
Chiusura ai massimi storici per l’S&P 500 (+0.65%) venerdì sera (ma anche per Eurostoxx 50, Stoxx 600, Dax, Cac 40, e FTSE 100). Bene anche il Nasdaq 100 (+1.02%) al quale però manca ancora un 1% per toccare i massimi di fine ottobre scorso. Buon progresso anche per il Russell 2.000 Small Caps a +0.78%. A fare da catalyst positivo i buoni dati macro, che hanno anche spinto al rialzo i rendimenti sulla parte breve della curva USA e il Dollaro.
Tra gli sviluppi del week end, ce n’è uno che ha fatto parecchio rumore. Abbiamo appreso che la Fed e Powell sono stati messi sotto inchiesta dal dipartimento di Giustizia, con un ipotesi di reato relativa alle migliorie messe in cantiere per le sedi della Fed. Powell ha risposto con uno statement, proposto sia in video che sul sito della Fed, in cui chiarisce di non sentirsi affatto al di sopra della legge, ma di ritenere l’azione un pretesto per piegare le politiche della Fed al volere della Presidenza. Powell ha proseguito dicendo che lui continuerà a gestire la politica monetaria Fed perseguendo al meglio delle sue possibilità il duplice obiettivo occupazione-inflazione, senza lasciarsi influenzare dai desiderata del Governo, come ha sempre fatto sotto 4 distinte amministrazioni.
L’effetto di questo “incidente” stamattina è stato un discreto passivo per i futures USA (discreto ma non eccessivo, 0,5-0.75%), un balzo dei metalli preziosi (a nuovi record) e una salita dei rendimenti sulla curva USA.
La logica della reazione sembra essere che la radicalizzazione dello scontro Fed – Casa Bianca richiede un maggior premio al rischio sui risk assets, e sui bonds, a scontare una gamma più ampia di outcome per la politica monetaria, e una rinnovata domanda di safe heaven puri, come in questo momento vengono percepiti i preziosi, mentre il Dollaro, direttamente connesso al tema, cede.
Tre sono gli outcome possibili di questa novità del week end a mio parere:
1) ininfluente: il mandato di Powell scade a maggio e sappiamo già che Trump ci metterà un suo uomo.
2) Restrittivo: la provocazione rafforza la resistenza del FOMC di fronte alle minacce alla sua indipendenza. L’atteggiamento di Powell indica che, una volta decaduto, resterà nel Committee e si farà leader della resistenza, in grado di frenare la deriva del presidente nominato (non esiste alcun obbligo per i membri di seguire le indicazioni del presidente)
3) Accomodante: questa nuova aggressione, un chiaro messaggio ai membri su cosa rischia chi non si uniforma al volere della Casa Bianca, accentuerà la tendenza futura della Fed post Powell ad assecondarne i voleri.
Io propendo più per l’effetto al punto numero 3. La gente vuole vivere tranquilla. I membri Fed in teoria potrebbero contrastare la volontà dei 2 presidenti (Trump e il suo nominee), ma sospetto che vorranno evitare attacchi personali su più fronti da parte dell’inquilino della Casa Bianca, facilitati dal suo uomo al FOMC, avendo toccato con mano quanto sa essere spregiudicato Trump. Per cui troveranno molto attraente continuare a uniformarsi alla volontà del Presidente Fed, qualcuno che garantirà a Trump di far calare i tassi in maniera sostanziale. Presumibilmente Hassett, dovremo saperlo tra breve.
E se ci fosse una sollevazione bipartizan al Congresso volta a salvaguardare l’indipendenza Fed (ricordo che il Senato deve approvare la nomina)? Mi pare poco probabile. Finora non abbiamo visto reazioni particolari di fronte ad altre questioni. Le Midterm si avvicinano e dubito che i senatori Repubblicani vogliano schierarsi a favore di una Fed più hawkish, per poi essere accusati di qualunque debolezza l’economia possa mostrare, a prescindere dalla sua origine.
Quindi vedo questa mossa come un nuovo passo verso una Fed più politicizzata e quindi amministratrice di una politica monetaria più espansiva del necessario. Senza contare che Trump si sta appropriando della politica monetaria USA anche con altri mezzi: ha deciso l’acquisto di 200 bln $ di Mortgage Backed Securities (una sorta di QE), vuole mettere dei tetti ai tassi applicati dalle carte di credito, e potrebbe indurre il Tesoro ad acquistare treasury nel caso le sue misure riverberassero sulle attese di inflazione e quindi sulle parti lunghe delle curve.
In questo senso lo vedo come uno sviluppo, a margine, positivo per i risk assets, visto che la politica monetaria sarà più espansiva, e negativo per il Dollaro, per il medesimo motivo. La curva dei tassi USA dovrebbe irripidirsi, e le commodities e i preziosi ricavarne maggior supporto, rispetto a quello che già hanno. Perchè lo stato di cose era già questo, e l’ “incidente” è solo un accentuatore di questo trend.
