Inizio settimana interlocutorio sull’azionario, sale l’oil e con lui i rendimenti.

Alla fine, un discreto progresso venerdì per Wall Street con l’S&P 500 a +0.62%, il Nasdaq 100 a +1.19%, e il Russell 2000 a +1.10%. Le Magnificent 7 hanno preso un +0.73% e il Philadelphia Semiconductors un +2.56%. La price action è sembrata incerta nel corso delle ultime sedute, ma, in realtà, sulla settimana il principale indice della borsa USA ha preso il 3.58% e il Nasdaq 100 il 5.12%, in entrambi i casi le migliori settimane da aprile scorso. E l’S&P 500 ha marcato nuovi massimi, insieme allo Stoxx 600 (+1.7% sulla settimana) il Dax (+2.69%) e il CAC 40 (+2.41%).

Performance brillanti quindi.

Tra i motivi di questa forza, sicuramente il miglioramento del quadro in Medio Oriente, anche se dopo 1000 proclami, ancora stiamo aspettando l’accordo tra Iran e Oman, che comunque non riaprirà completamente lo stretto, non per tutti quanto meno. Per il momento Trump ha assunto, a suo dire, un profilo basso, per quanto incredibile possa sembrare. Ha ammesso che stanno semi-negoziando, e che si tratta di una partita a scacchi. Apparentemente ora si attende che la crisi economica fiacchi le loro resistenze, con l’ausilio del blocco navale. In ogni caso una situazione non ideale. Ma più tempo passa più il petrolio trova strade alternative. In effetti questo nuovo blocco per ora ha visto uno spike del petrolio più basso.

*TRUMP TO AXIOS SAYS ‘WE ARE LOW KEYING IT’ WITH IRAN
*TRUMP SAYS US ‘SEMI-NEGOTIATING’ W/ IRAN: AXIOS CITING CALL
*TRUMP ON IRAN SAYS IT WILL WORK OUT, IT ALWAYS WORKS OUT: AXIOS
*TRUMP COMPARES BACK-AND-FORTH WITH IRAN TO A CHESS GAME: AXIOS

Detto questo, la buona performance (e la raffica di record) da parte degli indici hanno potuto contare su un moderato miglioramento in Medio Oriente, ma, a mio modo di vedere, il principale fattore dietro la resilienza dell’equity è la forza dell’earning season. A tale proposito, vale la pena di dare un occhio allo studio di Deutsche Bank che esamina i risultati a livello globale. Quelli USA li ho già illustrati nel pezzo di martedì scorso. L’earning growth è stata elevatissima (34% anno su anno), con tutti i settori in crescita e 7 su 11 a mostrare earning growth a doppia cifra. È interessante rimarcare il continuo allargamento dell’earning growth dal tech, che resta il settore migliore, agli altri settori, con le mid e le small cap, e l’S&P 500 ex Large cap del tech che, dopo aver stagnato per un paio d’anni, nei primi 2 trimestri del 2026 hanno preso ad accelerare forte.


La novità, in tutti i sensi, è che anche l’earning growth in Europa ha accelerato enormemente a Q2 2026 raggiungendo il 21% anno su anno, dopo essere stata compresa tra 0 e 5% per tre anni. Chiaramente energy (per il balzo dell’oil) e materials (per la forza generalizzata delle commodities). Ma la maggior parte dei settori ha mostrato crescita.

Salendo a livello globale, si nota ovunque una tendenza a mostrare una percentuale più elevata di aziende che battono le stime, pronunciatissima in Giappone ed Emergenti, meno forte in Europa ma comunque presente. Il 75% delle aziende del Morgan Stanley All Country ha battuto le stime, contro una media di lungo periodo inferiore al 60%. Anche le dimensioni del “beat” sono sopra la mediana. A livello globale oltre il doppio.

Queste percentuali di beat sono ancora più rilevanti se si pensa che, contrariamente al solito, quando il consenso cala moderatamente andando verso l’inizio dell’earning season per consentire alle aziende livelli di stime più comodi da battere, in questo caso le stime hanno continuato a salire, come mostra il grafico di Goldman Sachs.

