Si moltiplicano le indiscrezioni su un accordo di pace, prosegue instancabile il rally a Wall Street.

Un’altra seduta spettacolare ieri sera (martedì) per Wall Street con l’S&P 500 in progresso dell’1.18% e a uno 0.3% circa dai massimi in chiusura del 27 gennaio scorso. Il Nasdaq 100 ha guadagnato l’1.81%,  inanellando la decima seduta positiva consecutiva (vedi lampi di ieri) fermandosi ad un 1% dai massimi in chiusura del 28 ottobre 2025. Il Russell 2.000 ha preso l’1,32%, anche lui ad uno 0.5% dai massimi del 22 Gennaio. E le Magnificent 7 hanno guadagnato il 3.04%,  anche se a loro manca ancora un 5% abbondante per recuperare il massimo del 29 ottobre scorso.
In altre parole  praticamente tutti gli indici hanno aggiungo progressi ,  dopo  aver recuperato i livelli pre guerra USA – Iran.
Il tema dominante sono restati i progressi in Medio oriente, con Trump a dichiarare che le trattative ufficiali sarebbero riprese di li a 2 giorni, e indiscrezioni che l’Iran avrebbe stoppato il traffico fuori dai suoi porti per non irritare gli USA durante le trattative (cosa poi risultata non tanto vera).
Se queste news hanno fornito le motivazioni, un buon supporto è arrivato dal positioning, che,  nonostante un moderato recupero, resta molto cauto e scarico, e quindi rende il mercato sensibile oltremodo alle good news. Il report di Deutsche Bank (relativo  alla  scorsa  settimana) ha mostrato un aumento di peso, ma un positioning sempre nel  27mo  percentile. Ed ha evidenziato ancora una volta che il  positioning, che normalmente è ben correlato con l’earning growth attesa, ha aperto un crescente gap  e attualmente sembra coerente con un earning growth nulla o leggermente negativa (figur a a destra).

Come già  illustrato ieri però, il rally dai minimi è  stato incredibilmente robusto e continuo (vedi il record del  Nasdaq 100).  Incrementi di questa violenza costituiscono segnali positivi per la tenuta di un trend rialzista (vedi il recupero osservato ad aprile  scorso post liberation day). Però,  quanto più  violenti sono, tanto è  più  probabile che lascino spazio a fasi di consolidamento che offrono l’opportunità  di incrementare il peso su livelli leggermente più attraenti. Urban Carmel ha illustrato su un grafico (sotto) tutte le volte che l’RSI a 5 giorni ha superato 90 dal liberation day in poi.

Come si vede, il grosso delle  osservazioni è seguito, a volte subito, a volte poco dopo, da consolidamenti,  a  volte solo  laterali, a volte atti a ritracciare la  fase finale del  movimento. In questo caso abbiamo un rally abbastanza “giovane” da dei minimi multimonth. Però  siamo al cospetto di importanti resistenze (area 7000 per l’S&P  500 e 26.000 per  il  Nasdaq 100),  ci arriviamo iperestesi e quindi a rischio di produrre falsi breakout. E il positioning, alla  luce della  ferocia del rally,  ha recuperato ancora la  scorsa dalla  scorsa  settimana.
Se fossimo in grado di superare queste resistenze al  primo tentativo post guerra (prima hanno respinto  diverse volte) vorrebbe dire che, il mercato, la  prospettiva per i mesi centrali del  2026 è davvero ottima.  Vediamo.

La seduta asitatica ha avuto  ovviamente ancora un buon tono, anche se non uniforme. Infatti Shenzen e Jakarta hanno ceduto, e Sydney e Shanghai sono rimaste al palo,  mentre Tokyo, Hong Kong, e HSCEI hanno progredito moderatamente, Taiwan, Vietnam e India hanno superato il punto  percentuale di progresso, e la solita Seul ha preso oltre il  2%.
Sul fronte macro,  di rilevante nell’area abbiamo avuto  solo i machine orders giapponesi di febbraio,  davvero  esplosivi.

