Continua a salire gradualmente la tensione USA – Iran ma l’azionario ha intesta le trimestrali.

La prima parte della settimana ha sorprendentemente sorriso all’azionario,  con l’S&P  500 che, dopo un lunedì negativo di 3 decimi, ieri ha preso lo 0.89% grazie  al rimbalzo del tech che ha supportato il  Nasdaq 100 (+ 0.06% lunedì e +1.88% ieri). C’è da sorprendersi eventualmente perchè non si può certo dire che la  situazione in Medio Oriente stia migliorando. Anzi,  abbiamo attacchi a obiettivi non militari, a strutture energy, vittime americane, e minacce di vario genere, come quella degli Houthi di chiudere Bab al-Mandab, bloccando l’accesso dal Mar Rosso all’Oceano Indiano, e quella dell’Iran di attaccare le infrastrutture energetiche degli altri paesi.
Insomma, il rischio di una seria escalation sembra in deciso aumento.
Sembra davvero un atteggiamento contro il buon senso da parte dei contendenti.  L’Iran già aveva una situazione economica assai deteriorata prima dell’inizio della guerra,  e più va avanti il conflitto, più rischia una catastrofe economica. Nel paese cresce il malcontento della popolazione: centinaia di personalità pubbliche hanno firmato una petizione contro la guerra, nonostante il rischio di repressione.
Per contro, un’escalation a pochi mesi dalle Midterm elections, con ulteriori vittime USA, avrebbe effetti deleteri sul consenso già debole di Trump. Ormai la Casa Bianca dovrebbe aver capito che insistere con la tattica attuale non condurrà in tempi brevi ad una soluzione. Ma un’escalation o un’invasione di terra la espongono a enormi rischi in termini di impatto sul costo dell’energia, costi, e vittime.
Diversi analisti sostengono che, con queste offensive, le parti stanno cercando di rafforzare la propria posizione negoziale in vista di nuove trattative,  che dovrebbero iniziare più avanti. Trump mostra di non aver remore ad alzare la posta militare, e l’Iran di aver ancora capacità  bellica abbondante e il controllo dello stretto.
La sorpresa di cui sopra circa la resilienza dei mercati (anche l’azionario europeo non ha accumulato che perdite minime) riguarda la  circostanza che il petrolio ha continuato a salire e dista ormai oltre un 25% dai minimi di inizio luglio, e si è portato dietro i rendimenti, che sono violentemente rimbalzati (anche se apparentemente più  dei breakeven inflation sono saliti i tassi reali. E nonostante ciò l’azionario è stato sostanzialmente laterale.
Una parte del  merito  di ciò può  essere delle earning season in corso, che stanno confermando quelle che erano stime decisamente robuste. Ma secondo me c’è all’opera anche un altro fattore. I mercati si stanno cominciando ad assuefare allo  stato di guerra attuale, così come hanno fatto con la  guerra di trincea in Ucraina,  che dura da 4 anni e  mezzo quasi, ma non muove più i mercati ne gli ha impedito  di salire. Va da se che questo ragionamento vale per lo status quo attuale, e non per un’eventuale  escalation, che invece impatterebbe eccome. Ma per il momento il mercato non ci crede.

