Mercati in fibrillazione in attesa della bozza di accordo. PMI brutti in Eurozona.

Chiusura brillante ieri sera (mercoledì) per Wall Street con l’S&P 500 in progresso dell’ 1.08%, e  il Nasdaq 100 del 1.66%. Bene le Magnificent 7 a +1.34%, e spettacolari le Small Caps con un + 2.56%. Il catalyst è stato il calo del petrolio, seguito alle varie indiscrezioni su una pubblicazione di una bozza di accordo, in parte avallate da Trump e dagli Iraniani. Infatti il petrolio ha ceduto alla fine quasi il 9% (WTI) mentre il brent ha lasciato sul terreno un 5.6%. Il sollievo  sull’obbligazionario è stato  anche più forte con il 10 anni treasury in calo di 8 bps al 4.59%.
Dopo la chiusura, la  trimestrale  di Nvidia non ha portato brividi particolari. I risultati sono stellari, con un raddoppio delle revenues da datacenter e una domanda  di chip  oceanica,  con margini che restano al  75%,  e le dichiarazioni di Jensen Huang hanno avuto i soliti toni trionfalistici. Ma ormai il consenso si è  adeguato, e l’EPS  e le  revenues hanno battuto le stime di un 3-5%, meno della sorpresa media dell’S&P 500. Per cui il titolo si è lievemente assestato, e come di recente,  l’impatto mega sui futures non c’è  stato.

Se  la guidance sull’  AI di Jensen non ha aiutato il titolo, ha però alimentato l’indotto. Non ha caso,  la seduta  asiatica ha avuto toni euforici sulle piazze più  esposte al tech e all’AI: Tokyo + 3% spinta  anche da  Softbank, che ha preso  quasi il 20% grazie alla  rivalutazione della  sua partecipazione del 13% in OpenAI, alla  luce dell’ipotesi di IPO ad una valutazione di circa un trilione di dollari,  cosa che la  farebbe esordire direttamente al  quattordicesimo posto nella  classifica delle  aziende  a più grossa capitalizzazione mondiale. Deutsche bank ha osservato che si tratterebbe dell’offerta più grossa della storia, oltre il doppio del  precedente record (Saudi Aramco), anche aggiustato per  l’inflazione.

Fortissima Seul (+8.4%), trainata dai suoi campioni Samsung e Hynix, e  anche Taiwan ovviamente +3.3%, per i medesimi motivi. Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio dopo aver ascoltato le  guidances spaziali  di Huang, può dare uno sguardo all’export coreano che continua ad esplodere.


Bene anche Sydney, favorita dal  robusto calo dei rendimenti,  dopo i dati occupazionali brutti di aprile.  Ricordo che la Reserve bank of Australia aveva alzato i tassi a Febbraio, Marzo e Aprile per un totale di 75 bps, perchè temeva un surriscaldamento dell’economia, e questo dato brutto lascia intendere che potremmo anche fermarci (il  mercato  scontava un altro  rialzo nell’anno).
Tutta un altra aria in Cina, dove i mercati hanno preso la direzione opposta, con, anche li, il tech a guidare il movimento. I locali parlano di prese di beneficio sul tech e i semiconduttori cinesi,  dopo i risultati. Questo si può dire del tech quotato in Cina, che aveva fatto anche lui benissimo, non dei colossi quotati a Hong Kong, che stanno languendo da più  di 6 mesi. Da notare che Huang ha dichiarato che ormai la roba prodotta in Cina è ben fatta e lui si aspetta poco o nulla  per Nvidia da quel mercato. Comunque sia, dopo una rapida discesa finale, Hong Kong e HSCEI hanno ceduto 1% e 1.5% rispettivamente e Shenzen e Shanghai l’1.4% e il 2%.
Per chiudere il  giro,  Mumbai ha chiuso in pari, Vietnam  con un calo discreto e Jakar4ta giù  di oltre il  3%.
La pubblicazione dei PMI preliminari di maggio ha visto l’Australia rallentare parecchio (cosa che avrà  contribuito a far calare i tassi),  il  Giappone rallentare moderatamente, e invece l’India praticamente invariata.

