Vola il petrolio, sale la risk adversion nel run up verso FOMC e trimestrali eccellenti

Commento molto interlocutorio oggi,  visto che gli eventi principali della giornata si collocano delle 20 italiane in avanti.
Infatti è a quell’ora che verrà pubblicato lo statement del  FOMC di aprile, ed  avremo le prime indicazioni su come il  Committee  giudica gli ultimi sviluppi (non ci sarà alcuna modifica ai Fed Funds). Il resto lo sapremo dopo, alla  conferenza stampa di Powell, nella quale potremmo venire anche a sapere se abbandonerà il board, ora che gli subentra Warsh.
E, dopo il FOMC, che in questo caso dovrebbe riservare poche sorprese  (vedi pezzo  di ieri), avremo il vero  market mover della giornata, le trimestrali di Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta. Considerando che,  con ogni probabilità batteranno ognuna le proprie stime, gli aspetti focali di queste comunicazioni sono:
1) il capex aumenterà ancora? Oppure nelle guidance metteranno segnali di rallentamento?
2) Come la prenderà  il mercato se, come probabile, gli impegni di spesa aumenteranno? Sapranno le  aziende con le  guidances e i risultati fugare i dubbi sulla futura redditività  di questi investimenti?
Va detto che,  diversamente da qualche trimestre fa,  sentiment e positioning su questi campioni non sono più così positivi, come mostra anche il grafico di Deutsche bank, che stima il  positioning degli istituzionali.

Ma l’entusiasmo sui “fornitori” è  ancora ai massimi come mostra la  recente performance dei produttori di semiconduttori e di memorie. Vedremo quale  sarà l’impatto di questi earnings appena dopo la  campana.

Tornando a ieri, Wall Street ha recuperato marginalmente nel finale, terminando comunque in negativo,  con l’S&P  500 in calo di 0.49%, il Nasdaq 100 del 1.01%, frenato dalle prese  di beneficio sui semiconduttori (sox -3.58%) e il  Russell  2000 in calo dell’1.15%. I rendimenti sono rimasti stabili e il Dollaro si è  leggermente apprezzato.

Visto il quadro di stallo in Medio Oriente sviluppatosi nelle  ultime ore, la  seduta  asiatica non è andata nemmeno male. Le piazze migliori sono state quelle  cinesi, con Hong Kong e HSCEI in progresso entrambi di oltre un punto e mezzo e Shenzen e Shanghai rispettivamente di 1.1% e 0.7%. Bene anche Mumbai, Seul e Jakarta. In calo Taiwan,  Vietnam, e, marginalmente,  Sydney (Tokyo chiusa per Showa day).
A trainare le  piazze cinesi, alcuni earnings positivi, e la buona accoglienza dei mercati locali alle  trimestrali  di Byd e Catl, pubblicate ieri a mercati chiusi e snobbate in occidente. Anche il real estate ha performato piuttosto bene. Il media ufficiale  Securities Daily ha riportato che le  immobiliari cinesi hanno accelerato le emissioni di bonds a marzo, con un totale di 41,2 miliardi di yuan, in aumento del 20,5% rispetto all’anno precedente.  Accontentiamoci.
L’unico dato  macro in Asia è stato il CPI di marzo in Australia, in robusta accelerazione e sopra il  target del  2/3% della  RBA, ma marginalmente sotto attese.

