I venti di pace ee il tech lanciano Wall Street, ma il prezzo dell’oil resta elevato.

Ancora un rally poderoso  ieri sera a Wall Street, con l’S&P 500 che ha guadagnato lo 0.8% chiudendo a nuovi massimi storici, e il Nasdaq 100 (+1.4%) che ha fatto a sua volta il  record  storico, inanellando 11 sedute positive consecutive.
Appena martedì la  piazza USA aveva recuperato  i livelli pre scoppio della  guerra, chiudendo l’episodio in 30 trading sessions, le prime  21 per calare del 7.8% e appena 9 per recuperarlo interamente. Direi un episodio che si colloca abbastanza bene dentro la  statistica del drawdown per geopolitica, ma con l’eccezionalità che il recupero ha impiegato meno della metà  del tempo che aveva occupato il calo. Questo, e la  facilità  e  velocità con cui l’indice ha attraversato il range di gennaio e febbraio ci dice qualcosa sulla forza con cui si sta riproponendo in trend rialzista.


In altre parole, come mostra il  grafico   sopra,  il mercato ci ha messo 3 sedute a superare un area che lo aveva contenuto per 2 mesi,  con una concentrazione enorme di volumi scambiati in quel range, che avrebbe dovuto costituire una buona resistenza.
Volendo mettere un po’  di contesto storico  al  concetto  di forte momentum espresso  sopra, Thrasher Analytics ha osservato che solo  2  volte  (indicate nel  grafico  sotto) negli ultimi  45 anni l’S&P   500 è  passato  dalla  condizione di ipervenduto  (RSI 14 daily sotto  30) a ipercomprato (RSI 14 oltre 70) in 15 giorni o  meno. Nel grafico, di ieri,  si indica 68 ma  oggi  abbiamo  superato 70 nel  durante.

Sono solo  2 osservazioni (tre con oggi) ma il messaggio è chiaro. E’ un segnale  di forza del trend. A tale proposito, il  2017 me lo ricordo piuttosto bene.

La  seduta  asiatica ha coerentemente mostrato un tono bello positivo, con Tokyo, HSCEI e Seul tutti oltre il 2% di progresso. Il  Nikkei ha fatto il record  storico, a  sua volta  superando  il  massimo di fine febbraio. Inutile  dire che è  stato  il tech a trainare, con anche l’indice Hang Seng tech che è  uscito dal suo letargo con un +3.7%.
Bene anche Hong Kong, Shenzen,  Shanghai, Taiwan e Vietnam,  mentre l’Indonesia è rimasta al  palo, e Sydney e Mumbai hanno ceduto un paio di decimali. Si vede bene dove è che manca il supporto del tech di questi tempi.
Sul  fronte macro  oggi erano molto  attesi i numeri cinesi su GDP del  primo trimestre, e dati macro di marzo.

Riguardo  il GDP, poco  da dire.  Meglio  delle  attese ed in linea con il vecchio target. Ma si sa,  in Cina il  GDP  non è  una misurazione ma un obiettivo,  e quindi le  amministrazioni lavorano per raggiungerlo, aggiungendo investimenti in infrastrutture e altro alla bisogna. I prezzi delle case hanno continuato a calare a marzo, ma meno che a febbraio. La  produzione industriale ha fatto meglio delle  stime  ma  le retail  sales  no,  a  indicare un economia ancora sostenuta da un potente apparato produttivo,  che trova ancora forte sbocco all’estero (vedi surplus commerciale) ma una domanda interna debole,  questo  mese  probabilmente contenuta dall’infuriare della guerra e relative incognite su petrolio. In generale  però dati discreti.

La seduta europea è partita ancora con un tono costruttivo, un occhio nervoso al petrolio, stabile nella  seduta asiatica,  l’altro sui fasti di Wall Street.  Oltretutto,  il consenso per l’earning season europea è  di un earning growth non cosi arrembante  come negli USA (le  stime sono per un 4% a Q1  2026 – fonte Goldman Sachs),  il che secondo me spiega il divario tra i 2  rimbalzi di S&P 500 ed Eurostoxx 50 più di quanto  lo faccia il fatto che gli USA sono autosufficienti come energia..

Gli unici numeri un po’ interessanti in mattinata sono stati i dati macro  di febbraio in UK, in generale  migliori delle attese, e nemmeno di poco.

