Warsh alimenta dubbi sulla credibilità della Fed, ma il rimbalzo dei semiconduttori traina tutti i mercati.

Gran batosta ieri a Wall Street, con l’S&P 500 in calo dell’1,52% e il Nasdaq 100 del 2,06%, a ricordare qual è il settore più fragile. Male anche le Small Cap, con il Russell 2000 a -1,61% e le Magnificent 7 a -1,36%. Il Philadelphia Semiconductors ha perso il 5,3%, portando il calo dai massimi a oltre il 30%. Ma ieri non è stata una storia solo di semiconduttori e tech. Lo dice anche la performance dei settori, con Industrials a guidare il calo, seguito da Information Technology, Financials, Utilities, Consumer Discretionary e Materials. In altre parole, un mix di ciclici e rate sensitive. Positivi, oltre all’energy, Consumer Staples e Communication Services, ovvero difensivi non rate sensitive.

Cosa è successo?

È stato il FOMC a causare l’affondamento. I tassi sono stati lasciati invariati, ma vi sono stati 3 dissenzienti che avrebbero voluto un rialzo (Hammack, Kashkari e Logan). Lo statement ha mostrato poche differenze rispetto a quello scorso: la crescita è stata definita solida nonostante l’incertezza geopolitica, grazie all’aumento della produttività e alla forza degli investimenti. Il mercato del lavoro è stabile. L’inflazione è sopra il target della Fed, ma il Committee se ne occuperà. Tutto molto sintetico, in linea con il nuovo corso.

A impattare sul sentiment sono stati i toni della conference. A Warsh è stato chiesto più volte perché, visto che è determinato a riportare l’inflazione al target, non abbia alzato i tassi. Lui ha girato attorno all’argomento, ripetendo più volte che i tassi sono saliti dall’ultimo FOMC in risposta all’economia e stanno facendo il lavoro al posto loro, trattandosi di un inasprimento delle condizioni finanziarie.

Di fronte alla richiesta di chiarire la funzione di reazione della nuova Fed, è stato vago, anche quando gli hanno chiesto quale parametro guardi. Ha fornito pochissimi dettagli sulla discussione e, come da intenzioni, non ha dato forward guidance. Vedremo se le minute Fed, tra 20 giorni, getteranno qualche luce su un dibattito che deve essere stato intenso. Ma in generale è stata una conference dai toni vaghi, che ha lasciato il mercato a chiedersi perché non abbiano alzato i tassi, cosa intendano fare per riportare l’inflazione al target, e a cosa serva una conference così povera di contenuti. E che si presta a critiche sulla coerenza, se si pensa che allo scorso FOMC Warsh aveva accolto con soddisfazione il calo dei rendimenti, sostenendo che dipendesse dal fatto che i mercati si rendevano conto che l’inflazione stava calando.

Il mercato obbligazionario ha reagito con un moderato calo dei tassi sulla parte breve, a scontare una minor probabilità di rialzi, contrastato da robusti rialzi sulla parte medio-lunga (+7 bps il 10 anni Treasury, e +11 bps al 5,20%, massimo dal 2007 per il 30 anni). Il Dollaro si è indebolito, e l’azionario USA, che era tornato brevemente in positivo tra lo statement e la conference, ha perso quasi 2 punti nell’ultima ora di contrattazione.

Non so cosa ne pensi Warsh, che ha espresso più volte soddisfazione per il rialzo dei rendimenti che “fa il lavoro per il FOMC”, ma un violento rialzo dei tassi sulle scadenze medio-lunghe, assieme a un calo del Dollaro e dell’azionario, sa più di un calo della credibilità della Fed che di una risposta a un’economia forte che necessita di un costo del capitale più alto.

Dopo la chiusura hanno riportato Microsoft e Meta. La prima è stata premiata dalla crescita sopra attese del cloud, e dalla guidance. La seconda ha riportato EPS sotto attese e lasciato invariata la guidance e il capex. Alla fine il loro effetto si è compensato.

Su queste basi le piazze asiatiche hanno avuto una seduta agitata e contrastata, ma nemmeno così negativa come ci si poteva aspettare. Samsung ha riportato bene, e questo ha dato inizialmente spunto alla borsa coreana, che però non ha tenuto alla distanza (Kospi -1%). Male anche Shanghai e Shenzhen, depresse dal tech AI infrastructure cinese, che ha forse sofferto, oltre che del trend per l’asset class, delle notizie sui tentativi al Congresso di vietare ad Apple l’uso di memorie cinesi. In negativo anche Australia e Taiwan. In progresso, per contro, Tokyo, Mumbai, Hang Seng, HSCEI, Vietnam e Indonesia.