La  seduta europea è  partita con un tono moderatamente consolidativo oggi. D’altronde il petrolio è rimasto stabile nonostante il continuo filtrare di news sulle  trattative, sulla possibilità  di nuovi incontri a breve, e le  dichiarazioni ultra ottimiste di Trump e Vance. La resilienza del  petrolio ha fermato  anche il  rimbalzo dei bonds, mentre l’€ è  rimasto in area 1.18. Anche oggi in Europa non c’erano dati particolarmente rilevanti. Negli USA c’era qualcosa in più: l’Empire manufacturing ha fatto meglio delle attese, gli import prices di marzo sono usciti benigni, e con revisioni al  ribasso a gennaio (vedi quanto detto  ieri sui dazi) e però il  sentiment dei costruttori è ulteriormente collassato sotto  i colpi dei tassi in rialzo.

Wall Street è  partita in lieve rialzo ma successivamente ha accumulato discreti progressi,  trainata dal Nasdaq che non ne vuol  sapere di terminare la sua serie positiva. Ad alimentare il  rally hanno contribuito una serie di indiscrezioni dai toni costruttivi,  tra  cui l’Iran disposto a negoziare sul nucleare, ancora dichiarazioni ottimiste di Trump, un cessate il  fuoco in arrivo tra Israele  e Libano,
**US, IRAN AGREE ‘IN PRINCIPLE’ ON EXTENDING TRUCE: AP
** TRUMP ON IRAN: STRAIT IS OPENING
**TRUMP: CHINA, U.S. ARE WORKING TOGETHER SMARTLY, AND VERY WELL
**IRAN’S BAGHAEI: THE LEVEL AND TYPE OF NUCLEAR ENRICHMENT IS NEGOTIABLE
** U.S. AND IRAN HAVE AGREED IN PRINCIPLE TO MEET BUT HAVEN’T DECIDED ON A DATE AND VENUE- WSJ
** ISRAELI SECURITY CABINET TO CONVENE TO DISCUSS POSSIBLE LEBANON CEASEFIRE AT 8 PM (1700 GMT), SENIOR ISRAELI OFFICIAL SAYS
** HEZBOLLAH LAWMAKER IBRAHIM AL-MOUSSAWI TELLS REUTERS IRANIAN, REGIONAL EFFORTS COULD LEAD TO LEBANON CEASEFIRE ‘SOON’
**US, IRAN SAID TO WEIGH EXTENDING THEIR CEASEFIRE BY TWO WEEKS
**SOURCE TO REUTERS: ISRAEL EXPECTS THE CEASEFIRE WITH IRAN WILL BE EXTENDED

Le  piazze europee oggi sono state più  riluttanti a seguire gli USA, e hanno chiuso con moderati cali,  ad eccezione del Dax, zavorrate dal tech locale, e in particolare dall’accoglienza negativa  alla  trimestrale di ASML ,  per  la  quale  le  attese  erano forse un po’  troppo elevate. Anche l’auto e,  ironicamente l’Energy hanno frenato gli indici generali. A fine giornata i rendimenti salgono moderatamente sulle scadenze medio lunghe, l’€ resta  sui livelli di ieri e tra le  commodities rimbalza un po’  l’oil e  correggono i metalli.
Dopo  la  chiusura europea Wall Street ha preso ancora qualcosa con una price action tranquilla  a  livello  di indici, e gli investitori impegnati a ricercare i cosiddetti laggards,  ovvero  i titoli che sono  rimasti indietro nel rally. E’ davvero possibile  che stasera,  contro ogni previsione di 2 settimane fa, alcuni indici faranno i nuovi record  storici.

I rendimenti treasury rimbalzano, e a differenza delle borse non sono ancora nemmeno riusciti a ritracciare la  metà del  rialzo dei rendimento. A tale proposito è  interessante questo grafico  di Deutsche Bank che mostra come l’azionario habbia rotto la correlazione con il petrolio (perchè ha in mente gli earnings, e patisce il  positioning difensivo) mentre i rendimenti la abbiano sostanzialmente mantenuta. Direi che è  qui che nel breve c’è ancora un poò di valore, in caso di una risoluzione della crisi.