
Bastava un +0.2% per far fare un nuovo massimo all’S&P 500, ma ieri sera (martedì) il principale indice borsistico USA ha voluto fare le cose in grande: +1.79%, oltre i 7.700 punti. Il rally è stato guidato dal tech, con il Nasdaq 100 a +3.32%, e il Philadelphia Semiconductors index su del 6.55%. Ma anche il Russell 2000 Small Caps ha fatto bene (+1.85%) e i settori Materials, Industrials e Financials hanno ben figurato, mentre a calare sono stati in blocco i difensivi, più Consumer Discretionary ed Energy. Le Magnificent 7 (+0.73%) hanno visto la loro performance frenata dal consolidamento dei violenti rialzi dei giorni scorsi (Microsoft e Amazon oltre il 20% in 5 sedute). La debolezza del petrolio, seguita alla raffica di promesse di pace (più da parte americana in realtà), ha spinto giù i tassi, con il 10 anni treasury calato di 6 bps al 4.61%.
Dopo la chiusura, i risultati di AMD e SpaceX
sono stati accolti freddamente dal mercato, con i titoli penalizzati parecchio in aftermarket. Ma non si può dire che il sentiment ne abbia risentito più di tanto. I futures sono rimasti stabili e la seduta asiatica ha avuto un buon decorso, con le piazze più tech a trainare. Infatti Tokyo ha preso il 3.6%, Seul il 3.7% e Taiwan il 2.8%. Anche le H shares cinesi hanno preso più dell’1%, trainate dallo Star 50 (composto per il 90% da titoli AI hardware). Meno brillanti le “A” shares (+0.3% circa), insieme a Indonesia e Australia. Sostanzialmente invariati India e Vietnam.
Oggi erano di scena i PMI finali servizi e composite globali di luglio, e in Asia il quadro è stato contrastato.
Riguardo alle revisioni dei dati noti in sede preliminare, in Australia ne abbiamo avuta una massiccia al rialzo, su un dato che era già buono. In India la revisione al rialzo è stata marginale, mentre in Giappone ne abbiamo avuta una discreta al ribasso. Tra i dati senza release flash, il PMI cinese è uscito veramente pessimo, con i servizi tornati quasi in stagnazione a luglio, il che ha depresso il dato aggregato composite. È il peggior dato da settembre 2024. Uno sguardo al grafico che riporta i PMI ufficiali del National Bureau of Statistics (linee continue) e quelli calcolati da S&P Global (linee tratteggiate) lascia chiaramente intendere perché l’autorità stia predisponendo stimolo all’attività nel secondo semestre del 2026. Ma se si continua con misure supply side e non ci si decide a supportare i redditi dei consumatori e il welfare, si otterrà ancora una serie interminabile di alti e bassi e mai una ripresa convincente.

Per il resto, bene Singapore e male Hong Kong.
La seduta europea è iniziata con un tono ancora costruttivo, ma dopo i primi scambi sono intervenute prese di beneficio che hanno riportato in pari il grosso degli indici.
I PMI servizi e composite finali di luglio in EU, in aggregato, danno un quadro piuttosto costruttivo. Cominciamo con la Spagna, il cui PMI servizi ha fracassato il consenso, indicando un ritmo di attività economica ai massimi da marzo 2023, cosa che ha spinto il composite ai massimi da dicembre 2024.
Anche l’Italia si è difesa, con gli indici che mostrano una moderata crescita dell’attività, assai meglio del consenso. Tra i dati già noti, marginali revisioni al ribasso per la Francia e al rialzo per la Germania, che si traducono in marginali revisioni al rialzo per l’EU, con il PMI composite ai massimi da 8 mesi. Rivista al rialzo anche l’UK.
Nella nota, S&P Global ha sottolineato che i miglioramenti sono diffusi ovunque e che l’outlook espresso dalle aziende è tornato ai massimi da inizio anno. Il report è coerente con una crescita dello 0.3% trimestre su trimestre.
Uno sguardo al grafico sotto mostra chiaramente che il rallentamento causato dalla crisi mediorientale è stato interamente recuperato.
Direi che la resilienza mostrata dall’economia europea è davvero notevole, testimoniata anche dal GDP, cresciuto bene nel secondo trimestre 2026 nonostante gli ostacoli. Mettendo questi numeri insieme a quelli delle aziende, riportati nel pezzo di ieri, l’effetto dell’AI e dei relativi investimenti sul ciclo europeo appare evidente.
In mattinata, però, i mercati hanno guardato più alle trimestrali e alle news dallo stretto, e siccome la conferma della riapertura si fa attendere, e il calo del petrolio ha perso impeto, abbiamo avuto prese di beneficio moderate e tassi stazionari.
Anche negli USA vi erano diverse pubblicazioni importanti.

La survey ADP ha confermato un rallentamento della creazione di posti di lavoro negli USA, uscendo sotto le attese. I PMI servizi e composite sono stati rivisti parecchio al rialzo, ma il più seguito, l’ISM — di cui non esiste un report preliminare — a luglio è rimasto sui livelli di giugno, deludendo un consenso che lo vedeva salire. Nei sottoindici si fanno notare una nuova accelerazione dei prezzi e un’inattesa contrazione dell’occupazione, ma anche un’ulteriore accelerazione dei new orders. In generale non male come livello di crescita implicito nel report, ma niente “wow” oggi.
Wall Street è partita in buon rialzo, ma ha poi perso progressivamente momentum, frenata da qualche presa di beneficio sul tech e sulle Magnificent 7. I continui segnali di ottimismo — anche dall’Iran, che ha dichiarato di avere un accordo di massima con l’Oman per la gestione dello stretto, salvo interferenze di terze parti — non hanno avuto particolare impatto nemmeno sull’oil, che oggi si muove poco.
*IRAN FOREIGN MINISTRY SAYS AGREED ON SHIPPING ROUTE WITH OMAN
*IRAN SAYS JOINT STATEMENT IN FINAL DRAFTING STAGE
*IRAN SAYS TALKS WITH OMAN PROFESSIONAL AND MOVING FORWARD
*IRAN SAY NO CURRENT PLAN FOR VISITS TO PAKISTAN AND QATAR
In questo contesto, le piazze europee hanno chiuso tutte più o meno in prossimità della parità o poco sotto. In pausa anche il calo dei rendimenti, con 1-2 bps di rimbalzo sulla maggioranza degli emittenti e delle scadenze. Pochi movimenti anche sui cambi, con il dollaro in ulteriore marginale arretramento. E tra le commodities, con il petrolio rimasto poco distante dalla chiusura di ieri, oggi ci hanno pensato i preziosi a movimentare il quadro, con un balzo di circa il 4% sia per l’oro che per l’argento.
Il movimento dell’oro di oggi, rimasto senza un catalyst specifico, sembra un primo serio indizio che il consolidamento del rally del 2025/inizio 2026 volga al termine e che potremmo essere di fronte a una ripresa del trend rialzista. Infatti l’oro, con una chiusura sui livelli attuali, supera in un colpo solo il consolidamento delle ultime 2 settimane e le medie mobili a 20 e 50 giorni. Queste, però, sono ancora rivolte al ribasso e siamo ancora sotto la media mobile a 200 giorni, testata a marzo e definitivamente rotta a giugno. La resistenza da superare perché il grafico torni stabilmente costruttivo è la stessa media, attualmente poco sotto i 4.500 dollari l’oncia.


