
Chiusura marginalmente positiva ieri sera (mercoledì) per Wall Street, con l’S&P 500 in progresso dello 0.21%. Niente male se consideriamo che il Nasdaq 100, affossato dal massacro dei chip di memoria, ha ceduto lo 0.98%. Il Philadelphia Semiconductors ha ceduto un 4.5% e accumulato un calo del 25% dai massimi marcati il 22 giugno, anche se resta in progresso del 55% da inizio anno. Benino anche le small cap ieri con il Russell 2.000 in progresso dello 0.2%, e le Magnificent 7 (+0.54%), 2 delle quali riportano oggi dopo la campana (Microsoft e Meta) e 2 domani (Apple e Amazon). Un altro fenomeno che mostra chiaramente la peculiarità di questo consolidamento è il fatto che ieri l’S&P 500 equal weight ha guadagnato l’1.2%, marcando il suo massimo storico.

In altre parole, a correggere è quasi esclusivamente il settore AI infrastructure e un altro po’ di unprofitable tech, mentre il resto del mercato, senza troppe distinzioni, tiene su piuttosto bene. Un altro aspetto del medesimo fenomeno è la circostanza, rarissima, che nelle ultime 3 sedute l’S&P 500 ha guadagnato, sia pure pochissimo (+0.05%, +0.02% e +0.21%), mentre il Nasdaq Composite ha ceduto considerevolmente (-0.64%, -0.18%, -0.22%). Dal 1980 è successo solo altre 2 volte, nel 1994 e nel 2003. Per quel che può valere, è stato il Nasdaq poi a fare catch up.
I rendimenti USA hanno corretto meno di quanto ci si sarebbe potuti aspettare con un petrolio giù del 4%. Ma oggi c’è il FOMC, con la curva USA che sconta un 35% di possibilità di un rialzo, e quindi un po’ di nervosismo era da mettere in conto.
La nottata però ha visto un’inattesa ripresa degli scontri, con l’Iran che secondo gli USA avrebbe attaccato delle basi USA. L’Iran ha dichiarato che gli attacchi sono avvenuti in risposta a imprecisate azioni aggressive degli USA, presumibilmente attacchi a forze fiancheggiatrici dell’Iran. Sta di fatto che il petrolio ha aperto stanotte in Asia un 4% abbondante sopra i livelli di ieri sera, con impatto su rendimenti e sentiment.
In realtà a generare risk adversion in Asia è stato ancora il tech, con Seul giù di quasi il 6%, Taiwan del 4.75% e il Nikkei dell’1.5%. A causare la nuova debacle, la trimestrale di SK Hynix, che non contenta di aver guidato il recente ribasso, ha pure riportato sotto attese. Riguardo alle altre borse, perdite minori per Jakarta, progressi attorno al mezzo punto per Shanghai e Shenzhen, ancora frenata dallo Star 50, guadagni superiori al punto percentuale per le piazze “old economy” come Australia, India e Vietnam, ed exploit per Hang Seng e HSCEI, con guadagni attorno al 2% supportati dal big tech che si sta risvegliando (Hang Seng Tech +2.8%). Tra i motivi di questa controtendenza del big tech quotato a Hong Kong, oltre al fatto che mentre l’AI infrastructure volava, le varie Alibaba, Xiaomi, Tencent e Baidu scendevano, c’è il fatto che l’AI open source sembra stia guadagnando terreno rispetto a quella chiusa, made in US. La cosa sta impattando sul prezzo dei token (il costo dell’utilizzo della memoria per le aziende), come mostra il grafico sotto. E questo non fa che alimentare i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti, con ricadute sui fornitori.

Personalmente, osservo che il calo del costo dell’utilizzo dell’AI (ammesso che continui) presenta sì dei temi di redditività e sostenibilità per i produttori, ma è anche disinflazionario, e a favore della produttività e degli utilizzatori, il che è coerente con quanto stiamo vedendo sul mercato in termini di rotazione settoriale. Sul fronte dati, qualche numero in Asia. Ancora dati positivi di inflazione in Australia, a giugno, cosa che ha spinto al ribasso i rendimenti locali, in controtendenza con quelli globali.