Riguardo i semiconduttori, nelle ultime ore sono circolate con insistenza notizie di un fondo dedicato all’Infrastructure AI che starebbe avendo problemi. Inizialmente si è detto che cercasse finanziamenti, poi che avesse dovuto liquidare in un colpo solo tutti i suoi asset quotati. Il circolare di questi rumor ha amplificato la rotta dei semiconduttori nelle ultime 48 ore.

LINK Leopold Aschenbrenner’s Situational Awareness seeks to raise capital after AI rout
LINK AI investor Leopold Aschenbrenner forced to unwind all public stock positions after steep losses, sources say

Nel pezzo del 22 giugno  a proposito del circolare, sui media, di report che rilevavano gli enormi ammontari in entrata sui veicoli che investivano in semiconduttori, avevo osservato che di solito queste notizie circolano in prossimità dei massimi relativi di un movimento. Ironicamente, il Philadelphia Semiconductors Index fece il suo massimo proprio quel giorno, e poi è andata come sappiamo. Al contrario, notizie come mega stop loss strutturali e default di veicoli come quello sopra si trovano per lo più in prossimità dei minimi relativi, prima di un rimbalzo. Lo stesso vale per notizie sui flussi opposte a quelle citate a giugno, come questa sotto (che non è una notizia, ma una stima di Vanda Research), secondo la quale il retail avrebbe venduto single stock ai ritmi massimi dal Covid. Si tratta di un sintomo di capitulation.


Quanto ai flussi di capitulation in Corea, se no non bastano i pianti degli investitori su social e l’aumento dei tentativi di suicidi, ci pensa JP Morgan a valutare che lo smontamento della leva legata agli ETF single stock dovrebbe essere ormai completo.

Non si tratta di indicazioni fondamentali, ma solo di indizi che i technicals che hanno prodotto il crash dovrebbero aver esaurito la loro forza.

Cambiando argomento, in Cina il Politburo ha annunciato l’attuazione di misure di stimolo fiscale mirate e l’intensificazione degli aggiustamenti di politica anticiclica per sostenere l’economia nella seconda metà dell’anno. Hanno anche intenzione di supportare la confidence nei mercati finanziari. Vedremo se vi saranno effetti percettibili domani sui mercati e, nei prossimi mesi, sull’economia.

*CHINA POLITBURO REITERATES MORE PROACTIVE FISCAL POLICY
*CHINA POLITBURO REITERATES MODERATELY LOOSE MONETARY POLICY
POLITBURO: TO EXPAND DOMESTIC DEMANDS – BBG
*CHINA: ENHANCING RESILIENCE AND CONFIDENCE OF CAPITAL MARKET
*POLITBURO: TO DEVELOP NEW FORMS OF INTELLIGENT ECONOMY
*POLITBURO: MORE PROACTIVE FISCAL POLICY
*CHINA: ACCELERATE FISCAL SPENDING, BOND FUND UTILIZATION

Anche l’apertura europea ha mostrato un’indiscutibile resilienza di fronte alla debacle degli USA di ieri, con gli indici a oscillare attorno alla parità, e i rendimenti a salire di una frazione rispetto a quelli USA di ieri sera.

Sul fronte macro abbiamo avuto i CPI preliminari di luglio in Spagna e Germania, entrambi usciti leggermente sopra le attese, dopo i dati benigni di giugno.


Sono stati pubblicati anche i GDP preliminari in diversi paesi, e quello aggregato Eurozone, e le notizie qui sono davvero discrete. A fronte di una Francia leggermente deludente, ma più per revisioni passate, abbiamo Spagna, Germania e Italia decisamente sopra le attese, con quest’ultima che raggiunge un +1% anno su anno, che per il Belpaese è storicamente una crescita elevata. Davvero sorprendente, considerando gli ostacoli di questi primi due trimestri del 2026.

Bisogna aspettare i dettagli per capire come si compone questa crescita resiliente, ma personalmente ritengo che sia effetto di stimolo fiscale, più stimolo “privato” (quota di investimenti in AI), più produttività, come illustrato di recente.

Con queste notizie in mano, l’azionario continentale ha accumulato un po’ di progressi, anche perché sui semiconduttori ha cominciato a prendere forma un rimbalzo. I rendimenti dei bond, nonostante i dati di CPI e di GDP elevati, hanno pian piano assorbito i rialzi. E l’€, che dopo il balzo di ieri post FOMC si era un po’ assestato, ha ripreso a salire contro un dollaro in calo sui principali cross, in particolare contro lo yen.

