Nuove indiscrezioni su un possivile accordo USA / Iran, calano oil e tassi, sale l’azionario.

Al rientro dalla pausa  di metà mese, trovo che l’S&P  500 ha inanellato ben 3 giorni di calo consecutivi (-1.24% venerdì, -0.07% lunedì, e -0.67% ieri). Sul fronte geopolitico abbiamo avuto news contrastanti, minacce di attacco, rinvii, qualche dichiarazione più  conciliatoria dall’  Iran.  Vi sono state ancora prese  di beneficio su semiconduttori e memorie (il Philadelphia semiconductor ha ceduto  il  4% venerdì e il 2% lunedì)  cosa  che ha  contribuito al calo degli indici generali. E poi, i rendimenti hanno fatto i nuovi massimi più  o  meno ovunque,  in US (30 anni 5.18% massimo dalla grande crisi finanziaria, 10 anni 4.67% massimo da gennaio 2025), Eurozone (Bund a 3.19% massimo dal 2011),  Giappone (10 anni 2.78% massimo dal  1996,  30 anni 4.13% massimo storico). Tra i driver di questi record, dati forti negli USA (vedi l’ADP media a 4 settimane di nuovi occupati settimanali a 42.000 unità), rinnovata debolezza dello Yen e in generale il permanere di Brent e WTI comodamente sopra 100$.
Su questi livelli i rendimenti cominciano ad essere un disturbo per l’azionario,  più che altro per il  ritmo della  salita e  la volatilità,  che non per il livello,  ancora non estremo.
Con tanta carne al  fuoco, stanotte la  seduta asiatica ha avuto ancora un tono opaco, con solo Mumbai e Vietnam in grado di tenere la  testa fuori dall’acqua, e Tokyo e Sydney a cedere oltre l’1%, Seul  e Jakarta a -0.8%, Hong Kong,  HSCEI e Taiwan a cedere poco meno di mezzo punto, e Shenzen e Shangai a mostrare decrementi marginali.
A gravare un po’  sul sentiment stanotte nuove dichiarazioni “belligeranti” di Trump,  sebbene non tra le più  aggressive che si ricordino.
*TRUMP: YOU’LL KNOW VERY SOON IF WE HAVE TO MAKE ANOTHER BIG HIT – BBG
*TRUMP: MAY HAVE TO GIVE IRAN ANOTHER BIG HIT, NOT SURE YET

Oggi in Asia non c’erano dati macro di particolare rilevanza.  Piuttosto,  è  da notare come i bonds cinesi si stanno muovendo i totale contrasto con quelli globali, in altre parole con i rendimenti che calano e il  differenziale con quelli USA e globali che si allarga.

L’ultima volta che la  differenza di rendimento tra è  stato così ampio, febbraio e poi giugno 2025,  poi i rendimenti cinesi sono rimbalzati con forza, e l’equity cinese ha accelerato al rialzo in estate. Stiamo a vedere, anche se la  ratio del  confronto è debole.
Le piazze europee sono partite con un tono incerto, ma in realtà per metà mattina il  grosso  degli indici aveva recuperato la  parità e accumulato  qualche progresso.  Il  miglioramento del  sentiment è stato almeno in parte favorito da  dati di inflazione benigni, e più bassi delle attese, in UK ma non solo.

