
Chiusura moderatamente negativa ieri sera (mercoledì) per Wall Street con l’S&P 500 in calo di 0.34%. Apparentemente, ad affondare (termine invero un po’ esagerato per questo tipo di calo) l’indice è stato Trump con una serie di comunicazioni via social:
1) Il Presidente ha dichiarato che sta per “adottare immediatamente misure per vietare ai grandi investitori istituzionali di acquistare ulteriori abitazioni unifamiliari”. Questo ha pesato sugli operatori di settore e sulle immobiliari
2) Trump ha poi scritto che vieterà alle aziende del settore difesa il pagamento di dividendi e i buyback di azioni, se non investiranno di più nella produzione e nella manutenzione. Ha poi varato un ordine esecutivo a tale proposito. Inutile dire che le aziende del settore sono calate.
Al di la dei provvedimenti specifici, forse il mercato non ha gradito il fatto che Trump abbia iniziato a varare provvedimenti “non business frendly” , con il chiaro intendo di recuperare favore col pubblico da un lato, e stimolare il riarmo del paese dall’altro.
Dopo la chiusura però il Presidente ha richiesto di elevare il budget difesa dell’anno fiscale 2026 da 1 trilione di dollari a uno e mezzo, cosa che ha totalmente invertito la dinamica sul settore difesa. Il tema del neo-populismo di Trump però ha continuato a premere sui futures alla riapertura dell’Asia. Eventualmente anche orribile vicenda dell’uccisione di Minneapolis può aver avuto un piccolo ruolo, nella misura in cui potrebbe impattare sulla popolarità di Trump, già in crisi, anche se le Midterm sono ancora abbastanza lontane.
Tornando alla seduta di ieri, la debolezza si è manifestata anche su Small Caps (Russell 2.000 -0.18%) e soprattutto sulle Mid Caps (S&P 500 Equal Weght – 1.15%) mentre ha risparmiato il tech (Nasdaq 100 +0.17%).
La seduta asiatica ha accolto in pieno, ed anzi esaltato, il clima opaco della chiusura USA. Dei principali indici, solo Sydney ha prodotto modesti progressi, e Seul ha chiuso in pari, trainata dai semis (Samsung Electronics estimates nearly three-fold profit surge as memory prices skyrocket link ).
Perdite marginali da parte di Shanghai, Taiwan, Vietnam e Indonesia, e sostanziose da parte di Shenzen, Mumbai, HSCEI, Hang Seng e Tokyo, queste ultime 4 oltre il punto percentuale di passivo.
A offrire supporto all’azionario australiano, eventualmente un collasso dei rendimenti dei bonds locali, prodotto dalle dichiarazioni dovish del governatore della Reserve bank of Australia Hauser, dopo le sorprese al ribasso sul CPI di ieri. In realtà Hauser non è stato poi così accomodante, ma il mercato prezzava quasi 2 rialzi nel 2026, mentre lui ha dichiarato che sull’inflazione lo sguardo deve essere a 1 o 2 anni, cosa che è andata a ridurre le aspettative di rialzo.
Su Tokyo, la peggiore delle piazze asiatiche può aver pesato un dato di salari reali in calo ben superiore alle attese (-2.8% ano su anno a novembre vs -1.2% atteso. Un numero che può accentuare la determinazione della Bank of Japan a combattere l’inflazione. E poi c’è il tema della continua salita delle tensioni con la Cina, che in un ulteriore mossa di disturbo ha fermato le esportazioni di terre rare verso il Giappone.
Link China Deprives Japan of Rare-Earths Supply, Escalating Dispute
In Cina, l’immobiliare Vanke ha infine raggiunto un accordo con i creditori per estendere i prestiti che non può rimborsare. In compenso le autorità prima hanno bloccato le licenze per comprare i chip di Nvidia e poi hanno corretto il tiro.
link China Vanke wins nod from banks to defer interest payments, sources say
link China Tells Tech Companies to Halt Nvidia H200 Chip Orders
*CHINA TO APPROVE SOME NVIDIA H200 PURCHASES AS SOON AS THIS QTR – BBG
*BEIJING TO BAR H200 FROM STATE BODIES, CRITICAL INFRASTRUCTURE
*CHINA IS SAID TO ALLOW COMMERCIAL USE OF NVIDIA’S H200 AI CHIP
La seduta europea è iniziata con un tono nervoso, ma non così negativo come in Asia. Chiaramente le news negli USA hanno alimentato forza anche nei titoli della difesa europei. Anche i difensivi hanno contribuito a supportare i corsi. Volatilità ma poca direzionalità sui tassi.
Tra i dati pubblicati in mattinata, hanno rilevanza solo i factory orders tedeschi di novembre, decisamente sopra consenso (+5.6% da precedente +1.6% vs stime per -1%). Non di immediato impatto ma decisamente buono il dato di disoccupazione italiano di novembre al 5.7% con il dato di ottobre rivisto a 5.8% da 6%.
