Il mercato dei tassi rivaluta la Mossa di Bessent: rimbalzano i rendimenti USA e cala l’azionario.

Alla fine, ieri (mercoledì) i progressi a Wall Street sono stati marginali. L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,21%, in parte frenato dal tech debole. Infatti, il Nasdaq 100 ha chiuso in negativo dello 0,22%. Le Small Cap hanno difeso un po’ meglio i progressi, con un +0,50% del Russell 2000. Bene le Magnificent 7, a +1,23%, grazie all’ottima vena di Tesla, Amazon e Apple. Ma ancora più notevole è il progresso dell’S&P 500 Equal Weight, che ha aggiunto un +1,02%, riportandosi a distanza minima dal massimo.

Decisamente più robusti i movimenti sui tassi, in particolare sul long end, con il 30 anni che ha ceduto 9 bps di rendimento, al 5,19%, mentre il 10 anni ne ha ceduti 5, al 4,64%. E il Dollaro ha ceduto lo 0,8%.

Ieri sera, poi, sono state pubblicate le minute FOMC. Nel testo è riportato che la maggioranza ha preferito lasciare i tassi invariati, ma diversi partecipanti avrebbero preferito un rialzo e “molti” hanno detto che si renderà necessario alzare i tassi se l’inflazione non scende. Warsh avrebbe sostenuto l’idea di fissare a 6 i meeting Fed, per permettere un maggior accumulo di dati tra un meeting e l’altro. La proposta sarebbe al vaglio del Committee.

*FED: MOST PARTICIPANTS SUPPORTED HOLDING FUNDS RATE UNCHANGED
*FED: SEVERAL PARTICIPANTS FAVORED RATE HIKE AT JULY MEETING
*FED: MANY SAID HIKE LIKELY NEEDED IF INFLATION DIDN’T DECLINE
*FED: CHAIRMAN ASKED COMMITTEE FOR INPUT ON MEETING SCHEDULE

A proposito di Fed e Inflazione, la Fed di Boston ha pubblicato uno studio in cui ha stimato i vari contributo alla core inflation del 2025 negli USA.

Lo studio mostra che i dazi hanno aggiunto circa l’1,44% alla core inflation, ma che i guadagni in produttività hanno sottratto lo 0,93%. In altre parole, l’impatto dei dazi è stato in gran parte bilanciato da un aumento della produttività. La Fed di Boston nota proprio che l’aumento di produttività è stato raggiunto producendo lo stesso output, con meno occupati.

Questo quadra con quanto illustrato di recente a proposito di un potenziale impatto dell’AI sulla produttività, testimoniato dai seguenti due fenomeni:

  1. gli utili aziendali crescevano molto più di quanto implicito nel GDP a livello globale negli ultimi 4 trimestri (ripropongo il grafico in questione qui sotto).


2) negli USA, diversamente dal passato, gli utili e il GDP erano cresciuti a fronte di un occupazione stabile/in lieve calo (anche qui ripropongo il grafico, recante dall’alto in basso disoccupazione, GDP e profitti aziendali dell’S&P 500. ).

La seduta asiatica ha avuto un tono positivo, con tutti i principali indici in progresso e il Kospi (+5,9%) a guidare, grazie al risveglio dei produttori di memorie, un pattern ormai consueto. Bene anche Nikkei e Indonesia, sopra il punto percentuale di progresso, e le “H” shares cinesi, quasi all’1% di guadagno. Il resto degli indici ha mostrato progressi più moderati.

Sul fronte macro, la bilancia commerciale giapponese di luglio è riuscita a sorprendere al rialzo, con attese robuste sia su import sia su export, mostrando un trade bello arzillo, gonfiato ovviamente dal tech e dall’AI hardware. Per l’export è il tasso di crescita più forte dal 2022.

Invece, il mercato del lavoro australiano a luglio ha un po’ deluso, ma si tratta di una serie molto volatile e la revisione massiccia a giugno modifica un po’ in meglio il quadro.

In Cina, intanto, le rivelazioni sui media a proposito di misure di stimolo sono nettamente aumentate:

** Secondo il media ufficiale Shanghai Securities News, il rallentamento degli investimenti privati in Cina potrebbe attenuarsi man mano che il supporto delle politiche guadagna terreno.

** Market News riporta che Shanghai aumenterà l’acquisto di case usate per convertirle in alloggi da affittare ai cittadini a prezzi accessibili.