La seduta asiatica ha avuto una reazione forse meno emotiva a queste news, visto che tutti gli indici tranne Jakarta hanno mostrato performance positive (Tokyo chiusa per festività ma futures sul globex positivi). A guidare il gruppo, l’azionario cinese, con Hong kong e le “H” shares a mostrare progressi in aggregato superiori all’1.5%, mentre le “A” shares crescono poco meno di un punto, percentuale. A trainare gli indici generali è stato il tech (Hang Seng Tech +3%), supportato da una serie di news. Intanto, l’organismo anti trust cinese ha avviato una procedura per controllare le pratiche di concorrenza nel settore della food delivery. L’idea è di riportare ordine nel settore e ridurre la concorrenza spietata che comprime i margini. Cosi Meituan e il principale concorrente Ali Babà sono balzati in borsa. In generale queste politiche di controllo della concorrenza dovrebbero andare a migliorare la situazione anche in altri settori tech intensive (come per esempio batterie e auto elettriche) e il mercato sconta che diventeranno la norma. Poi abbiamo appreso che Deep Seek dovrebbe lanciare la nuova versione del suo AI Model nelle prossime settimane. Infine, Reuters ha riportato che la Cina sta riducendo il gap tecnologico con gli USA, anche se ancora ha un deficit in apparecchiature per la produzione di chip avanzati ( link China is closing in on US technology lead despite constraints, AI researchers say). Durante la seduta europea poi la Cina ha dichiarato di aver fatto progressi con l’EU nella definizione di livelli di prezzo per le auto elettriche cinesi
** CHINA ISSUES PROGRESS OF CHINA-EU CONSULTATIONS ON EV – BBG
*CHINA SAYS EU TO ISSUE EV PRICING GUIDING DOCUMENT
*CHINA SAYS REACHED AGREEMENT WITH EU ON EV PRICES ARRANGEMENT
*CHINA TO PROVIDE GENERAL GUIDANCE ON PRICE COMMITMENT TO EV COS
Degli altri indici dell’area asiatica, performance buone da Taiwan e Seul (i più chip intensive) e discrete da Vietnam, Sydney e Mumbai.
L’azionario europeo ha aperto un po’ intimidito dai passivi dei futures su Wall Street, e così gli indici hanno accumulato un po’ di ribasso nella prima ora. I rendimenti hanno preso coerentemente la via del ribasso. La forza dell’€ è stata una conseguenza della debolezza del Dollaro.
In mattinata non c’erano dati particolari. Il sentiment ha fatto un minimo prima delle 10 e poi è iniziato un recupero che ha riportato l’Eurostoxx 50 in pari a metà giornata.
Chiaramente c’era maggior attesa per l’apertura di Wall Street. Oggi non c’erano dati in US, l’S&P 500 ha aperto in calo di un mezzo punto scarso, ma poi ha recuperato la parità nel giro di un ora e mezzo, per poi accumulare dei progressi marginali. A guidare i rialzi materials ovviamente, ma anche Consumer, IT e industrials, mentre deboli sono risultate le banche, dopo le notizie sul cap ai tassi delle carte di credito.
Discorso analogo per i rendimenti dei treasury, che hanno esordito in moderata salita, ma poi si sono riportati sui livelli prevalenti venerdì.
Certo, al recupero del sentiment possono aver contribuito alcune dichiarazioni di Senatori Repubblicani a difesa dell’indipendenza Fed, tra cui Thom Tillis, che ha dichiarato che si rifiuterà di approvare qualsiasi nominato da Trump finchè la situazione giudiziaria di Powell non sarà risolta. ma il punto qui non è Powell, ma il messaggio.
*Sen. Tillis: Will Oppose Fed Nominations Until Legal Issue Over
*Murkowski Backs Tillis Block on Fed Nominees in Committee
*CRAMER: HOPE PROBE ON POWELL ‘CAN BE PUT TO REST QUICKLY’
*CRAMER: I DON’T BELIEVE POWELL IS A CRIMINAL
Chi non ci ha pensato minimamente a restituire i balzi fatti in seguito alle news su Powell sono stati i metalli preziosi, che chiudono la seduta europea con progressi enormi (area 2% per l’oro e 7% per l’argento) e nuovi record storici. Forti anche i metalli industriali, che sono a loro volta caratterizzati da un trend di salita, e meno maturo di quello dei preziosi, e sono comunque asset reali, e quindi sensibili ad un rischio “Fed eccessivamente dovish”.
Le borse continentali, liberate dagli umori di Wall Street, hanno messo a segno moderati progressi nel pomeriggio. Tra i settori migliori Materials, Energy, Consumer Staples, Industrials mentre i difensivi hanno fatto peggio. I rendimenti conservano la tendenza a calare, mentre l’Euro ha un po’ ritracciato ma conserva dei progressi. Le commodity sono trainate dai metalli, come sopra descritto.
Dimenticavo! domani inizia l’earning season del quarto trimestre 2025, con JP Morgan, seguita mercoledì da Citigrup e BofA, e Giovedì da Goldman.
L’agenda macro della settimana
Martedì 13 gennaio
Dati: US CPI di dicembre, NFIB small business optimism di dicembre, new home sales di ottobre,
Banche centrali: interventi di Musalem e Barkin (Fed) e di Kocher (BCE).
Risultati: JPMorgan Chase, Bank of New York Mellon,
Aste: US 30-year Bond (riapertura, 22 mld $).
Mercoledì 14 gennaio
Dati: US PPI di novembre, retail sales di novembre, new home sales di novembre, existing home sales di dicembre, trade balance cinese di dicembre,
Banche centrali: Fed’s Beige Book di gennaio; interventi di Paulson, Miran, Kashkari, Bostic e Williams (Fed), di Guindos (BCE) e di Taylor e Ramsden (BoE).
Risultati: Citigroup, Bank of America, Wells Fargo.
Giovedì 15 gennaio
Dati: US Empire manufacturing index di gennaio, Philadelphia Fed business outlook di gennaio, initial jobless claims UK monthly GDP di novembre
Banche centrali: interventi di Bostic e Barkin (Fed);
Risultati: TSMC, BlackRock, Goldman Sachs, Morgan Stanley.
Venerdì 16 gennaio
Dati: NAHB housing market index di gennaio,
Banche centrali: intervento di Jefferson (Fed).