Anche l’earning growth a livello globale è su livelli incredibili. Un numero chiaramente drogato dall’esplosione in alcuni paesi come la Corea del Sud e il Giappone, ma comunque notevole. Deutsche Bank nota la correlazione tra earning growth e PMI manifatturiero, in ripresa quasi ovunque (nel grafico a destra quello globale), evidentemente un effetto sul ciclo dell’enorme ammontare di investimenti privati in AI (oltre 800 bln $ previsti nel 2026). Se qualcuno pensa che riguardi solo i semiconduttori (comunque industria importante) si vada a guardare la trimestrale di Caterpillar.

Togliendo dal computo i settori “drogati” per vari motivi, ovvero tech, materials ed energy, a livello globale l’earning growth resta a un robusto 18% anno su anno, sopra il range di lungo periodo. È decisamente buona la crescita in settori ciclici come industrials e financials.

In sostanza il secondo trimestre del 2026 ha confermato, accentuandoli, i segnali che si vedevano già nel primo:

  • accelerazione violenta dell’earning growth, su livelli visti in precedenza solo in uscita dalle recessioni
  • espansione della crescita dai settori tech verso gli altri settori, dalle large caps verso medium e small caps, e dagli USA verso gli altri blocchi
  • elevata percentuale di aziende che battono le stime, nonostante queste siano molto elevate e abbiano continuato a crescere nel run up verso l’inizio delle pubblicazioni

Chiaramente, le trimestrali sono “backward looking”, non c’è garanzia che le cose continuino così. Però i trend sono robusti e lasciano intendere che un rallentamento è quanto mai lontano. Per non parlare di un earning recession. Questo quadro è coerente con un trend rialzista globale che resta forte.

Venendo alla giornata odierna, si è trattato della classica seduta da lunedì di agosto, senza dati e spunti particolari.

In realtà l’Asia ha visto un buon sentiment, con Tokyo in spolvero, insieme a Hong Kong, HSCEI, Taiwan e, un po’ meno in forma ma sempre positive, Shenzen, Shanghai, Seul, Vietnam. In pari Mumbai e moderatamente negative Sydney e Jakarta. Sul fronte macro non c’era praticamente niente né in Asia, né in Europa, né in US.

Le piazze europee hanno tentato timidamente la via del rialzo, ma poi in tarda mattinata, vista la perdurante mancanza di news su un qualunque tipo di accordo per lo Stretto, il petrolio ha preso a salire e ha placato i modesti entusiasmi, avendo imposto un bel rialzo ai rendimenti. Wall Street ha tentato a sua volta la via del rialzo, ma poi quando i progressi dell’oil hanno approcciato il 4% e questo si è riflesso sui tassi USA, gli indici sono passati marginalmente in negativo.

Con queste premesse, i principali indici europei si dispongono in chiusura attorno alla parità. Un risultato tutto sommato apprezzabile, considerando che i rendimenti salgono su tutte le scadenze di 5-7 bps, il Brent fa +4.5% e il gas europeo +10%. Tra le commodity oltre ai combustibili fossili si segnala ancora una certa domanda di metalli preziosi e industriali.

L’agenda della settimana è totalmente incentrata sul CPI USA di luglio mercoledì, ma io guarderei anche le retail sales USA di luglio venerdì e i soliti sussidi di disoccupazione settimanali.

Martedì 11 agosto
Dati: indice NFIB small business optimism USA (luglio)
Utili societari: CoreWeave, Constellation Software, Super Micro Computer
Aste: Treasury USA 3 anni ($58 mld)

Mercoledì 12 agosto
Dati: CPI USA (luglio)
Utili societari: Tencent, Cisco, Nebius
Aste: Treasury USA 10 anni ($42 mld)

Giovedì 13 agosto
Dati: PPI USA (luglio), richieste settimanali di sussidi di disoccupazione USA,
Banche centrali: decisione Norges Bank, interventi di Hammack e Barkin (Fed)
Utili societari: Applied Materials
Aste: Treasury USA 30 anni ($25 mld)

Venerdì 14 agosto
Dati: retail sales  USA (luglio), indice Università del Michigan (agosto)
Utili societari: BYD