
Ieri sera (lunedì), Wall Street ha chiuso quasi in pari, con l’S&P 500 in calo dello 0.06%. Il Nasdaq 100 ha ceduto un po’ di più, lo 0.36%. Le Magnificent 7 hanno chiuso in pari (+0.01%), mentre il Russell 2000 ha lasciato sul terreno uno 0.56%. D’altronde le small cap sono più sensibili all’aumento dei tassi, avendo meno fonti di finanziamento rispetto alle large cap. Già, perché l’assenza di news riguardo un accordo che sembrava imminente ha prodotto un rialzo robusto dell’oil e dei rendimenti, con il decennale treasury in progresso di oltre 6 bps al 4.71%, avendo interamente cancellato il calo successivo al pessimo labour market report di luglio in US. Certo, come osservato venerdì, questo report ha mostrato chiari segni di distorsione, con i cali occupazionali concentrati in leisure e entertainment (fine del mondiale di calcio) ed education (cattiva destagionalizzazione della chiusura delle scuole), mentre per esempio i settori goods producing employment e construction hanno mostrato gli incrementi più grossi da diversi mesi. Non a caso il report aveva lasciato indifferente l’azionario.
In nottata la situazione in Medio Oriente è peggiorata ulteriormente. Infatti l’Iran, tramite il Ministero degli Esteri, ha dichiarato che le negoziazioni con l’Oman proseguono bene, ma che l’apertura dello stretto richiede che gli USA cessino le loro azioni illegali e risarciscano i danni. Trump, dal canto suo, ha risposto che semmai sono loro a dover risarcire per le vittime causate dagli attacchi e anche per i manifestanti uccisi, e che queste condizioni saranno inserite in ogni ulteriore negoziazione.
Il mercato è quindi alle prese con la delusione per lo sfumare delle recenti aspettative di un accordo per la riapertura dello stretto in arrivo. Dopo tante false partenze, ci si domanda su quali basi i mercati si illudano quando sentono news di progressi e dichiarazioni di accordo imminente (quasi sempre di parte USA). È anche vero che ormai le reazioni sono di entità decrescente e molto concentrate su petrolio e tassi.
L’impressione personale è che stiamo assistendo, come in Ucraina, a una cronicizzazione dello scontro. Trump non sembra in condizioni di alzare il livello dello scontro. Più che le ipotesi sulle motivazioni (consenso e bilancio), a mostrarlo sono le innumerevoli volte che il Presidente USA ha annunciato un attacco a infrastrutture petrolifere ed elettriche salvo poi rimangiarselo in virtù di presunti progressi nelle trattative. Adesso la nuova strategia della Casa Bianca sembra essere passata da attacchi mirati a un assedio silenzioso, in attesa che i danni all’economia ammorbidiscano la parte avversa. Una strategia plausibile, ma che richiede tempo. In Iran, l’inconsistenza delle minacce di Trump ha rafforzato l’ala oltranzista, che al momento sembra essere predominante. E la sfiducia reciproca tra le parti rende ancora più difficili le trattative. Per cui l’impressione è che lo status quo potrebbe trascinarsi per il resto dell’estate.
Ironicamente, questo è uno scenario che danneggia entrambi i contendenti. In assenza di una soluzione entro l’autunno, Trump affronterà le Midterm Elections (novembre) con un grosso handicap (per non parlare dell’impatto nel caso di un’escalation con eventuali vittime USA). Per contro, l’Iran col passare dei mesi vedrà crescere l’impatto economico del blocco e delle sanzioni. Non solo, ma più tempo passa con lo stretto chiuso, più calerà la sua rilevanza per il trasporto del greggio, perché questo troverà altre rotte. Ma, come mostra anche la testardaggine di Putin in Ucraina, fattori come orgoglio e tutela del prestigio possono spingere certi leader a livelli elevati di autolesionismo.
Con queste premesse la seduta asiatica ha avuto un tono contrastato. Buoni progressi da parte di Tokyo e, in minor misura, di Taiwan e Seul. Progressi marginali per Sydney, mentre è in calo l’intero China complex, Vietnam, Mumbai e Jakarta.
Sul fronte macro, la bilancia commerciale dei primi 10 giorni di agosto mostra sempre incrementi notevoli dell’export (+45% rispetto allo stesso periodo del 2025), ma in calo rispetto ai primi 10 giorni di luglio, mentre l’import accelera (+23% vs +17% di luglio). La Reserve Bank of Australia ha lasciato i tassi invariati con decisione unanime, dichiarando nello statement che potrebbe alzarli “se i rischi al rialzo si materializzano” sull’inflazione. Quindi non nel loro scenario centrale.
Riguardo all’Europa, quanto esposto sopra circa il Medio Oriente ha prodotto un’apertura nervosa dei mercati, con azionario traballante e tassi tendenti al rialzo. In mattinata non c’erano dati di rilievo e quindi gli investitori hanno continuato a guardare il petrolio e gli sviluppi in Medio Oriente. A metà giornata è arrivata l’ennesima indicazione di un possibile accordo e così il petrolio è indietreggiato e il sentiment è un po’ migliorato.
*PAKISTAN: SIGNALS RE. US-IRAN ARE ‘CLOSE TO SOME ARRANGEMENT’
*PAKISTAN DEFENSE MINISTER SPEAKS TO REPORTERS IN ISLAMABAD
*PAKISTAN ON US-IRAN: ‘THINGS ARE SHAPING UP IN FAVOR OF PEACE’
*OIL FUTURES ERASE EARLIER GAIN ON PAKISTAN’S US-IRAN COMMENTS
Pakistan Says US, Iran Close to Deal Despite Trump Rhetoric (2)
In US erano previsti alcuni dati.

Il più interessante sembra il miglioramento sopra le attese dell’ottimismo delle piccole aziende USA. L’indice generale ha marcato i massimi da 12 mesi, e tra i sottoindici che monitoro vi è un balzo delle intenzioni di assunzione, ai massimi da settembre 2022. Piccolo calo del sottoindice sui prezzi, mentre si deteriora la disponibilità del credito, normale coi tassi che salgono.

L’NFIB, come noto, è di orientamento repubblicano — non a caso si è impennato a fine 2024 con l’elezione di Trump —, ma sembra comunque un segnale interessante, visto che il consenso di Trump non mi pare che voli in questo periodo. L’ADP weekly ha mostrato una creazione di posti di lavoro in calo nella seconda metà di luglio, ma comunque positiva. E le existing home sales di luglio hanno moderatamente sorpreso al rialzo.
Wall Street ha provato a partire in progresso sulla scia del sentiment, ma il movimento non ha tenuto, con IT, consumer e communication services a zavorrare l’indice generale. E così le piazze europee, che avevano accumulato moderati progressi, ne hanno visto sfumare il grosso nelle ore pomeridiane, complice anche un moderato recupero dell’oil. E anche i cali dei rendimenti si sono attenuati, mentre i cambi si sono mossi poco. In generale un’altra seduta agostana, povera di spunti e di movimento.
Presumibilmente, a mantenere il clima di incertezza contribuisce anche l’imminente pubblicazione del CPI USA di luglio domani. Vedremo se questo dato causerà un po’ di movimento.

