Ottimismo su Medio oriente e trimestrali forti, l’azionario globale tenta il breakout.

Trump ha ritirato l’attacco che aveva promesso di lanciare, e si riparla di negoziazioni, anche se indirette (Iran-Oman), e quindi i mercati, sgravati dalla pressione del petrolio rampante, hanno iniziato molto bene la settimana ieri. L’S&P 500 ha chiuso con un progresso dell’1,48% che lo ha portato sopra la soglia di 7600 punti e a 9 punti dal massimo del 2 giugno. Una salita di 2 decimi oggi produrrebbe un nuovo massimo storico. Il Nasdaq 100 ha preso l’1,78% e il Russell 2000 l’1,73%. Le Magnificent 7 hanno addirittura preso il 3,56% e portano il loro guadagno a 5 giorni all’8%, a dimostrazione di un vero e proprio revival degli hyperscaler, prodotto dalle loro trimestrali. In 5 sedute Microsoft ha preso il 25%, Amazon il 22% e Alphabet il 14%. L’S&P ieri comunque non ha demeritato, conquistando l’1% nonostante l’egemonia delle Big Cap del tech. I settori hanno riflesso ottimismo sul ciclo, con Consumer Discretionary, Industrials, Information Technology, Materials e Financials a guidare, e i difensivi deboli insieme all’energy.

Bene anche le piazze europee, con l’Eurostoxx 50 (+1%) e il Dax (+1,36%) a nuovi massimi infine. Il calo dell’oil ha fatto rilassare anche i rendimenti, con cali da 5 a 8 bps su tutti, o quasi, gli emittenti.

Parlando di ciclo, ieri abbiamo avuto informazioni interessanti. L’ISM manufacturing USA di luglio ha sorpreso in positivo di parecchio, marcando il massimo dal primo trimestre del 2022.


Ora, sappiamo che il manifatturiero in USA ormai conta poco, poco più del 15% (anche se forse, grazie al protezionismo di Trump e all’AI, sta un po’ riprendendosi). Ma resta comunque un settore leading per il ciclo. Inoltre, come si nota dal grafico sotto (in cui manca ancora l’ultima lettura dell’ISM services, che esce dopodomani) il manifatturiero è stato indicato in contrazione per ogni mese tranne uno negli anni 2023, 2024 e 2025, e l’economia USA è stata trainata solo dai servizi. Nel 2026 il manifatturiero è uscito da questa lunga fase depressa di 13 trimestri, e sta ulteriormente accelerando.

Stanotte in Asia anche l’AI infrastructure ha tentato di scuotersi di dosso la negatività. Va da sé che l’indice coreano Kospi è stato il migliore, con un +1,62% favorito dai rimbalzi di Samsung e SK Hynix (+3% e +5%). Più fiacchi gli altri 2 indici tech. Tokyo (+0,3%) in questi giorni viene frenata dal violento rimbalzo dello Yen, favorito dalla “collaborazione” tra il Tesoro giapponese e quello USA. L’intervento USA è stato giustificato con il fine di evitare che il Tesoro giapponese liquidasse Treasury per reperire le risorse in dollari da vendere contro yen sul mercato.

Taiwan è rimasta addirittura invariata, frenata dalla cattiva vena di TSMC (-2%). Il China Complex ha mostrato una performance contrastata, con Hang Seng e HSCEI deboli, e invece Shanghai e soprattutto Shenzhen forti, trainate appunto dal risveglio dell’hardware AI (Star 50 +4%, Chinext +5,5%).

La seduta europea è partita con un buon tono, con le orecchie rivolte verso il Medio Oriente alla ricerca di conferme dei progressi nelle trattative. In tarda mattinata dall’Iran si è appreso che si stava lavorando a un nuovo accordo tra Teheran e l’Oman in cui lo stretto sarebbe stato riaperto, ma sarebbe rimasto sotto il controllo dell’Iran. Gli indici, che si erano un po’ assestati in mattinata in attesa di news, hanno ripreso forza, trainati dal tech, che ha preso ulteriore momentum in mattinata, e da Industrials e Financials. I rendimenti hanno seguito l’oil al ribasso.

Oggi non c’erano dati rilevanti in Europa, ma ce n’erano un po’ negli USA.

Il trade balance USA di giugno è uscito in linea con le attese, con un lieve rallentamento dei flussi. Sono numeri che riguardano ancora lo scorso trimestre, ma restando in argomento vale la pena di osservare che, grazie all’ISM di ieri, la stima per il trimestre in corso della Fed di Atlanta

è passata dal 5% al 6,2%, per poi calare a un sempre ottimo 5,9% a causa dei dati odierni. Ovviamente vi sono ancora pochissimi dati e quindi la stima è molto provvisoria, ma comunque i segnali sono buoni.

I Job openings di giugno (questo report va con un mese di ritardo) sono stati in linea con i payrolls, ovvero mediocri, con offerte in calo e sotto attese, e layoff in aumento. Ma vi è il dato delle dimissioni volontarie molto sopra attese, un segnale di dinamicità del mercato del lavoro. Domani abbiamo l’ADP e venerdì i payrolls, survey riferite a luglio, che quindi ci diranno qualcosa di nuovo.

