Trump rinvia gli attacchi e cerca colloqui di pace, rimbalzo violento dei risk assets.

Alla  luce degli  avvenimenti del week end, credevo  di trovarmi a commentare, oggi, ulteriore escalation dello scontro, livelli di stress del  mercato, test di supporti, e positioning,  e invece mi ritrovo alle prese con l’ennesimo U-Turn di Trump,  anche se ovviamente,  alla  luce del  cambio  di prospettiva (sulla  cui affidabilità  si può discutere) il positioning in particolare resta molto di attualità in quanto può  giocare un ruolo importante.
Andiamo con ordine.
Venerdì sera Wall Street aveva chiuso pesante, con l’S&P 500 a -1.51%, il Nasdaq 100 a -1.88%, e il Russell  2.000 Small Caps  a -2.26%. I rendimenti treasury avevano marcato i massimi da luglio 2025,  con il  10 anni +13 bps al 4.38%, e il 2 anni +11 bps al  3.90%.
Nel finale di seduta alcune dichiarazioni di Trump  avevano prodotto un rimbalzo in extremis. Il Presidente aveva pubblicato su social l’intenzione di ridurre lo sforzo bellico,  lasciando il problema dello stretto di Hormuz da gestire ai paesi che ne facevano uso.
Ma poi, 24 ore dopo Trump ha pubblicato un altro post in cui ha intimato all’Iran di aprire lo stretto  di Hormuz entro 48 ore, pena l’attacco da parte degli USA di tutte le centrali elettriche che servono il  paese. L’Iran ha risposto poco dopo con un comunicato secondo  il quale in caso di attacco alle centrali elettriche, avrebbe attaccato con missili e droni tutte le  installazioni petrolifere, tecnologiche, e gli impianti di desalinizzazione di proprietà  USA o israeliana.
L’apertura dei mercati stanotte è andata a prezzare questo forte rischio di ulteriore escalation, coi futures azionari USA e Eurozone ad accumulare altro ribasso nel  corso della seduta asiatica, e le chiusure degli indici dell’area riflettono questo stato di cose: Seul ha ceduto il 6.5%, Tokyo, tutte le  piazze cinesi, e Vietnam hanno ceduto oltre il  3%, Taiwan e Mumbai oltre il  2.5% e solo  Sydney meno dell’1% (Indonesia è chiusa dal 8 marzo per festività).
Completamente coperte dalla narrativa bellica, sul  fronte macro in Asia abbiamo avuto  di rilevante solo le esportazioni e importazioni coreane dei primi 20 giorni di marzo,  con l’export che continua a volare. I semiconduttori sono il  principale driver dell’esplosione. Il grafico  sotto è  eloquente. Siamo ai livelli del boom del 2021.

In verità n0n è andato male male nemmeno l’import a +19.7%.
In Cina news sull’immobiliare. Shanghai ha registrato un aumento delle vendite di case usate e una lieve ripresa del mercato delle nuove costruzioni nell’ultimo mese, dopo aver allentato le restrizioni sugli acquisti, secondo quanto riportato dal media ufficiale Shanghai Securities News. Riguardo il  rischio rincaro del  petrolio, la National Development and Reform Commission ha deciso di porre un tetto agli aumenti.
*CHINA NDRC TO IMPLEMENT TEMP. MEASURES TO REGULATE OIL PRICE – BBG
*CHINA SAYS WILL ENSURE STABLE OIL PRODUCTS MARKET SUPPLY
*CHINA TO RAISE GASOLINE PRICE BY 1160 YUAN PER TON: NDRC
*CHINA TO RAISE DIESEL PRICE BY 1115 YUAN PER TON: NDRC
*CHINA TO RAISE RETAIL FUEL PRICES

La seduta europea è iniziata con gli indici in calo di un 2% circa dalle chiusure di venerdì (un 13% dai massimi di fine febbraio per Dax e Eurostoxx 50), i rendimenti in moderato rialzo, dai livelli record delle chiusure di venerdì, con il BTP 10 anni che è arrivato a scambiare il  4.10% di rendimento. L’€ è tornato sotto l’1.15 vs $. E,  se oil e gas hanno messo a segno progressi moderati, per i tempi, il crash sui metalli preziosi è stato enorme con l’oro che  è arrivato a perdere il  9% poco  prima dell’apertura europea, e l’argento che ha superato il 10% di calo.
In assenza di dati macro,  la mattinata è passata con la tensione in lenta crescita, in vista dell’avvicinarsi dello scadere dell’ultimatum di Trump,  la  scadenza del  quale doveva portare, intorno alle 24.45 ora italiana, gli USA a bombardare le centrali iraniane, scatenando la  rappresaglia.
Alle 12 colpo  di  scena.
Trump ha pubblicato un post in cui ha detto che negli ultimi 2 giorni gli USA  avevano intrattenuto conversazioni molto positive e produttive con con l’Iran e sulla  base di queste conversazioni avrebbe dato ordine di sospendere per 5 giorni ogni attacco contro centrali elettriche e infrastrutture iraniane, per permettere di addivenire ad un accordo soddifacente.
Naturalmente gli indici azionario europei sono esplosi al  rialzo, di quelli che inizialmente sono stati oltre 5 punti percentuali, passando in positivo d 2 o 3 punti, mentre i rendimenti sono collassati. L’€ è rimbalzato, petrolio e gas hanno invertito la marcia accumulando a tratti cali del 10% e oltre, e i preziosi hanno vistosamente ridotto le perdite.