Dopo la baldoria di ieri, la  seduta europea  è  partita con un tono nervoso. Non ha aiutato il sentiment la pubblicazione dei PMI preliminari di maggio, che hanno segnalato  ulteriore calo, soprattutto a causa della picchiata nel settore dei servizi in Francia

Quella della Francia è la peggior contrazione dal Covid, e le aziende parlano di un forte impatto della crisi energetica. Meglio la Germania, che resta sui livelli di aprile, comunque bassi grazie ai servizi.  Il dato aggregato europeo mostra un accentuazione della contrazione,  che, come rivela  la nota, riflette cali nei new orders, produzione, occupazione e outlook. Anche qui si cita l’aumento dei costi,  e i sottoindici dei prezzi sono saliti ulteriormente. Uno sguardo al grafico (che manca dei dati spagnolo e italiano che non dispongono di release preliminare),  mostra chiaramente l’impatto della  crisi in medio Oriente nei mesi di marzo,  aprile e maggio. Ormai la  moderata fase  di accelerazione osservata tra  il  quarto trimestre del 2025 e i primi 2 mesi del  2026 è totalmente abortita.

Come l’ECB si sogni di alzare i tassi l’11 giugno e poi continuare nei mesi successivi,  come rivela  la retorica di alcuni membri, è  un mistero per me.
In ogni caso, dopo questa gragnuola  di buone notizie, le borse europee sono rimbalzate in positivo. Ma poco  dopo le 12 il  ping pong delle headline è ricominciato, con Reuters a riportare che il  leader Supremo Khamenei avrebbe detto che l’uranio arricchito deve restare in Iran, una red line per gli USA ( link  Exclusive: Supreme Leader says enriched uranium must stay in Iran, Iranian sources say).
Così il petrolio è rimbalzato in positivo  di 3 o 4 punti percentuali, i rendimenti sono rimbalzati e l’azionario è tornato bruscamente in negativo.  Successivamente la Casa Bianca ha smentito il report, ma non è  che le  cose siano cambiate granchè,  perchè  la  smentita non veniva dalla parte giusta.
Sul  fronte dati il quadro in America,  diversamente dall’Europa,  continua ad essere di resilienza.

I sussidi di disoccupazione rimangono bassissimi, a ridosso dei 200.000, a indicare un mercato  del  lavoro solido. I nuovi cantieri di aprile  e  i permessi di costruzione sono calati meno delle attese dal  balzo di marzo. I PMI segnalano un attività che tiene nei servizi e accelera nel  manifatturiero. Il Philly Fed è calato in stagnazione,  ma queste survey regionali di recente  dicono tutto e il contrario di tutto.
Wall Street è  partita in calo,  sia pure con semis e altri sottosettori (solare) in grande domanda.  Sui consumer staples ha pesato la trimestrale  di Walmart. Il mercato comunque ha continuato a seguire le news dal Medio Oriente,  altalenanti:
è arrivata una smentita un po’ più carismatica sulla  storia dell’uranio,  poi si è  parlato del fatto che l’Iran e l’Oman stanno discutendo una tariffa  di passaggio permanente nello stretto,  cosa che in principio era un “non starter” per la  Casa Bianca (ma Trump  potrebbe contrabbandarla  come risarcimento,  visto che non la  pagherebbero gli USA?)
**Al Jazeera ‘Senior Iranian official denies Supreme Leader ordering uranium stays in the country – this is propaganda of those against a deal’
*IRAN AND OMAN DISCUSSING A PERMANENT HORMUZ TOLL: IRANIAN ENVOY; *RE-OPENING STRAIT WILL ENTAIL COUNTRIES PAYING: AMIN-NEJAD
*RE-OPENING STRAIT WILL ENTAIL COUNTRIES PAYING: AMIN-NEJAD
*RUBIO: TOLLING SYSTEM IN HORMUZ WOULD BE ‘UNACCEPTABLE’
*RUBIO: IRAN HORMUZ TOLL WOULD MAKE DEAL WITH US ‘UNFEASIBLE’
*RUBIO: WE’VE MADE SOME PROGRESS ON IRAN

Le  piazze europee hanno comunque recuperato in chiusura, terminando distribuite attorno alla parità, con materials e utilities i settori migliori e comunication  services e consumer discretionary i peggiori. I rendimenti sono rimbalzati di 2/3 bps sulle  parti brevi, e di 1 sulle  parti lunghe. Dopo la  chiusura, su social sono arrivate notizie di una bozza di accordo che potrebbe essere annunciata tra qualche ora.

*DOLLAR PARES GAINS AS US, IRAN PREPARE FINAL DRAFT ON AGREEMENT
Non saprei che fiducia dare a quest’annuncio, ma sta di fatto che il  petrolio è tornato a scendere,  con il Brent vicino a  rompere quota 100, Wall Street è  passata in positivo anche lei,  i futures europei hanno accumulato  progressi,  i rendimenti US hanno invertito la marcia, etc etc. Vedremo dove sarà la  chiusura, e soprattutto se poi, stasera o domani,  salterà  fuori questa bozza.