Wall Street è partita con buoni progressi, e poi ha accelerato al rialzo trainata dalla ripresa in grande stile del trade AI hardware (memorie,semicondttori etc) e alcune single stories (Palantir +25% sulla trimestrale). Anche Caterpillar,

azione solitamente considerata un buon indicatore del ciclo globale, ha fatto molto bene. Alla fine, i data center, oltre che di semiconduttori, necessitano di sedi e capannoni: quindi gli investimenti in AI non vanno solo in hardware, ma anche in fondamenta e muri.

Ad aiutare il sentiment sono poi giunte ulteriori anticipazioni di una possibile firma di accordo nelle prossime ore. Così l’oil ha accumulato un calo consistente e l’S&P 500 ha decisamente accentuato il breakout.

BESSENT: DEAL POSSIBLE TUESDAY OR WEDNESDAY ON HORMUZ – CNBC INTERVIEW
RUBIO SAYS NOTHING FINAL ON HORMUZ, HOPING AGREEMENT WILL HAPPEN VERY SHORTLY
IRAN MAY ALLOW EUROPE TO CLEAR HORMUZ MINES
OIL PRICES EXTEND LOSSES TO HIT SESSION LOWS; BRENT LAST DOWN 4.7%, WTI DOWN 5.4%

Le piazze europee ne hanno approfittato per mettere a segno buoni progressi, dell’ordine del punto percentuale o poco sotto. Ma hanno anche prodotto dei breakout (nel grafico sotto Dax, Eurostoxx 50 e FTSE Mib) che, se confermati, aprono a buoni progressi ad agosto, anche perché gli indici non sono così ipercomprati.


La robusta discesa del petrolio favorisce discreti cali dei rendimenti, dell’ordine di 6-7 bps, mentre il dollaro resta sotto pressione dopo l’ammissione del Tesoro USA di stare supportando lo yen. Tra le commodity, oltre all’oil, buoni i recuperi dei metalli preziosi e industriali, ma il grafico più interessante è quello del rame, che sta testando una resistenza già attaccata 2 o 3 volte negli scorsi mesi. Che sia la volta buona?

Dopo la chiusura europea l’S&P 500 ha aggiunto qualcosa ai suoi progressi. Anche qui il grafico è interessante, perché mostra un deciso breakout da parte di un indice che non è nemmeno particolarmente ipercomprato. Le prossime 3 sedute sembrano abbastanza importanti nel definire la direzione di agosto. E non mancano i market mover, tra dati e news sullo stretto, in grado di spingere in su o in giù l’equity.

Dal punto di vista dei fondamentali, un breakout, dopo queste settimane di consolidamento, è pienamente giustificato. DB ha pubblicato il suo aggiornamento sull’earning season a Wall Street e i risultati sono molto buoni. Con il 66% della capitalizzazione di borsa dell’S&P 500 che ha riportato (303 aziende su 498 dell’indice), l’87% dei titoli ha battuto le stime, contro la media di lungo periodo che si attesta al 74%. La sorpresa aggregata è del 7%, vs una media di lungo periodo del 4,9%. Questi risultati sono ancora più sorprendenti se si pensa a quanto erano elevate le attese, e al fatto che avevano continuato a salire nel run-up verso l’inizio delle pubblicazioni.

Anche la percentuale di aziende che ha battuto le stime di fatturato è molto alta, 77% contro una media del 59%, e la sorpresa aggregata è del 3% vs 0,5% di media di lungo periodo.

Questi numeri proiettano un earning growth del 33% anno su anno, se la sorpresa mediana delle aziende che devono ancora riportare si manterrà attorno all’attuale 5%.


Riguardo ai singoli settori, al momento tutti mostrano crescita degli utili, e 8 su 11 crescono a doppia cifra. Un bel cambiamento rispetto a 1 anno fa, quando a mostrare crescita erano solo il tech e i financials. Sette settori su 11 mostrano accelerazione.

Il tech e l’AI continuano ad essere il  principale traino, contribuendo per  il  57% della crescita totale.  Ma 1 anno fa la  contribuzione era per il 90%.

Anche la crescita del fatturato ha accelerato, dal 10% al 14% sulla base dei numeri attuali. Se escludiamo il post-Covid, bisogna andare a fine anni ’90 per trovare una crescita più forte, che durò per 5 trimestri consecutivi.

E l’Europa come sta andando? Qui ci viene in aiuto Morgan Stanley, che, con il 75% delle aziende che ha riportato, sintetizza il quadro definendo l’earning season del Q2 2026 come “the strongest in years”, con un 45% netto di aziende che ha battuto le stime. Il 25% netto delle trimestrali ha prodotto un aumento delle stime di EPS per i prossimi 12 mesi.


Chiaramente non siamo ancora ai livelli degli USA. Ma questi valori e questo comportamento del consenso sono assai insoliti per l’earning season europea media, come mostra il grafico sotto. Solitamente le attese di consenso in Europa si deteriorano.