Ad Aprile  il CPI in UK, in tutte  le  sue versioni,  ha sorpreso al  ribasso,  il che è una buona notizia per un paese i cui tassi stavano volando. C’è  il neo dei prezzi alla produzione, che invece hanno sorpreso al  rialzo. Ma il mercato era orientato a robusto pessimismo, e  ha reagito benone, presentandosi subito  ai primi scambi con rendimenti calanti. Tra parentesi, il governo Starmer vivacchia per mancanza di candidati laburisti credibili a sostituirlo. L’entrata in lizza di Burnham dipende dall’esito  delle  elezioni del  18 giugno, nelle quali non è affatto detto che superi il candidato di Reform UK.
Al mercato non sono sfuggiti anche i prezzi alla produzione tedeschi sotto attese, cosa che ha contribuito a instradare sulla  via del  ribasso i rendimenti Euro, e a  alimentare il  sollievo dell’azionario.
In mattinata il  petrolio ha continuato a cedere terreno, incalzato dalle news:
** ‘Three supertankers attempt Hormuz crossing after Iran tightens controls’ – FT
** HORMUZ TRACKER: Oil Flows Pick Up Sharply as Supertankers Pass
Inoltre sono circolate indiscrezioni di una lunga e concitata telefonata tra Trump e Netaniahu. Inutile dire che il motivo del  contendere potrebbe essere solo il diverso atteggiamento dei 2 leader su una ripresa degli attacchi. La lettura sarebbe quindi che a differenza di Netaniahu, la  cui posizione è ovvia, Trump non  vuole affatto  riprendere gli attacchi. Se poi la  discussione verteva sull’opportunità o meno di firmare un accordo,  siamo a cavallo. Ma non illudiamoci troppo.
Nel primo pomeriggio Trump ha dichiarato genericamente che “Netaniahu farà quello che lui vuole”
*TRUMP: NETANYAHU WILL DO WHATEVER I WANT HIM TO DO
Nemmeno negli USA erano previsti numeri rilevanti oggi (a parte la  trimestrale  di Nvidia stasera in aftermarket). Wall Street è partita  in moderato recupero, con tech e semis in fibrillazione per i numeri di stasera. Anche il rinvio dello sciopero alla Samsung ha eccitato  un po’ il settore (*SAMSUNG WORKERS POSTPONE PLANS TO STRIKE: YONHAP CITES UNION).
Poco dopo le  16,  il primo serio market mover della seduta. Sono arrivate numerose indiscrezioni dal Pakistan di un accordo in via di definizione domani.
** POSSIBLE WASHINGTON–TEHRAN DEAL NEARS FINALIZATION Work is underway to finalize the text of a Washington–Tehran agreement, according to Al Hadath sources, with negotiations reportedly advancing in earnest. Sources say a final deal could be announced within hours if Pakistan’s army chief does not travel to Iran, suggesting key diplomatic steps are nearing completion.

Il  petrolio ha accumulato rapidamente un 4% di perdita,  i rendimenti hanno accentuato i cali, e l’azionario europeo ha raddoppiato  i guadagni, mentre quello USA ha accelerato  al rialzo. Poco dopo  sono arrivate anche le  headline provenienti dal  meeting Putin – Xi,  contenenti, tra le  varie promesse  di collaborazione militare e commerciale,  anche generici riferimenti di un ruolo  della  Cina in una pace tra Russia e Ucraina.
*RUSSIA WELCOMES CHINA’S ROLE IN RESOLVING WAR IN UKRAINE
*CHINA, RUSSIA SUPPORT TALKS FOR SOLUTIONS ON WAR IN UKRAINE
Non è che le  aperture di Putin siano mancate, in questi anni, in occasione di meeting di alto livello. Ma pare che di recente in Ucraina le cose vadano maluccio per la  Russia, con riduzione dei terreni controllati, una certa fatica a trovare nuove forze, e l’economia interna che comincia a  soffrire seriamente, nonostante il favore fattogli da Trump di far balzare il prezzo dell’oil alle stelle e la  rimozione delle sanzioni. Non so se il  quadro renda più  credibili queste nuove aperture, ma di recente Putin avrebbe detto che è tempo di terminare la guerra vi sono altri indizi in questo senso che circolano sui media.
*XI TOLD TRUMP THAT PUTIN MIGHT ‘REGRET’ INVADING UKRAINE: FT
Un ora dopo anche Trump ha parlato di trattative alle ultime battute, e quindi il sentiment ha subito un’altra sferzata, il  petrolio è arrivato a cedere il 7%, i cali dei rendimenti si sono fatti  a doppia cifra e  le piazze  europee hanno incrementato i guadagni,  con l’Eurostoxx 50 approdato  oltre il 2%  di guadagno.
TRUMP SAYS US IN ‘FINAL STAGES’ OF TALKS WITH IRAN: POOL REPORT
TRUMP SAYS ‘WE’LL SEE WHAT HAPPENS’ W/ IRAN: POOL REPORT

