
Seconda seduta negativa per Wall Street ieri (lunedì), con l’S&P 500 in calo dello 0,67% e il Nasdaq 100 in discesa dello 0,32%. Male le Magnificent 7, a -1,44%, e negativo anche il Russell 2000 Small Caps, a -0,50%. Chiaramente, il tema geopolitico continua a generare pressioni su petrolio, rendimenti e sentiment. Dalla speranza di qualche genere di accordo (non si sa bene quale) che circolava all’inizio della scorsa settimana, siamo approdati a una fase in cui le parti non dialogano, ma si promettono battaglia, e l’idea di una pace è quanto mai lontana.
Il petrolio ieri, a fronte delle dichiarazioni di parte iraniana sul cambio di approccio da difensivo a totalmente offensivo, ha preso oltre il 2%, tutto sommato un progresso moderato a fronte delle news. Ma i bond hanno visto i rendimenti salire forte, con una raffica di record da oltre 10-15 anni per i principali benchmark. I tassi a 10 anni di Giappone, Germania e Francia hanno fatto i massimi pluriennali, mentre il 30 anni USA ha fatto registrare il massimo dal 2007.
Se uno però va a scomporre i rendimenti nominali, trova che in USA le aspettative di inflazione di medio periodo sono rimaste decisamente ancorate (breakeven a 10 anni, linea nera in basso), mentre a salire sono stati i tassi reali, linea blu.

E per quanto riguarda l’Europa, il quadro è analogo. Il riaprirsi della crisi in Medio Oriente ha prodotto un rimbalzo dei breakeven di una decina di bps appena, mentre i rendimenti reali, all’1,06%, sono tornati sui massimi dal 2011.

Ora, tradizionalmente, la salita dei rendimenti reali sul cosiddetto “free risk”, ovvero il rendimento privo di rischio, si mette in relazione con l’aumento delle aspettative di crescita. In questo caso, bisogna però mettere un po’ di tara a questa interpretazione. Sicuramente, parte delle pressioni ribassiste sui mercati obbligazionari globali sono legate all’aumento dei deficit (in particolare in Germania, storicamente considerata il free risk europeo, e in USA, dove ora l’amministrazione si trova a dover restituire i dazi cancellati dalla sentenza della Corte Costituzionale). Quindi, parte dell’aumento si può ascrivere all’impatto dell’aumento delle emissioni per finanziare l’aumento dei deficit. Questo è un tema molto dibattuto, specie nelle fasi, come questa, di rapido rialzo dei rendimenti. Ma, a mio modo di vedere, anche le attese di accelerazione della crescita hanno un impatto sui rendimenti reali.
Come più volte argomentato nelle ultime settimane/mesi, l’avvento dell’AI, con l’ammontare di investimenti che smuove e l’aumento della produttività che alimenta, costituisce un robusto motore di crescita. Non solo, ma l’aumento della produttività è un fattore disinflazionistico. Quindi, vedere un trend dei rendimenti a medio-lungo termine in salita, con aspettative di inflazione a medio termine che restano ancorate, in questa fase non è così strano.
Venendo alla giornata odierna, il mood negativo di ieri si è comunicato alla seduta asiatica, che ha avuto in generale un andamento opaco. Al mix si sono aggiunte anche prese di beneficio sul tech e sul trade AI. Il Nikkei, che aveva inanellato 6 sedute di rialzo consecutive, ha ceduto il 2,5%. Il Kospi, che aveva guadagnato il 10% in 5 sedute, ha ceduto l’1,3%. Taiwan ha ceduto l’1,2%. In calo anche Mumbai, mentre il China Complex, in aggregato, ha chiuso poco variato, così come l’Australia. In progresso Vietnam e Indonesia.
A pesare sull’azionario giapponese anche il fatto che il rendimento del JGB a 10 anni è salito di ulteriori 6 bps stamattina, al 2,93%, a marcare il massimo da 30 anni. In Giappone esiste un tema legato al rialzo dei tassi: le istituzioni finanziarie, dopo decenni di tassi a zero, stanno accumulando enormi quantità di unrealized losses, ovvero perdite latenti in bilancio dovute al deprezzamento dei bond acquistati negli anni a rendimenti bassi/negativi.
Con i rendimenti in rialzo e il tech in fase correttiva, la seduta europea è partita con un tono negativo. A frenare gli indici generali, oltre all’IT, anche i ciclici e i rate sensitive (Financials, Real Estate, Materials, Industrials).
Il mercato obbligazionario ha dovuto assorbire anche le dichiarazioni del capo economista della BCE, Lane, secondo il quale l’inflazione in EU si manterrà attorno al 3% nella seconda metà dell’anno. In termini di politica monetaria, la curva già scontava un rialzo quasi con certezza al meeting BCE di novembre. Ma la probabilità che entro luglio 2026 i rialzi siano 3 da parte della banca centrale ha superato il 50% per effetto di queste dichiarazioni.
ECB CHIEF ECONOMIST PHILIP LANE SPEAKS ON IRELAND’S RTE – BBG
LANE: INFLATION TO HOVER AROUND 3% LEVEL FOR REST OF YEAR
LANE: REALLY UNCERTAIN SITUATION
LANE: INFLATION DEPENDS ON ENERGY PRICES
LANE: RIGHT NOW FOOD INFLATION IS RELATIVELY LOW
LANE: WEATHER EVENTS CREATE UPWARD PRESSURE ON INFLATION
LANE: WEATHER EVENTS TO BE SEEN MOSTLY IN 2027
LANE: FOOD INFLATION TO BE A KEY INFLATION DRIVER IN 2027
LANE: EUROPEAN ECONOMY IS GROWING
LANE: EUROPEAN ECONOMIC GROWTH NOT TOO BAD
In mattinata erano previsti report in UK e Germania.

