  alla  discesa dell’azionario USA hanno contribuito anche temi che con la  guerra non hanno nulla a  che fare:  la  vicenda del  private credit USA continua a pesare sui finanziari, mentre le  prese di beneficio sul tech proseguono,  passando da un sottosettore all’altro, recentemente software, cybersecurity, e negli ultimi giorni memorie, in seguito all’impatto  sull’outlook di un sistema di compattamento lanciato da  Google che riduce le  necessità di storaggio.
Tornando alla geopolitica,  la  prima parte della  seduta  asiatica ha visto  ancora  volatilità. Stanotte la  Kuwait Petroleum Corp ha dichiarato che una sua petroliera è  stata  attaccata  dall’Iran nel  porto  di Dubai.  Successivamente, il  sentiment ha ottenuto  supporto da un articolo  del  WSJ in cui si riferisce che Trump  avrebbe detto ai suoi che intende chiudere l’operazione in Iran anche senza aver riconquistato lo stretto di Hormuz. Questo perchè la riconquista richiederebbe più delle 4/6 settimane che erano l’orizzonte temporale  originario di Epic Fury. Quindi lui si accontenterebbe di aver ridotto di parecchio le  risorse militari iraniane.
LINK Trump Tells Aides He’s Willing to End War Without Reopening Hormuz

Francamente, è difficile  persino per Trump definire un successo un risultato del genere: chiudere l’operazione con lo stretto in mano agli iraniani, quando prima della guerra il   passaggio era assolutamente libero. Difficilmente il  prezzo del  petrolio tornerebbe sui livelli pre guerra. L’aspetto positivo è  però che l’escalation, con massiccio degrado della  capacità produttiva del golfo, sarebbe evitata, e inoltre, col tempo, i flussi di oil potrebebro trovare altre strade,  come peraltro stanno  già parzialmente facendo.

La  piazza asiatica ha comunque faticato  stanotte,  con solo  Hong Kong, Vietnam e Australia in positivo. Tokyo continua a calare  significativamente e oggi con un -1.6% ha portato  il calo del  mese di marzo a -13%. Sempre meglio  di Seul  che con il -4.2% di oggi ha portato  la  performance del  mese a -19%. Male anche Taiwan – 2.4%,  mentre il  China Complex ha fatto un poco meglio, con Hang Seng in positivo di un decimale e  le  “H” shares in calo  di 0.3%). Più pesanti le  “A” shares in calo di quasi un punto. Moderato calo  per Jakarta e chiusura per festività  per Mumbai. Il  comune denominatore degli indici peggiori è il drag del tech e dei semiconduttori,  con Samsung e Hynix che hanno ceduto  oggi rispettivamente il  5% e  l’8% affossando il  Kospi,   e  TSM a Taiwan che ha ceduto  oltre l’1%.

Oggi in Asia un paio di report degni di nota. Il CPI di marzo di Tokyo,  anticipo del CPI nazionale  in uscita tra qualche settimana,  ha sorpreso al ribasso,  presumibilmente per via delle misure di contenimento dell’aumento dei carburanti.  Ma detto  questo, anche il calo del  food ha aiutato, e quello degli affitti.

E invece in Cina,  udite udite,  proprio a marzo i PMI ufficiali si sono decisi a sorprendere al  rialzo. “Forza” diffusa anche nei sottoindici: nel manifatturiero, l’indice della produzione è aumentato a 51,4 da 49,6, quello dei nuovi ordini è salito a 51,6 da 48,6, mentre l’indice dell’occupazione è cresciuto marginalmente a 48,6 da 48,0. Riguardo il non manifatturiero, il  settore servizi è  aumentato a 50,2 (rispetto a 49,7 a febbraio), mentre il  settore costruzioni è salito a 49,3 a marzo (rispetto a 48,2 a febbraio). In generale  l’attività torna in marginale espansione, forse aiutata dalla  ripresa post capodanno cinese. Vedremo cosa diranno i prossimi giorni i PMI calcolati dall’internazionale S&P global,  che intervistano aziende più piccole e export led, situate maggiormente nel sud della  Cina.