Alle 13 la Bank of England ha optato per lasciare i tassi invariati, sia pure con 3 dissenzienti (Pill, Greene e Mann) che volevano alzarli. Il Committee, nel comunicato, ha ribadito che il rischio di significativi second round effects aumenta quanto più a lungo il costo dell’energia resta elevato. Tuttavia, ha aggiunto che vi sono “poche evidenze finora che suggeriscano tali effetti” e ha rilevato “chiari segnali di disinflazione di fondo nei dati recenti”, sottolineando per contro il marginale indebolimento dei salari e dei prezzi dei beni domestici. L’effetto complessivo è stato quindi dovish rispetto alle attese, e così i rendimenti dei Gilt hanno mostrato discreti cali.

Anche negli USA erano previsti dati importanti.

L’income e lo spending di giugno hanno deluso marginalmente, ma restano corposi, anche in virtù della revisione al rialzo di maggio sulla spesa. Il PCE USA di giugno, come al solito, ha mostrato poche sorprese, ma il dato core è stato marginalmente sotto le attese — ormai è old news. I jobless claims settimanali sono tornati a sorprendere stabilmente al ribasso e si sono riportati sui minimi, con anche la media mobile a 4 settimane che rasenta ormai le 200.000 unità.

E veniamo al GDP USA del secondo trimestre, che ha deluso, ma se si analizzano i dettagli si scopre che i consumi sono stati fortissimi (probabilmente c’entra il Mondiale di calcio) e anche gli investimenti fissi non residenziali hanno mostrato un forte aumento. La debolezza del dato aggregato dipende dal canale estero (più importazioni che export) e dal consumo delle scorte, che ha sottratto 1,7 punti. Quindi, anche qui, dato buono.

Wall Street è partita forte, con i titoli più massacrati dell’ultimo periodo (memorie e semiconduttori) ad accumulare fino al 20% di progressi. Poco dopo l’apertura, lo yen è scattato al ribasso di 3-4 figure, con chiari indizi di un intervento del Tesoro giapponese. Direi un uso sapiente delle poche risorse rimaste: hanno aspettato che l’inerzia del mercato girasse grazie alla performance del FOMC, e poi ci hanno dato dentro.

Wall Street ha accumulato rapidamente progressi pari a oltre un punto percentuale, con il Nasdaq 100 e i semiconduttori a trainare, rispettivamente +3% e +8%. A calare, i settori difensivi e quei sottosettori che avevano performato bene quando i semis crollavano — mi vengono in mente il software, la consulenza, qualche pharma, industriali, perfino il big tech cinese. Chiaramente, chi aveva in piedi pair trade tra semiconduttori e altro, con quelle performance è corso a prendere beneficio coprendo i primi e liquidando i secondi. Insomma, una fase correttiva del trade fuori dall’AI infrastructure, dentro agli altri settori.

A un certo punto è comparsa la notizia che a rilevare i portafogli di Situational Awareness è stato Citadel (*CITADEL BUYS BULK OF SITUATIONAL AWARENESS PORTFOLIO: WSJ). Il fatto che si tratti di un investitore di rango ha accelerato il movimento.

Le piazze europee, che già avevano tenuto bene durante la correzione, hanno beneficiato parecchio del rimbalzo, in particolare gli indici con più semiconduttori e affini, come il FTSE MIB (STM, Prysmian) e l’Eurostoxx 50. Bene anche industrials e financials.

La narrativa sul Medio Oriente, in questo contesto, si è presa una giornata di vacanza, nonostante gli attacchi USA di stanotte, che hanno continuato a colpire solo obiettivi militari. L’oil è calato marginalmente e i rendimenti sono calati significativamente in Europa. Tra le commodity, oltre all’oil, sono andati bene i metalli, soprattutto quelli industriali.

Che dire? Con i segnali di capitulation che circolavano, un rimbalzo era nell’aria, ed è quello che stiamo vedendo. Ormai gli eccessi di positioning dovrebbero essere stati eliminati. Ma il quadro resta volatile, e un ritorno immediato sui massimi per il settore mi pare improbabile. Detto questo, bisogna distinguere tra chi ha ancora buone prospettive — a mio parere i produttori di semiconduttori e altri beneficiari di elettrificazione e digitalizzazione — e chi ha invece già dato il meglio, come le memorie. Questa fase di eliminazione degli eccessi, complessa e volatile, sta un po’ coprendo una earning season che si annuncia ancora da record negli USA.

Intanto, stasera godiamoci le trimestrali di Amazon e Apple