I dati sul mercato del lavoro UK sono lievemente peggiorati a giugno, con salari che hanno mostrato un calo inferiore alle attese, disoccupazione un po’ più alta e meno posti occupati. Ma nulla di tremendo.
Lo ZEW tedesco ha fatto meglio delle attese, un miglioramento debitamente annunciato dalla salita del DAX nella prima parte del mese.
Il sentiment ha fatto un nadir a metà mattinata e poi si è moderatamente ripreso.
In USA erano in pubblicazione diversi report.

L’ADP settimanale, media a 4 settimane, che era calato da 40.000 nuovi occupati di media a meno di 10.000, ha dato un primo segnale di inversione. Gli import prices di luglio, scarsamente rilevanti, sono usciti più bassi delle attese.
I nuovi cantieri di luglio hanno deluso, ma i permessi di costruzione invece sono andati bene e dovrebbero deporre bene per i prossimi mesi. I compromessi immobiliari, però, sono stati deboli. La produzione industriale di luglio è più o meno in linea.
Wall Street è partita in calo, zavorrata dal tech, che qui pesa parecchio. A frenare l’indice generale, oltre all’IT, ci sono Industrials, Materials e Communication Services, ma sono ben 7 i settori in progresso (Health Care, Energy, Consumer Staples, Utilities, Financials, Consumer Discretionary e Real Estate). I rendimenti si sono però presi una pausa dal rialzo.
Nel pomeriggio, le news dal Medio Oriente hanno continuato a essere brutte e così il sentiment ha ripreso a deteriorarsi.
TRUMP: NO IRAN TALKS, NAVAL BLOCKADE CONTINUES
UAE’S DEFENSE MINISTRY SAYS IT DETECTED TWO BALLISTIC MISSILES LAUNCHED FROM IRAN
UAE’S DEFENSE MINISTRY SAYS READY TO DEAL WITH ANY THREATS
IRAN FM SAYS TEHRAN REJECTED CEASEFIRE PROPOSALS
IRAN FM SAYS WAR MUST END, NOT PAUSE
Abbiamo quindi la terza seduta di calo consecutiva per l’azionario continentale, che dà quindi a questo consolidamento una crescente aria correttiva. I rendimenti hanno un po’ limato i rialzi, che però restano significativi, a generare una nuova serie di record. Il rendimento del Bund ha raggiunto il 3,25%, a 10 bps dal massimo del marzo 2011.
Uno sguardo al grafico mostra un breakout, che però appare non troppo dissimile da quello di maggio scorso, poi rivelatosi temporaneamente falso. C’è un bell’ipervenduto: vediamo se in settimana facciamo un massimo locale e ritracciamo.

I cambi, in questi giorni, sembrano molto poco interessati da queste dinamiche e chiudono quasi stabili. I vari cross sono poco mossi.
Tra le commodity, il petrolio è poco più che stabile, ma i metalli vedono a loro volta robuste prese di beneficio.