La seduta europea è partita di nuovo con un sentiment opaco. Il fatto è che il petrolio anche oggi si è  fatto trovare  con un paio di punti di rialzo,  gli ennesimi, grazie al  circolare di un pezzo del  WSJ che sostiene che Trump ha incaricato i suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dello stretto, con l’obiettivo di colpire le finanze del regime.  Un tentativo definito “ad alto rischio” di costringere Teheran a una capitolazione sul nucleare. Naturalmente abbiamo avuto  un impatto anche sui rendimenti. Se  non altro,  si è intuito dai dati dei Laenders tedeschi in mattinata che anche il  CPI di aprile in Germania avrebbe sorpreso al  ribasso (almeno il dato EU harmonized)

Un’altra notizia discreta è che l’ECB nella sua pubblicazione “Monetary developments in the euro area”  ha dichiarato che il tasso di crescita annuo dei prestiti al settore privato è aumentato al 3,5% a marzo dal 3,3% di febbraio. Nel dettaglio, il tasso di crescita annuo dei prestiti alle famiglie si è attestato al 3,0% a marzo, invariato rispetto al mese precedente, mentre il tasso di crescita annuo dei prestiti corretti alle aziende è salito al 3,2% a marzo dal 3,0% di febbraio.

Ma i rumors dal Medio Oriente  hanno continuato ad avere toni negativi e quindi si è  assestata una moderata risk adversion,  con tutte le  conseguenze del  caso, rendimenti su, azionario debole,  preziosi in calo,  dollaro in recupero.

La pattuglia dei dati macro USA nel pomeriggio era abbastanza nutrita, sebbene senza pesi massimi.

Sorvolando sui dati vecchi come i nuovi cantieri e permessi di costruzione di febbraio, il  goods trade balance di marzo ha visto un aumento del deficit, il che costituisce un contributo negativo del canale  estero per il  GDP  del primo trimestre, ma sia import che export hanno sorpreso in positivo,  che è un buon segnale per economia e dinamicità del trade. Le  scorte di marzo per contro  sono salite sia all’ingrosso che al  retail  sopra attese cosa  che gonfia il dato di GDP del primo trimestre, ma poi vanno smaltite cosa che pesa sui trimestri successivi. I durable  goods orders di marzo hanno sorpreso alla grande in positivo,  specie depurati dalle componenti volatili come difesa e trasporti,  con il dato che ha mostrato il massimo incremento dal giugno 2020. Forti ordini di computers e di auto. I nuovi cantieri di marzo hanno sorpreso in positivo, dopo il flop di febbraio, ma i permessi di costruzione, che hanno a che vedere coi cantieri che partiranno ad aprile-maggio,  sono molto calati. In generale  dati che continuano a mostrare un economia in discreta salute.

Wall Street è partita poco sotto la parità,  con il tech e i produttori di memoria in robusto rimbalzo dopo la correzione di ieri grazie all’impatto  sul  sentiment della trimestrale  di Seagate Technology recante una guidance boom.  Il  petrolio, però  ha continuato a salire, incalzato dal  rimbalzare dei rumors colti dal  WSJ, raggiungendo il  5% di progresso. E così l’azionario continentale archivia un’altra seduta negativa,  con cedimenti distribuiti attorno al mezzo punto per le  varie piazze, e i rendimenti in rialzo di 10 bps sulle parti brevi e 5-7 su quelle medio lunghe. In calo l’€ e le  commodities (oil e agricole esclusi).  Considerando l’entità del rialzo del petrolio e i livelli raggiunti, appare una reazione abbastanza compassata. A  sostenere il mercato forse il fatto che gli operatori attribuiscono una probabilità non trascurabile al fatto che,  come già successo in passato, arrivi un’azione risolutiva dell’impasse. Tra l’altro si legge in giro che i Repubblicani del  Congresso sono sempre più  stufi e desidererebbero ardentemente che questa situazione finisse. Ma per ora  la  speranza più concreta è  la  comparsa di una nuova proposta iraniana entro venerdì.
Subito dopo la chiusura europea  le  headline sotto hanno fatto salire di un gradino la  risk adversion, con il Brent e il  WTI che hanno portato a 7% il loro guadagno odierno, con il  primo oltre quota 119$. I future sull’azionario europeo hanno accentuato i cali, ma Wall Street si è mossa appena, avendo gli occhi puntati sulla Fed e poi sulle attese trimestrali. Facciamo altrettanto.
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