In Corea del Sud le vendite al dettaglio a giugno volano rispetto all’anno scorso, mentre calano quelle nei discount. Scommetto che a luglio si calmeranno un pochino, dopo questa batosta del 40% in borsa, con leva. Ma l’economia è forte, saranno comunque superiori all’anno scorso.
Già che siamo in Asia, parliamo dello yen che, forse complice il terremoto, sta flirtando con quota 164 vs $. Pare che il Tesoro giapponese abbia arretrato la linea di difesa a 165, anche in virtù di una certa scarsità di munizioni, sotto forma di riserve valutarie, da utilizzare per supportarlo. Vedremo se la Bank of Japan venerdì tirerà fuori qualche coniglio dal cappello.
La seduta europea, dopo una breve fase di incertezza, ha accusato decisamente il cambio di clima in Medio Oriente, con gli indici ad accumulare cali, aiutati in questo dalla perdurante debolezza dei semiconduttori. La mattinata è passata così, con pochi dati macro e gli occhi rivolti al Medio Oriente, al comportamento del tech, alla Fed e poi agli earnings di Microsoft e Meta, tutti eventi in grado di alimentare nervosismo.
A metà seduta Trump si è fatto sentire, e ha dato un’altra sferzata alla risk adversion, praticamente preannunciando un attacco di rappresaglia per stanotte. Così il petrolio ha accelerato ulteriormente, insieme al gas europeo, i rendimenti hanno seguito, e il sentiment si è ulteriormente incupito.
*TRUMP TO FOX: THERE WILL BE A RESPONSE TO ATTACK IN JORDAN
*TRUMP: IRAN TO BE HIT HARD IN RESPONSE TO JORDAN ATTACK: FOX
Wall Street ha aperto in calo, e dopo un breve consolidamento, ha accumulato un punto buono di passivo, con ancora il tech a sottoperformare. Non ha aiutato la notizia che le scorte DOE di petrolio hanno mostrato un calo oltre 10 volte le attese (*DOE: US Crude Oil Stocks -7.167M Bbl In Wk; Seen -0.6M Bbl).
In questo contesto le principali piazze europee chiudono con cali consistenti ma non esagerati (tranne Madrid -1.6%, affossata dall’impatto della trimestrale di Caixabank sul settore — CaixaBank Slumps After Net Interest Income Miss: Street Wrap). I settori sono equamente distribuiti, con energy, materials e alcuni difensivi in progresso, e IT, financials e rate sensitive in calo. Il connubio petrolio in rialzo e Fed in arrivo ha alla fine prodotto rialzi di 7-9 bps sui rendimenti europei. Se l’€ è stabile, tra le commodity l’oil guadagna il 7% ma il resto del comparto è deboluccio.
A poco più di un’ora dalla Fed, Wall Street ha recuperato un po’ e cede meno di un punto. Tra i settori, solo Energy, Consumer Staples e Communication Services salgono, e tra quelli in calo l’IT non è il peggiore, superato da materials e industrials. I rendimenti dei treasury salgono meno che in Europa.
In attesa del FOMC e delle trimestrali eccellenti, osservo che tra i principali argomenti che circolano in questi giorni, negativi per l’azionario, c’è la salita dei credit default swap degli hyperscalers (vedi grafico sotto del FT) il deterioramento del credito, e l’underperformance del comparto High Yield (per ora contenuta).

Si tratta di altra benzina sul fuoco della sostenibilità degli investimenti e sul deterioramento dei bilanci. Vero. Però un deterioramento graduale del merito di credito è da attendersi in un periodo di accelerazione degli investimenti. Normalmente questo è un tema che rimane latente, finché la crescita resta robusta e gli utili aumentano, come succede attualmente. Diventa un problema quando arriva un rallentamento di crescita macro e utili. La principale dimostrazione di questo fenomeno l’abbiamo avuta a fine anni novanta, quando il credito, come mostra il grafico sotto, ha preso ad allargare nella seconda metà del 1997, oltre 2 anni prima del massimo dell’azionario.

Ovviamente con questo non intendo supportare una tesi del tipo “il top dell’azionario avverrà non prima del 2028”. Ma osservo che, in contesti come quello attuale, il credito può iniziare a deteriorarsi in buon anticipo rispetto ai fondamentali dell’azionario. E rilevo che, per il momento, il deterioramento è ancora circoscritto a settori specifici ed è di entità modesta, come mostra il medesimo grafico.

