
NB : LAMPI SALTA UN USCITA E TORNA LUNEDI’ 17 AGOSTO
Marginale salita, ieri sera (mercoledì), per Wall Street, con l’S&P 500 in progresso dello 0,26% e il Nasdaq 100 dello 0,74%. Bene anche il Russell 2000, in rialzo dello 0,61%, mentre male le Magnificent 7, ancora oggetto di rilevanti prese di beneficio su Meta, Tesla, Amazon e Microsoft. Per superare il record storico in chiusura, segnato venerdì scorso, manca uno 0,12%. Quindi la price action poco ispirata di questi giorni nasconde comunque un trend di fondo abbastanza solido.
Un moderato supporto al mercato è arrivato dalla pubblicazione del CPI USA di luglio, assolutamente in linea con le attese ma, messo insieme al dato di giugno, abbastanza benigno. I rendimenti sono calati moderatamente per effetto del report.
La seduta asiatica ha avuto un tono decisamente contrastato. I 3 indici tech sono saliti: Seul del 3,5%, Tokyo e Taiwan di oltre l’1%. Viceversa il resto è sceso: le “H” shares cinesi solo marginalmente, le “A” shares di mezzo punto, Sydney e Mumbai di un paio di decimali, Vietnam e Jakarta di oltre un punto. Sul fronte macroeconomico l’unico dato è stato un PPI di luglio ben sotto le attese, sostanzialmente ignorato.

Dopo una serie di 4 false partenze nelle ultime 4 sedute, l’azionario europeo ha trovato modo di partire ancora con toni costruttivi, favorito dal progressivo calo del petrolio in mattinata, avvenuto senza particolari catalizzatori evidenti, se non crescenti indiscrezioni su un aumento del passaggio di petrolio nello Stretto di Hormuz, non ben rappresentato nelle statistiche ufficiali. Questo perché alcune navi spengono il tracciamento per non farsi notare mentre attraversano lo Stretto, per poi trasferire il carico su altre navi appena fuori dallo Stretto (i cosiddetti “shuttle transfers” o “shuttle transits”). L’operatore più attivo in questa pratica sarebbe ADNOC (la compagnia petrolifera statale degli Emirati Arabi Uniti), che starebbe usando questo sistema di “transiti oscuri” per trasportare anche petrolio iracheno verso raffinerie asiatiche.
Vale la pena riportare alcuni numeri sulla situazione domanda/offerta di petrolio, sfruttando un’analisi di Mohit Kumar, market strategist di Jefferies. Prima della guerra, l’offerta globale era intorno a 107 MBD [Million Barrels per Day], con una domanda intorno a 105 MBD: ne derivava un surplus di circa 2 MBD. Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz (SoH) era di circa 20 MBD, di cui 15 di greggio e il resto prodotti raffinati e altro. L’80% del traffico di greggio era diretto verso l’Asia, con Cina e India come principali acquirenti. Attualmente le stime IEA indicano un’offerta globale di 102 MBD contro una domanda globale di 103,4, il che lascia un deficit di 1,4 MBD ad agosto. L’ammontare ufficiale di traffico nello Stretto è sceso a circa 1 MBD ma, in virtù di quanto detto sopra a proposito dei transiti oscuri, i numeri non ufficiali suggeriscono che il traffico possa essere superiore.
Allargando lo sguardo, il quadro di domanda e offerta non appare così negativo nonostante la chiusura dello Stretto, per diverse ragioni:
- la Cina ha ridotto i propri acquisti di circa 4 MBD e sta attingendo alle proprie riserve;
- gli Stati Uniti hanno aumentato la produzione e le esportazioni verso l’Europa;
- a livello globale, praticamente ogni area sta attingendo alle proprie riserve;
- gli shuttle transfers fanno sì che il traffico effettivo attraverso lo Stretto sia superiore a quanto rilevato ufficialmente;
- le rotte alternative attraverso gli oleodotti hanno in parte alleviato la carenza di offerta dovuta allo SoH.
Questo spiega perché la reazione del petrolio a questa seconda chiusura sia stata più blanda e, se i rendimenti hanno effettivamente reagito (anche per via della retorica delle banche centrali e della solidità delle economie), i mercati azionari hanno invece accusato molto poco il nuovo blocco. In assenza di una vera e propria escalation che comprometta seriamente la capacità produttiva dell’area, credo che il petrolio possa fermarsi intorno a questi livelli, con un impatto gestibile sulle economie mondiali, grazie al supporto derivante dagli investimenti sull’AI e dal suo effetto accrescitivo sulla produttività.
Oggi erano previsti parecchi dati macro nel Regno Unito, e va detto che il quadro che ne emerge è positivo.

Il GDPè più o meno in linea con le attese, ma su livelli robusti, almeno rispetto al recente passato. I consumi privati e gli investimenti sono sopra le attese, ed è stata la spesa pubblica a frenare la crescita. Anche il canale estero ha mostrato dinamicità, nonostante sottragga qualcosa al numero complessivo. A giugno la produzione industriale è un po’ fiacca, ma non lo sono le costruzioni e i servizi. In generale, un quadro migliore delle attese. In mattinata il petrolio ha accentuato i cali e, di conseguenza, azionario e obbligazionario hanno reagito bene, aumentando i progressi.
Negli USA erano previsti altrettanti report macro.

I sussidi di disoccupazione settimanali sono rimbalzati leggermente ma restano bassi. Il monte percettori ha invece sorpreso al ribasso. I prezzi alla produzione USA di luglio sono usciti in linea con il consenso, forse marginalmente sopra a causa delle revisioni di giugno. Ma vale quanto detto per il CPI: un altro dato benigno, dopo giugno. Le componenti che confluiscono nel PCE — airfares, medical services e financial services — si sono comportate bene, per cui il dato, che conosceremo a fine mese, dovrebbe collocarsi intorno allo 0,2%.
Wall Street è partita bene e ha accumulato buoni progressi, complice un petrolio che nel pomeriggio è arrivato a perdere quasi il 4%. Il greggio ha poi bruscamente invertito la rotta, sempre senza catalyst che io possa aver notato, recuperando gran parte del calo, e l’S&P 500 ha al momento dimezzato i guadagni. Su queste basi, le piazze europee hanno ricalcato la price action delle ultime 4 sedute, cancellando i progressi accumulati in mattinata, per chiudere in prossimità della parità o poco sotto. A frenare gli indici sono ancora energy e materials, mentre i settori migliori sono stati IT, consumer staples, communication services e financials. Anche i rendimenti hanno un po’ risentito del ritorno del petrolio, ma conservano gran parte dei cali maturati in giornata. L’euro e gli altri cross sono piuttosto stabili, mentre tra le commodity si vedono prese di beneficio sui preziosi.
Wall Street al momento tiene il grosso dei progressi. Se la chiusura avverrà a questi livelli, o anche poco sotto, avremo un nuovo record storico per l’S&P 500; al Nasdaq 100 mancano invece ancora 2-3 punti percentuali.