L’apertura europea invece è stata caratterizzata da un mood costruttivo, con gli indici che,   dopo qualche titubanza, si sono indirizzati verso l’alto , trainati da Industrials,  Health Care, Financials, e Information Technology, e con i difensivi attardati. Tra i fattori a supporto del  sentiment, oltre alle news del  WSJ (e forse connesso con esse) una certa stabilità  del  Brent, e debolezza del gas europeo, con corollario di calo dei rendimenti per la seconda seduta consecutiva.

La  continuazione del rimbalzo dei bonds è stata aiutata,  oltre che dal  gas,   anche da dati di inflazione in aggregato, se non positivi, meglio delle attese.

Se i numeri francesi di marzo sono usciti marginalmente sopra attese,  quelli italiani sono discretamente sotto e così il CPI europeo è  uscito  più basso delle attese, e con la inflazione core, ancora non impattata dallo shock,  in ulteriore calo. Come detto  ieri, un balzo dell’1% del CPI in un mese non è certo bello, ma i mercati lo  scontavano per bene.
Chiaramente tutto  ciò  ha contribuito a supportare l’azionario che si è presentato a metà  giornata con buoni progressi
A metà giornata si è appreso di una visita  del Ministro degli Esteri pakistano in Cina allo scopo di migliorare il coordinamento per trovare una soluzione alla guerra in Iran.  L’idea sarebbe che la Cina prendesse un ruolo  attivo nelle trattative.
*CHINA AND PAKISTAN TO STEP UP COMMUNICATION ON IRAN, MAO SAYS
*CHINA CALLS FOR IRAN WAR TO BE BROUGHT TO EARLY END: MAO
*CHINESE, PAKISTANI FOREIGN MINISTERS HOLD TALKS ON IRAN WAR
*CHINA’S WANG YI, PAKISTAN’S DAR MEET IN BEIJING: XINHUA
*CHINA, PAKISTAN MAKE FIVE PROPOSALS TARGETING MIDDLE EAST PEACE
*CHINA, PAKISTAN URGE IMMEDIATE CEASEFIRE IN MIDDLE EAST
*CHINA, PAKISTAN URGE SAFETY OF SHIPS IN STRAIT OF HORMUZ
*CHINA, PAKISTAN URGE STOPPING ATTACKS ON ENERGY FACILITIES

Poco dopo Trump  ha pubblicato un altro dei suoi post (tradotto  sotto) che, tra una provocazione e l’altra,  lascia intendere la volontà  di disimpegnarsi da  Epic Fury (e magari dopo anche dalla  Nato).  Anche le  dichiarazioni successive lasciano intendere lo stesso proposito,  anche se sono giorni ormai che sentiamo dire che la  guerra è  praticamente  vinta.
A tutti quei paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa dello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito, che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell’Iran, ho un suggerimento per voi: numero 1, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza, e numero 2, fatevi coraggio, andate allo Stretto e prendetevelo. Dovrete imparare a combattere da soli, gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi. L’Iran è stato, in sostanza, decimato. La parte difficile è fatta. Andate a procurarvi il vostro petrolio!
*TRUMP SAYS US NOT PULLING ASSETS IN STRAIT OF HORMUZ YET: CBS
*TRUMP SAYS ‘NOT MUCH’ MORE HAS TO HAPPEN TO DECLARE VICTORY:CBS
*TRUMP SAYS WAR IS ‘TWO WEEKS AHEAD OF SCHEDULE’: CBS

In ogni caso il  sentiment, tra un oscillazione e l’altra  è rimasto positivo.
I dati macro USA questo pomeriggio hanno dipinto una situazione contrastata.