Si tratta di dati “vecchi”,  pre crisi mediorientale. Però se la crisi si risolvesse in tempi non troppo lunghi, magari l’ impatto grosso sull’economia UK (e le altre) sarà contenuto e magari questi numeri buoni mantengono un significato. Per il resto i dati di CPI di marzo in Italia ed EU sono stati rivisti al rialzo di 1 decimale.
In mattinata il mercato azionario continentale ha quindi accumulato un po’ di progressi,  e i rendimenti hanno mostrato moderati cali.
Dei dati macro in pubblicazione in US, mi soffermerei solo  sui sussidi di disoccupazione, che sono tornati a ridosso  di quota 200.000, sotto  attese, e continuano ad indicare per  lo meno stabilità del  mercato del  lavoro.

Sul fronte geopolitico,  a metà giornata hanno cominciato a circolare insistenti indiscrezioni su un cessate il fuoco tra Israele e l’Iran,  con partecipazione di Hezbollah
CEASEFIRE BETWEEN ISRAEL AND LEBANON EXPECTED ‘SOON’, SAY LEBANESE OFFICIALS – FT
Detto questo,  verso l’apertura di Wall Street il  newsflow  si è  momentaneamente deteriorato. I commenti di Hegseth hanno ricordato che ci sono altre 10.000 truppe USA in arrivo in Medio Oriente a breve, e  anche su Iran USA sono uscite headline dubitabonde.
** HEGSETH: FORCES ARE POSTURED TO RESTART COMBAT OPS IF IRAN CHOOSES POORLY AND DOESN’T AGREE TO DEAL
** THERE IS NO CALL PLANNED BETWEEN LEBANESE PRESIDENT AND ISRAELI PM IN NEAR FUTURE, THREE LEBANESE OFFICIALS SAY
** PAKISTANI FOREIGN MINISTRY SPOX: NO SPECIFIC DATES YET FOR A NEW ROUND OF TALKS

Il  petrolio ha ritrovato forza, e questo ha prodotto  un apertura incerta di Wall Street e un incupimento del  sentiment in Eurozona,  con i principali indici che hanno restituito i guadagni e sono passati in perdita, con l’eccezione del  Dax,  sostenuto dai colossi tech Sap e Infineon.
Wall  Street, dopo un breve imbarazzo, ha ripreso a macinare, trainata da semiconduttori e altro tech, rianimata anche dalle notizie sull’effettività del  cessate il  fuoco in Libano.
** ISRAELI SOURCE TO REUTERS: A CEASEFIRE IN LEBANON COULD BE ANNOUNCED AS SOON AS TONIGHT APRIL 16
** HEZBOLLAH LAWMAKER HASSAN FADLALLAH: WE WERE INFORMED BY IRAN’S AMBASSADOR IN BEIRUT THAT ONE-WEEK CEASEFIRE COULD BEGIN THIS EVENING
** ASKED WHETHER HEZBOLLAH WOULD COMMIT TO TRUCE, FADLALLAH SAID EVERYTHING IS TIED TO ISRAEL’S COMMITMENT TO HALT ALL FORMS OF HOSTILITIES

La cosa non ha avuto particolare effetto ne sul petrolio però, ne sull’azionario continentale che non ha recuperato quasi nulla, chiudendo con marginali perdite, frenato dalla cattiva vena dei finanziari. La  forza dell’oil ha esercitato  pressioni anche sui bonds, che hanno visto  i cali di rendimento scemare. Stesso discorso per l’€ che ha accumulato  un modesto  ribasso, e per i preziosi.
Dopo la chiusura europea, la notizia che funzionari arabi ed europei rimasti anonimi ritengono che per la  pace tra Iran e USA occorreranno 6 mesi ha prodotto un ulteriore rialzo del petrolio, oltre il  4% (col brent nuovamente vicino a 100$) e questo ha affievolito ulteriormente  il  sentiment e indotto anche Wall Street a limare i guadagni un po’.
GULF, EUROPEAN OFFICIALS SEE US NEEDING 6 MONTHS FOR IRAN DEAL
(Bloomberg) — Some Gulf Arab and European leaders believe that a US-Iran peace deal will take about six months to be agreed and that the warring sides should extend their ceasefire to cover that timeframe, according to officials from the regions familiar with the matter.
Vedremo dove sarà la  chiusura. Il  Nasdaq 100 continua a guidare il rialzo, e se dovesse chiudere in positivo, sarà la 12 seduta consecutiva. Davvero difficile  immaginarlo 2 settimane fa. Ma il  movimento è veramente tirato. Vediamo se arriva infine un po’ di consolidamento.