Anche oggi, per contro, l’agenda macro USA è stata bella nutrita. Come ieri, il quadro aggregato offre uno scenario positivo.

Il challenger job cuts di dicembre, uscito in anticipo mostra un calo dei tagli rispetto a dicembre 2024 e un totale di tagli al minimo da luglio 2024, mentre i piani di assunzione totalizzano 10.500 unità massimo per dicembre da dicembre 2022.
La produttività del terzo trimestre è uscita leggermente sotto attese, ma in assoluto è elevatissima, favorita da un calo del costo del lavoro per unità di prodotto assai oltre attese. Il tutto sembra richiamare chiaramente l’impatto dell’AI sulla produttività aziendale. Direi good news per gli utili. Non a caso quelli del terzo trimestre sono stati molto buoni.
I sussidi di disoccupazione settimanali continuano ad essere molto bassi, anche se il monte percettori resta elevato . Ma quello viaggia con una settimana di ritardo ed è forse distorto dalle festività.
Il trade balance di ottobre continua a mostrare un impatto dei dazi con un deficit molto più ridotto delle attese, che depone bene per il dato di GDP.
Se vogliamo avere una raffigurazione di insieme dell’impatto dei dati odierni sulle stime di crescita del trimestre appena concluso, basta guardare alla modifica che hanno causato (insieme anche ai report di ieri, beninteso) alla stima del modello della Fed di Atlanta GDP Now: da +2.7% di lunedi a +5.4% di oggi.
Con queste premesse, sorprende poco che i rendimenti in US rimbalzino e il Dollaro anche. E questo nonostante che il segretario del Tesoro USA Bessent abbia dichiarato che l’unica cosa che manca per un economia più forte sono altri tagli dei tassi. Una bella dichiarazione da fare in un giorno in cui le stime di crescita fanno questo tipo di balzo, e dobbiamo ancora scontare pienamente i 75 bps di tagli della seconda metà del 2025. Bessent ha aggiunto che i candidati in lizza per la poltrona di powell sono rimasti 4, e che il presidente potrebbe annunciare il successore prima o dopo il summit di Davos (che si tiene tra il 19 e il 23 gennaio)
Miran, membro Fed in eventuale uscita (ha sostituito Kugler ad agosto e il suo mandato scade entro un mese, ma nulla vieta che sia confermato) ha ribadito quanto detto ieri, ovvero che vorrebbe 150 bps di tagli nel 2026.
link Treasury Secretary Bessent says more Fed rate cuts are ‘only ingredient missing’ for stronger economy
*BESSENT: STILL FOUR CANDIDATES TO SUCCEED POWELL
*BESSENT: TRUMP MAY DECIDE ON FED RIGHT BEFORE OR AFTER DAVOS
*FED’S MIRAN: I’M LOOKING FOR ABOUT 1.5 POINTS OF CUTS IN 2026
*MIRAN: COULD ADD ABOUT A MILLION JOBS WITHOUT CAUSING INFLATION
*MIRAN: THINK IT’S REALLY DIFFICULT TO ARGUE POLICY IS NEUTRAL
*MIRAN: DON’T KNOW ANYTHING ABOUT MY FUTURE AT THE FED
Wall Street è rimasta un po’ più impantanata, visto che questo tipo di numeri allontana (forse) ulteriore easing. E comunque ad alimentare incertezza, nel breve, resta la situazione geopolitica, la pubblicazione del labour market report di dicembre domani, e, ultimo ma non meno importante, la sentenza della corte suprema sui dazi giustificati dal IEEPA (International Emergency Economic Powers Act), che potrebbero venire annullati.
Bloomberg riporta che il numero delle aziende che stanno predisponendosi a denunciare l’amministrazione e richiedere indietro i dazi supera le 1.000 unità. L’ammontare che l’amministrazione ha raccolto sotto IEEPA è di 133 miliardi, e una sentenza negativa costringerebbe a restituirlo, con impatto negativo su deficit e debito, e quindi sui treasury, e positivo sulle aziende che si vedrebbero restituire i fondi non so se come cash o più probabilmente come credito di imposta: in ogni caso, un erogazione assimilabile a stimolo fiscale. Vedremo cosa avverrà domani. Secondo il bookmaker Polymarket Trump ha solo il 25% di probabilità di portare a casa un verdetto favorevole.
Le piazze europee, su queste basi, chiudono poco mosse, con Eurostoxx 50 e Stoxx 600 marginalmente negativi, il Dax in pari e Milano e Madrid in marginale rialzo. I rendimenti a fine giornata mostrano una marginale tendenza al rialzo, mentre l’€ cede ancora qualcosa ad un dollaro supportato dai dati. Le commodities vedono infine un rimbalzo del petrolio, ma metalli industriali e preziosi ancora deboli e volatili.
A poco più di 2 ore dalla chiusura Wall Street non ha ancora deciso che direzione prendere. Le Small Caps del Russell 2.000 balzano però di oltre un 1% a marcare nuovi massimi nel durante.

