
Chiusura positiva ieri sera (mercoledì) a Wall Street, con l’S&P 500 in progresso dello 0.78%, e il Nasdaq 100 dell’1.51%. Bene anche le Small Caps con il Russell 2.000 a +1.06% e anche le Magnificent 7 con un +1.52%. L’S&P 500 equal weight ha sottoperformato ad indicare una breadth scarsa. Solo 285 titoli su 503 sono saliti, un 57%. Però solo 3 settori su 11 sono calati: Energy, Materials e Consumer Staples. I migliori sono stati Consumer Discretionary e Information Technology. I rendimenti però hanno continuato a salire, con il 10 anni su di 3 bps al 4.10%, sospinti anche dai buoni dati macro (ISM e ADP).
Tornando ad un argomento recentemente coperto dal rumore delle bombe, ieri Bessent ha dichiarato che i dazi recentemente fissati al 10% verranno portati al 15% in settimana, e che più avanti nell’anno verranno riportati ai livelli pre sentenza.
link Bessent says global 15% tariff starts this week, predicts Trump duties will return to old levels later this year
La seduta asiatica era stata un disastro ieri, e il sentiment positivo sviluppatosi in giornata si è propagato per bene stanotte. La borsa coreana che aveva perso il 18% in 2 sedute, stanotte ha chiuso a +9.6%, aiutata dal rimbalzo dei semiconduttori ieri (non ricordo chi ha detto “comprate sempre il primo storno, vendete sempre il primo rimbalzo”).
Più tranquille Taiwan e Tokyo, attorno al +2%. Jakarta e Mumbai hanno recuperato un 1% abbondante, e invece Sydney mezzo punto, mentre Vietnam è calato, ma ieri era stata l’unica borsa a salire. Per quanto riguarda il China Complex, buone performance dalle “A” shares, mentre Hong Kong ha progredito in maniera modesta, e HSCEI è invece calata ancora, zavorrata dal tech, che continua a scendere. L’indice Hang Seng Tech è giunto ad una manciata di punti percentuali dai minimi segnati all’indomani del liberation day. E’ ipervenduto a livelli che in passato hanno prodotto rimbalzi decenti.

Oggi è iniziato in Cina il Congresso del partito ed è stato fissato un target di crescita più basso rispetto all’anno scorso, ovvero il 4.5-5%. Acciaio e raffinazione del petrolio sono i 2 settori che dovrebbero vedere ridimensionamento della capacità produttiva secondo le autorità. E’ stato presentato anche un piano di 5 anni per incentivare il progresso tecnologico e diffondere il più possibile l’AI nei processi produttivi. Il problema dell’immobiliare sarà affrontato con strategie specifiche per ogni città La politica fiscale sarà ancora più proattiva, e meno male.
link China Targets Steel, Refining Capacity After Mixed Success
link China ramps up ‘high stakes’ tech race with US as economic imbalances deepen
link China Vows to Tackle Property Crunch With City-Specific Policies
link China to continue implementing more proactive fiscal policy this year
Infine, in risposta alla sostanziale chiusura dello stretto di Hormuz la Cina ha ordinato verbalmente a PetroChina, Sinopec, CNOOC, Sinochem e Zhejiang Petrochemical di sospendere immediatamente le esportazioni di gasolio e benzina. Pechino si sta tutelando da uno scenario in cui il ripristino dei flussi di greggio in entrata richiederà settimane, non giorni.
La seduta europea è partita con un clima un po’ nervoso dopo il rimbalzo di ieri, l’ orecchio teso alle notizie che venivano dal medio oriente. Oggi non c’erano dati rilevanti in EU, anche se comunque distrarre l’attenzione dalla geopolitica sarebbe stato difficile. La produzione industriale francese di gennaio è uscita in linea, le retail sales italiane di gennaio sono rimbalzate, e quelle EU hanno deluso, ma quelle di dicembre sono stati riviste pesantemente al rialzo, secondo l’ormai noto pattern.

A metà mattinata, grande entusiasmo. Il vice ministro degli esteri iraniano ha dichiarato che il paese è pronto ad abbandonare il programma nucleare a condizione di una proposta alternativa da parte degli USA. Segnali di trattative importanti? Le borse sono passate in positivo e il gas ha preso a calare, insieme all’ oil.
**IRANIAN DEPUTY FOREIGN MINISTER: IRAN IS READY TO ABANDON ITS NUCLEAR PROGRAM ON CONDITION THAT THE UNITED STATES PRESENTS A SATISFACTORY ALTERNATIVE OFFER.
Poi tardi però si è appreso che questo era più un resoconto del fallimento delle trattative pre attacco, che non una dichiarazione programmatica, e così il sentiment ha iniziato ad affievolirsi lentamente.
** IRAN WAS READY TO GET RID OF URANIUM STOCKPILE IN US TALKS:IRNA;
** IRAN’S STATE-RUN IRNA CITES DEPUTY MINISTER ON EARLIER US TALKS;
**IRAN HAD SOUGHT ‘SOMETHING GOOD IN RETURN’: STATE-RUN IRNA
IN US i dati hanno continuato a uscire buoni in aggregato, in particolare quelli occupazionali.