La seduta europea è partita nuovamente con un tono opaco. Intanto, c’era da fattorizzare la perdita di momentum di Wall Street ieri sera, dopo la chiusura europea. Poi i tassi USA hanno cominciato a ritracciare i cali di ieri, cosa che ha impattato sui futures USA. Infine, il petrolio ha ripreso a salire, incalzato dalla retorica di Trump:

*TRUMP: ANNOUNCING THE MOST CRUSHING ECONOMIC OPERATION ON IRAN
*TRUMP: ECONOMIC WARFARE AND ISOLATION ON AN UNPRECEDENTED SCALE
*TRUMP: CONSEQUENCES FOR COUNTRIES THAT PROVIDE IRAN LIFELINE
*TRUMP: ANY COUNTRY THAT HELPS IRAN WILL FACE CONSEQUENCES
*TRUMP: ‘HISTORIC MEASURES’ WILL CRIPPLE IRAN

Con queste premesse, il gas europeo ha superato il massimo del 24 luglio, marcando il nuovo massimo dal gennaio 2023.

Aggiungiamoci che i prezzi alla produzione europei di luglio in Germania (unico dato degno di nota) sono usciti sopra le attese e la ricetta per una mattinata di malumori c’era tutta. L’Eurostoxx 50 ha accumulato ribasso, con Industrials, Consumer Discretionary e Communication Services a guidare il ribasso, e Energy e Utilities in controtendenza. I rendimenti sull’obbligazionario si sono mossi però poco, sia pure con una price action nervosa.

Qualche dato in US nel pomeriggio.

I sussidi di disoccupazione hanno sorpreso al ribasso, ma sostanzialmente restano da diverse settimane poco sopra i 200.000, a indicare un mercato del lavoro comunque resiliente. Il Philly Fed, la più seguita delle survey manifatturiere regionali, ha stracciato il consenso, segnando il massimo da aprile 2021. La componente outlook a 6 mesi, addirittura, ha fatto i massimi da agosto del 1983, facendo un balzo di 39 punti, da 34,40 a 73,30. A prescindere dai record, diciamo che le prime due survey manifatturiere regionali di agosto danno un segnale preciso.

Wall Street è però partita in calo e, finora, non ha dato segnali di voler invertire la rotta. Anche perché i rendimenti USA hanno sostanzialmente ritracciato i ribassi messi a segno ieri. Se il rendimento del 30 anni Treasury recupera 5 bps sui 9 persi, quello del 10 anni cancella completamente il calo, e sulle scadenze inferiori i rendimenti salgono più di quanto siano scesi ieri. Merito dei dati buoni e colpa del petrolio in rialzo? Può darsi.

Bisogna anche notare che oggi sui media è comparsa un’ondata di editoriali sulla mossa di Bessent, il grosso dei quali critici della scelta, definita come “pericolosa”, “disperata”, atta a mostrare la fragilità del Tesoro USA, inadeguata come ammontare, ecc.

** WSJ: The Treasury Market’s Coveted Status as a Safe Haven Is Fading
** A yield curve control strategy “is far from a free lunch,” economist Mohamed El-Erian wrote on X
** “To me, this feels more like a communication strategy than something that will meaningfully stem the rise in long-dated yields,” said Subadra Rajappa, an interest rate strategist at the French bank Société Générale

Alcune di queste critiche mi trovano concorde, in particolare quelle sulla prematurità della scelta e sui rischi di intraprendere una repressione finanziaria in questo contesto. Ma personalmente non credo che gli effetti saranno trascurabili. Il Tesoro USA ha chiaramente segnalato di non tollerare derive sui rendimenti e credo che, come hanno mostrato in passato sia la Fed sia lo stesso Tesoro, così come gli omologhi degli altri Paesi del G7, andrà fino in fondo.

Forse irritato da questi sviluppi, Bessent, in un’intervista a CNBC, è tornato sull’argomento, segnalando che loro hanno spazio per aumentare le misure. Il mercato lo ha snobbato per ora. Anche perché gli acquisti iniziano tra oltre due settimane, il 9 settembre.

*BESSENT: BUYBACKS COULD BE BIGGER THAN THE $4B WE ANNOUNCED
*BESSENT: ‘WE HAVE A BIG TOOLKIT’ FOR THE TREASURIES MARKET

In questo contesto, le piazze europee non hanno certo trovato spunto per recuperare le perdite e chiudono con variazioni negative moderate o marginali (Milano riesce a spuntare un +0,1%). L’Eurostoxx 50 mette a segno il quinto calo consecutivo, lo Stoxx 600 il settimo. La correzione si fa un po’ più significativa, come serie negativa, se non altro.

I rendimenti EU a fine giornata si muovono poco, come ieri del resto. Se c’è un asset che non ha però ritracciato i movimenti di ieri, è il Dollaro, che è restato debole nonostante i movimenti su tassi ed equity. Evidentemente, i dubbi che hanno investito l’efficacia della mossa di Bessent non riguardano gli effetti sulla divisa, che dovrebbero essere negativi sia se avesse successo nell’influenzare i tassi, come credo, sia che non lo avesse, implicando una debolezza implicita del Tesoro USA. Di questa debolezza si giovano ancora le commodity.