Le chiusure delle piazze continentali rispecchiano questa situazione, con robusti progressi degli indici, l’IT ancora a guidare, ma tallonata da Industrials, Financials, Consumer Discretionary e Materials (ciclici) e real  estate (rate sensitive). I rendimenti calano a doppia cifra sul  grosso  delle scadenze e degli emittenti, e le  solite fonti anonime che danno per quasi scontato un rialzo dei tassi al meeting ECB dell’11 giugno non hanno impedito che la probabilità  di un rialzo passasse dal 90% di ieri all’80% di oggi,  mentre il numero di rialzi scontato entro dicembre 2026 è passato da 3 esatti di ieri a 2 più  il  60% di probabilità  di un terzo.
** ECB RATE HIKE VERY LIKELY IN JUNE AS INFLATION OUTLOOK MOVING TOWARDS ADVERSE SCENARIO, SOURCES SAY
** ECB SET FOR JUNE HIKE, JULY MOVE UNCERTAIN

I cambi non sono stati molto interessati dalle varie dinamiche, a parte il recupero della sterlina aiutata dal collasso  dei rendimenti UK (14/15 bps). Bene invece tra le  commodity i metalli industriali e preziosi, mentre le  commodity agricole reagiscono un po’ come l’oil all’aumento delle probabilità  di riapertura dello stretto di Hormuz.
Dopo la chiusura europea il sentiment si è un po’ assestato, anche se l’oil è sempre molto debole.
L’iran ha fatto sapere che effettivamente le cose si muovono, ma l’affidabilità  degli USA è  un tema.
**IRAN’S FOREIGN MINISTRY SPOKESPERSON SAYS PAKISTAN’S INTERIOR MINISTER IS IN IRAN TO FACILITATE THE EXCHANGE OF MESSAGES – IRANIAN MEDIA
** IRAN’S FOREIGN MINISTRY SPOKESPERSON SAYS IRAN ‘SERIOUSLY AND IN GOOD FAITH’ PURSUING NEGOTIATION PATH, BUT HOLDS ‘SEVERE AND REASONABLE SUSPICION’ ABOUT U.S.
** IRAN IS CURRENTLY STUDYING THE U.S. POINTS OF VIEWS – IRAN’S FOREIGN MINISTRY SPOKESPERSON

Quante volte abbiamo avuto notizie del genere, terminate poi in un nulla  di fatto?  Tante. La probabilità  che la  cosa venga poi smentita domani sono elevate. Come per  le  indiscrerzioni di Axios  di un paio di  settimane fa, potremmmo apprendere che “le  parti sono ancora molto distanti”.  Detto  questo, è anche vero che dall’inizio del cessate  il fuoco sono passate 5 settimane, e Trump non ha dato seguito ad alcuna delle  sue minacce: sembra evidente che non ha alcuna voglia di riprendere le  operazioni.
Se il Presidente non otterrà un accordo nello spazio di qualche settimana, è probabile che l’ eventuale normalizzazione dei prezzi del greggio arrivi comunque troppo tardi per produrre un calo delle pressioni inflattive in tempo per poterlo utilizzare in campagna elettorale per le Midterm elections.
Dal punto di vista iraniano, un blocco prolungato ottiene l’effetto di ridurre progressivamente la rilevanza dello stretto nel trasporto del petrolio, grazie all’utilizzo di vie alternative come già sta avvenendo ad esempio con l’oleodotto Saudi East-West Pipeline da Abquaiq a Yambu. Al momento il 45-50% dei flussi di Hormuz è stato trasferito su altre vie.
A mio modo di vedere, a prescindere da cosa accade domani, un accordo di qualche tipo entro giugno, atto a consentire la riapertura dello stretto, resta lo scenario centrale. Ciò detto, Ma l’ipotesi di un freeze delle posizioni attuali e quindi un rientro molto più  lento del, prezzo dell’oil, sta guadagnando terreno tra le alternative possibili.
Intanto andiamo ad ascoltare che dice Nvidia.