Che dire?
Un U-turn in piena regola (molti direbbero un TACO). Conoscendo Trump, non si può certo  dire che la svolta sia una sorpresa  assoluta. Personalmente, mi aspettavo qualcosa di meno spettacolare,  ma in arrivo un po’ prima di vedere il costo della benzina alla pompa USA giungere a lambire il livello psicologico di 4$ il gallone. Ma bisogna riconoscere che ormai quello di Trump è un pattern, osservato solo l’ultima  volta a gennaio con la Groenlandia, questione poi finita rapidamente nel dimenticatoio.
Dopo  l’effetto iniziale,  è  iniziato, il  ping pong delle  headline. L’Iran ha dapprima negato,  sulla  TV nazionale, che ci  siano stati contatti, e  il  Ministero degli Esteri iraniano ha accusato Trump  di voler prendere tempo. Successivamente sono iniziate parziali ammissioni di contatti, senza indicare alcun accordo i  fieri. Trump dal canto  suo ha dichiarato  di non aver idea di cosa dicessero in Iran ma che sono stati loro che lo hanno chiamato e vogliono assolutamente un accordo,  che potrebbe avvenire entro 5 giorni.  Alcuni paesi si sono ascritti il merito di aver favorito  i colloqui.  L’Iran ha negato di nuovo, e così via. Alla  fine sembra essere emerso  che si sta cercando di organizzare un meeting in Pakistan, in cui Witkoff, Kushner e Vance incontrerebbero il portavoce del  Parlamento,  iraniano Galibaf.

** IRANIAN MEDIA SAYS THERE WAS NO DIRECT OR INDIRECT CONTACT WITH TRUMP AND CLAIMS HE WITHDREW AFTER THREATENING TO ATTACK WEST ASIA ENERGY FACILITIES
**IRAN’S FOREIGN MINISTRY SAYS THERE ARE NO TALKS WITH WASHINGTON AND ACCUSES US PRESIDENT OF BUYING TIME WHILE REGIONAL DE-ESCALATION EFFORTS GO ON.
**IRAN’S FARS: TRUMP RETREATED DUE TO IRANIAN THREATS
**MEHR CITING FOREIGN MINISTRY: THERE ARE INITIATIVES TO DECREASE TENSIONS BUT OUR RESPONSE IS THAT U.S. SHOULD BE THE INTERLOCUTOR AS WE DID NOT INITIATE THE WAR
** TRUMP SAYS IRAN WANTS TO MAKE A DEAL BADLY, COULD BE WITHIN FIVE DAYS OR SOONER -FOX BUSINESS
*TRUMP NOT SURE WHAT IRAN MEDIA IS TALKING ABOUT: FOX BUSINESS
**TRUMP TO FOX BUSINESS: RECENT IRAN TALKS HAPPENED LAST NIGHT
**TURKEY, OTHERS PASSING MESSAGES BETWEEN US, IRAN: AXIOS
**EGYPT, PAKISTAN ALSO HELPED PASS MESSAGES BETWEEN US,IRAN:AXIOS
** TRUMP: IRAN WOULD LIKE TO MAKE A DEAL, WE WOULD LIKE A DEAL TOO
** TRUMP: IRAN NEEDS BETTER PUBLIC RELATIONS PEOPLE
** TRUMP RESPONDS TO QUESTION ABOUT IRAN’S DENIAL OF TALKS
**TRUMP ON IRAN: THEY CALLED, I DIDN’T CALL
**IRANIAN TELEVISION ABOUT SENIOR IRANIAN LEADERS: TRUMP IS A LIAR AND NO NEGOTIATIONS TOOK PLACE. TRUMP WAS JUST HUMILIATED AND BACKED DOWN FROM BOMBING IRANIAN ENERGY INFRASTRUCTURE DUE TO FEAR OF A DECISIVE IRANIAN RESPONSE
**IRAN’S FOREIGN MINISTRY SPOKESPERSON SAYS IN RECENT DAYS, FRIENDLY COUNTRIES SENT MESSAGES INDICATINS U.S. REQUETS TALKS TO END WAR, IRAN DID NOT RESPOND -IRNA
** IRAN’S GHALIBAF: NO NEGOTIATIONS HAVE BEEN HELD WITH THE US
**IRAN’S GHALIBAF: FAKENEWS IS USED TO MANIPULATE OIL MARKETS
**VANCE SPOKE BY PHONE ON MONDAY MORNING WITH NETANYAHU & DISCUSSED EFFORTS TO OPEN NEGOTIATIONS WITH IRAN-AXIOS
**MEDIATING COUNTRIES SEEK US-IRAN MEETING IN ISLAMABAD: AXIOS
*WITKOFF, KUSHNER,
VANCE COULD REPRESENT US AT TALKS: AXIOS