I prezzi delle case  a gennaio hanno rallentato infine (il Case Shiller è  una media dei 3 mesi che terminano con quello  di  riferimento). Il Chicago PMI ha deluso,  così  come il  Dallas  Fed.  Dei report brutti erano scontati ma queste survey regionali ormai sono troppo volatili per  fornire indicazioni valide.
Meno scontato però è che la consumer confidence di marzo abbia continuato il rimbalzino di febbraio vs aspettative che la  vedevano giustamente in calo. A trainare la  present situation,  mentre le aspettative si sono ridimensionate,  ma meno delle attese. Il  Conference Board ha notato che ora che la  prima preoccupazione è  l’effetto sui prezzi della guerra, quella per i dazi si è molto  attenuata.
I Job Openings sono relativi a febbraio e come tali “old news”. Le  offerte sono uscite in linea con le  attese, ma gennaio è  stato  rivisto  clamorosamente al  rialzo,  ed  è tornato ben sopra i 7 milioni di offerte. Però gli altri dati sono negativi, con dimissioni volontarie in calo (meno dinamicità del mercato),  licenziamenti in rialzo e assunzioni in rallentamento. In generale poco brillante,  ma vedremo le  revisioni, e poi vedremo lo  sconquasso di marzo, se ci sarà.
Wall Street è partita positiva, e non senza qualche oscillazione,  ha mantenuto discreti  progressi nel  pomeriggio europeo, nonostante varie schermaglie retoriche tra USA e Iran.
*HEGSETH: IF IRAN IS NOT WILLING TO MAKE A DEAL, US WAR DEPT WILL CONTINUE WITH EVEN MORE INTENSITY
*HEGSETH: IF NO IRAN DEAL, WE’LL NEGOTIATE WITH BOMBS
HEGSETH ON IRAN: COULD BE FOUR, SIX, EIGHT WEEKS OR ANY NUMBER

Le  piazze europee  hanno  perso un po’ di spinta nel  pomeriggio e sono andate a chiudere con progressi attorno al mezzo punto, meno della metà dei guadagni accumulati in mattinata.  D’altronde l’azionario continentale non solo  era salito  anche ieri,  ma anche la settimana scorsa aveva sostanzialmente tenuto,  a  differenza di quello USA.  E  poi, l’€ ha recuperato bene oggi VS Dollaro. A guidare,  di nuovo i ciclici e il tech (Industrials, Financials, Materials,  Information Technology) coi difensivi in retroguardia. I rendimenti mostrano cali discreti. Detto dell’€,  tra  le  commodity nuovo entusiasmo per metalli preziosi e industriali.
Dopo  la  chiusura  a rompere la monotonia è arrivata,  infine una dichiarazione conciliante, ancorchè generica,  di parte iraniana. Il Presidente PEZESHKIAN ha dichiarato che l’Iran è  pronto a terminare la  guerra,  con lee  giuste garanzie.
*IRAN PRESIDENT SAYS READY TO END WAR, SEEKS GUARANTEES: IRNA
*IRAN PRESIDENT REITERATES IRAN’S DEMANDS ON ENDING WAR

Con il corto che c’è in giro, queste headline,  rimaste senza contesto praticamente,  hanno fatto salire di un punto Wall Street e i futures europei e pesato  su oil e gas.  Anche i rendimenti US hanno mostrato cali. Vedremo se ci sarà  un seguito a quest’apertura. Ciò detto, sembra che anche in assenza di questo  spunto, l’ultima  seduta del tribolato  primo trimestre 2026 avrebbe conservato un tono costruttivo, a mio parere, al  di la di quanto illustrato sopra in termini di market movers, un certo ruolo lo hanno avuto  i flussi di fine trimestre, che in base a diverse fonti dovrebbero essere corposi,  dopo un mese in cui è sceso quasi tutto. Da domani,  con la  riapertura dei book,  avremo un idea della  sostenibilità  di questo  rimbalzo.