Tornando agli earnings, la trimestrale  di  Nvidia chiude in un certo senso l’earning season,  nel senso che manca ancora un 7/8% di aziende dell’S&P 500, e un 20% di quelle dello Stoxx 600,  ma in generale i valori dovrebbero essere stabilizzati ovunque. Vale la pena di dare un occhio alle risultanze aggregate,  perchè ne esce un quadro interessante, a  mio parere.
L’earning season del primo trimestre 2026 si è mostrata decisamente robusta a livello globale. L’earning growth è passata dal +15% del Q4 2025 al +22% del Q1 2026, ovvero ai massimi dal 2022 e, escludendo i periodi post recessione, ai massimi da oltre 20 anni. E’ interessante notare come, di recente, la correlazione tra crescita economica e crescita degli utili, storicamente elevata, sia praticamente scomparsa: negli ultimi 3 trimestri ad una crescita macro stabile è corrisposta una vistosa accelerazione degli utili. Direi che è  un segnale  evidente dell’ impatto che l’AI sta  avendo sulla produttività delle  aziende.

A livello geografico, l’earning growth si è mostrata forte ovunque tranne in Europa e in Cina.

Il principale driver dell’accelerazione dei profitti aziendali è senz’altro la domanda di investimenti per l’AI: l’earning growth del tech rappresenta in US oltre la metà di quella totale, mentre negli emergenti è addirittura oltre 2/3, grazie all’esplosione in Corea (vedi specchietto  sotto,  courtesy of Deutsche bank).

Un altra voce importante di crescita è costituita dai materials, che hanno beneficiato della forza delle commodities, e, verso la fine del trimestre, a quella del petrolio. Infine un altro grosso contributo è arrivato dai finanziari, in particolare in Giappone dove, grazie al rialzo dei tassi, e  alla  debolezza  dello Yen, il loro contributo all’earning growth totale supera il 50%.
Il grosso del ritardo dell’earning growth europea è spiegato dal fatto che il peso di tech sul totale è più basso, e il legame con l’AI più labile. Energy e materials sono gli unici 2 contributi rilevanti alla crescita dei profitti, mentre il resto dei settori ha in aggregato un contributo nullo.
A Wall Street, come  già osservato, la crescita dei profitti è ancora trainata dal tech. I beneficiari, a vario titolo, dell’AI hanno visto un ulteriore robusta accelerazione (vedi specchieto sotto,  sempre di Deutsche Bank).

Peraltro, anche il resto dei settori US mostra ora un earning growth abbondantemente a doppia cifra, più che raddoppiata rispetto al quarto trimestre 2025. Questo è  un altro  segnale  che suggerisce un crescente impatto positivo degli investimenti in Ai in termini di domanda per gli altri settori economici.
In Europa l’earning growth ha accelerato nel primo trimestre 2026, ma resta più o meno in linea con quanto osservato negli ultimi 2 anni (tutte le figure sono di DB)

I settori auto e energy hanno continuato a sottoperformare negli ultimi 3 anni. Il balzo dell’oil ha favorito un accelerazione dei profitti nel settore energy ma sta danneggiando ulteriormente il settore auto. Cinque settori su undici mostrano ancora decrescita degli utili. Però la breadth delle earning revisions in Europa è passata in positivo nel periodo di pubblicazione dei risultati, anche se non è minimamente brillante come quella che si registra a Wall Street.


Un ulteriore segnale di forza del ciclo dei profitti globale è costituito dal fatto che il consenso sugli utili ha continuato a migliorare significativamente ovunque, nonostante l’economia mondiale sopporti in varia misura le conseguenze di un quadro geopolitico compromesso e una crisi energetica. L’Europa, che mostra le attese di earning growth più contenute di tutti i blocchi, ha comunque una stima di crescita dei profitti a doppia cifra nel 2026, davvero niente male. Il dato esplosivo dell’Asia ex Cina è totalmente drogato dai numeri della Corea del Sud (Samsung e Hynix insieme pesano il 51% del Kospi 200).
In generale, quest’earning season sembra mostrare in maniera crescente l’impatto dell’AI e dei relativi investimenti su utili e crescita globale:
** L’earning growth diverge dalla crescita macroeconomica a mostrare un boom di produttività
** Negli USA, dove l’impatto è cominciato prima, ed è più  forte, l’AI e relativi investimenti bilanciano l’effetto negativo della crisi energetica e infatti l’economia è  resiliente e l’earning growth si estende da 3 trimestri in maniera crescente agli altri settori.
** le  earning revisions e le  aspettative continuano a migliorare, a indicare un processo ancora in corso.