Francamente, è difficile farsi un idea precisa di quanto sta succedendo. E’  assai probabile che la  versione fornita da  Trump inizialmente sia alquanto  “romanzata” a suo favore.  Detto  questo, ricordiamoci che le  dichiarazioni di parte iraniana, volte a destituire di fondamento quanto detto da Trump sono rivolte all’interno, alla popolazione,  di fronte alla  quale i leaders hanno tutto l’interessa a risultare come vincitori (questa volta, non senza una buona dose di verità,  dovesse rivelarsi questa la  conclusione dell’azione militare). C’è poi la  possibilità non troppo remota che in Iran ci sia più di una fazione,  dopo l’ecatombe di capi e che quindi le  dichiarazioni nascondano almeno in parte un conflitto interno sulla stance da tenere.
L’unica cosa che appare certa dai fatti di oggi, è  che Trump sembra aver raggiunto, nel breve, il massimo della sopportazione per la  sofferenza economica e politica che questo scontro, e  la  resistenza dell’Iran, gli infliggono. E quindi sembra molto desideroso di portare a casa uno dei suoi famosi “accordi”, che gli permettono di chiudere la vicenda, annettersi la  vittoria, e pensare ad altro. L’Iran, giustamente, vuole trarre il massimo da questo U-turn improvviso di Trump. Ma non credo che gli convenga tirare troppo la corda. Se un escalation come quella paventata fino a poche ore fa sarebbe stata costosissima per gli USA, e in generale l’occidente,  ma non dimentichiamo l’Asia, lo sarebbe stata anche per l’Iran. E non dimentichiamo che ci sono 5.000 marines in viaggio verso l’area,  che possono essere impiegati per prendere Kharg Island o altro. Per cui, anche all’Iran potrebbe convenire un cessate il fuoco che gli permetta di poter affermare di aver resistito  ad un secondo attacco,  e  magari leccarsi un po’ le ferite. L’unico attore a cui presumibilmente non conviene è Israele. E qui bisogna scoprire quanto è forte il grip che Netaniahu ha su Trump.
Fin quì, quello che suggerisce la razionalità. Dopodichè, di svolte emotive,  in questa vicenda, ce ne sono state anche troppe, e potrebbero esservene ancora.
In sintesi, per quanto confusa, quella  di oggi sembra al momento una svolta verso una fase di distensione. Ma ricordiamoci che Trump è  imprevedibile, e quindi potrebbe, se  l’Iran rifiutasse di trattare, o avanzasse pretese troppo esose, cambiare idea e tornare ad aggredirli,  con forza.

Questa svolta,  o tentativo di svolta, se vogliamo essere un po’ più  realisti, va ad impattare su un mercato che,  sotto  i colpi del  quadro in deterioramento, era diventato parecchio difensivo come posizionamento. Il monitor settimanale di Deutsche Bank colloca il positioning a Wall Street nel trentesimo percentile,  ma questo numero è composto da un quarantesimo percentile per le strategie quantitative, e il diciannovesimo per i gestori discrezionali. E date uno sguardo anche allo short interest sui titoli del  Russell 3.000.

E che dire dell’azionario europeo? Secondo Vanda Research sul  Dax c’è  il  positioning più  scarico da 15 anni,  quando ha iniziato a raccogliere dati (e c’è  stato  di mezzo  il  Covid),  mentre per l’azionario europeo siamo solo sui minimi visti in occasione del covid.

Se la rotta verso la  distensione dovesse essere mantenuta, qui c’è parecchio da fare per riportarsi ad un peso anche solo neutrale.
Tornando alla  seduta odierna, il ping pong di headlines e le smentite di parte iraniana, insieme con notizie di attacchi,  esplosioni e allarmi, ha prodotto un ripiegamento delle borse, e un parziale recupero  di petrolio e gas e dei rendimenti. Questo movimento ha trovato il  suo culmine – per  il  momento –  a ridosso della  chiusura europea.  E  così le piazze continentali,  che a tratti avevano accumulato  progressi del 3%, chiudono in ordine sparso intorno al +1%,  mentre i rendimenti conservano ottimi cali,  ma ad una certa distanza dai minimi di seduta. Resta il  rimbalzo dell’€ sopra quota 1.16 vs $, e tra le commodities il recupero dei preziosi, massacrati di primo mattino.
Dopo la chiusura il movimento rialzista ha ripreso un po’ di momentum aiutato dal  fatto che oil e gas sono tornati a cedere oltre il 10%. Vediamo cosa ci poteranno le prossime ore.