I challenger job cuts di febbraio sono calati del 72% anno su anno, ma anche del 55% rispetto a gennaio. E i hiring plans sono aumentati del 140% rispetto a gennaio. I sussidi settimanali sono rimasti bassi e sono usciti in linea con le attese. Non sembra davvero un mercato del lavoro in sofferenza di recente. Vediamo cosa ci dirà domani il Bureau of labour statistics. Produttività e costo del lavoro che escono entrambi sopra attese denunciano problemi nel consenso degli analisti. A parte ciò la produttività ha rallentato la crescita nel quarto trimestre 2025 e il costo del lavoro ha accelerato.
Wall Street ha aperto in moderato calo, ed ha tentato più volte di portarsi in positivo. Ma nel newsflow tambureggiante dal Medio Oriente hanno cominciato a comparire headline disturbanti, che oltre a indicare che l’apparato militare iraniano e ancora piuttosto vivo ed efficace, lasciano intendere che le ipotesi di crescente scarsità di mezzi per intercettare missili e droni da parte dei paesi bersagliati di cui si parla da più giorni potrebbero essere veritiere, e conseguentemente una montante preoccupazione sulla necessità di mettere in sicurezza gli occupanti di questi territori.
(Gulf Countries running dangerously low on interceptor missiles – CBS)
*UAE SAYS AIR DEFENSES ARE NOW DEALING WITH MISSILE THREAT
UAE TELLS DUBAI RESIDENTS TO SEEK SHELTER DUE TO MISSILE THREAT
*UAE’S FUJAIRAH SAYS FACING MISSILE THREAT
*ABU DHABI RESIDENTS REPORT SOUND OF BLAST
Queste headlines, unite a quelle su scoppi, attacchi alle petroliere, accorati appelli della Cina per un cessate il fuoco, hanno nuovamente supportato oil e gas pesato sul sentiment. Le borse hanno accentuato i cali, in particolare quelle europee, che hanno finito col mangiarsi in chiusura il grosso dei guadagni di ieri, con ciclici, banche e rate sensitives a guidare il ribasso. Già, perchè spinti dal rialzo di oil e gas i rendimenti hanno ripreso a salire con forza in Eu, mentre l’€ ha ripreso il calo. I tassi monetari EU scontano crescenti probabilità di un rialzo nel 2026 (*TRADERS BOOST ECB RATE BETS, SEE 75% CHANCE OF A HIKE THIS YEAR)
In calo le commodities diverse da oil e gas, oro compreso, che ha accusato la possibilità che qualche banca centrale monetizzi (*POLISH CENTRAL BANK CHIEF WEIGHS GOLD SALES TO PAY FOR DEFENSE).
Che dire?
Per il momento le aperture alle trattative trapelate ieri sono rimaste lettera morta, mentre il newsflow tambureggiante fa toccare con mano i problemi legati al blocco dello stretto di Hormuz e anche il fatto che la tattica dell’ Iran di colpire tutti i paesi limitrofi stia pagando in termini di disagi e pressioni. C’è poi la novità che a finire le armi (di interdizione, ok) sembrano essere gli “alleati” mentre l’Iran dispone di sempre meno missili, ma appare avere buone scorte di droni kamikaze che possono andare a colpire a 1000 km dal punto di lancio, e quindi creare danni in una vasta area. L’inaspettata resilienza iraniana lascia intendere una guerra più lunga, con ovvii risvolti su petrolio, gas, energia e commercio. Di qui il rapido test dei minimi in Europa e la debolezza in US.
Personalmente, sono riluttante ad aumentare di molto la previsione di durata dello scontro (da non esperto avevo indicato 10-15 giorni). Ritengo che la comparsa di un tema di difficoltà difensive per gli emirati e paesi limitrofi non cancelli il problema per l’Iran, oggetto di pesanti bombardamenti e a rischio di un apertura di un fronte di terra con i Curdi (di cui ancora non si hanno prove concrete). Ma supponendo che invece l’Iran resista per i prossimi 10 giorni, un petrolio che supera di parecchio gli 80 Dollari, e un costo dell’operazione che sale sia in termini di vite umane che di spese militari, in un contesto di generale avversione degli americani per questa operazione, potrebbe indurre Trump ad uno dei suoi famosi TACO, ovvero la chiusura dell’operazione con presentazione come una vittoria di quanto ottenuto.
Vedremo.