Le  borse asiatiche stanotte avevano aperto robuste, trainate da un bel rimbalzo di Seul. Ma nelle ultime 2 ore di contrattazione il rimbalzo è in larghissima parte evaporato (da +5% a +0.7%) a causa della ripresa delle  vendite sul tech. E questo ha condotto ad una chiusura assai più contrastata, con Taiwan (+1.3%),  Australia (+0.3%), e Shanghai (+0.1%) positive, mentre Nikkei (-0.2%), Hong Kong (-0.9%), HSCEI (-1.3%), Shentzen (-0.4%), Mumbai (-0.8%), Jakarta (-0.1%) Vietnam (-3.5%), a  sua volta colpita da raffica  di margin call in questi giorni.
Sul fronte macro oggi avevamo il trade balance giapponese di giugno, uscito con un deficit superiore alle  attese a causa del costo dei carburanti principalmente,  che è andato a gonfiare l’import.
Un buon motivo per vendere lo Yen che infatti è calato oltre quota 163 vs Dollaro,  facendo un nuovo minimo dagli anni 80. La  Bank of Japan si è  subito fatta  sentire, dichiarando che è  pronta ad alzare i tassi più rapidamente per evitare che una discesa dello Yen alimenti ulteriori pressioni inflazionistiche. I rendimenti ne hanno risentito, ma non è che lo Yen se ne sia curato più  di tanto.
*BOJ IS SAID OPEN TO RAISING RATES FASTER THAN EVERY SIX MONTHS – BBG
*BOJ OFFICIALS SEE RECENT YEN WEAKNESS AS UPSIDE INFLATION RISK
*BOJ IS SAID CLOSE TO STAGE OF ANCHORING NOT SPURRING INFLATION
*BOJ WIDELY SEEN HOLDING INTEREST RATES IN JULY AFTER JUNE HIKE
In Cina il media ufficiale Securities Times ha riportato che la spesa fiscale dovrebbe accelerare nella seconda metà dell’anno, poiché fondi sostanziali del bilancio e quote di obbligazioni governative rimangono inutilizzati. Speriamo perchè l’economia ne ha un gran bisogno.

La ripresa delle vendite sul tech,  e la  perdurante forza  del petrolio hanno prodotto un’apertura negativa per l’azionario Eurozona,  ma è  durata poco, e gli indici hanno rapidamente recuperato la parità, trainati, oltre che ovviamente dal settore energy, da Financials,  Industrials e  Materials, insomma proprio  i ciclici che dovrebbero soffrire della  forza dell’oil, e del rialzo dei rendimenti.
A proposito di finanziari,  oggi vale la pena di sottolineare la performance dell’indice delle banche europee,  che sta tentando un mini breakout su nuovi massimi dal 2008, dopo aver superato a giugno i massimi marcati a gennaio,  ed aver consolidato poi per un mese circa.

Per motivi analoghi, interessante anche il FTSE 250 ovvero le società della  borsa UK a capitalizzazione media (sono le  successive 250 società dopo le  prime cento che popolano il FTSE 100).  Queste aziende sono generalmente più orientate al mercato domestico britannico (retail, immobiliare, servizi finanziari, industria) e quindi sono più legate all’andamento dell’economia UK rispetto alle prime 100 che hanno un’ esposizione più internazionale.

Il  FTSE 100 è  appena in ritardo,  ma oggi sta marcando i nuovi massimi dai primi di marzo.

Gli unici dati in pubblicazione oggi erano quelli su vari indicatori dei prezzi in UK per giugno. Come si vede dalla  colorazione dello schema, i report sono stati meno confortanti di quelli in US ed EU. Ma tanto ormai anche quei report,  col petrolio così rimbalzato,  possono essere un po’ considerati “old news”.

A metà  giornata abbiamo avuto un po’  di consolidamento. Sono circolate news su esplosioni in Arabia Saudita, e di missili USA su Larak Island, e Trump e il  regime iraniano si sono scambiati pesanti minacce e hanno minimizzato le  possibilità di una ripresa dei colloqui.  Il  petrolio ha accelerato fino a portarsi in progresso del 4% e  passa. Ma non è  che questo abbia scaldato più di tanto gli animi.
*TRUMP THREATENS TO BOMB IRAN’S BRIDGES, POWER PLANTS
*TRUMP THREATENS ATTACKS IN RESPONSE TO HORMUZ SHIP ATTACKS
*TRUMP: IF SHIPS ATTACKED, WILL BOMB, INCLUDING IN TEHRAN
*IRAN THREATENS ENERGY SITES IF US HITS POWER PLANTS: TASNIM

Nemmeno in US oggi erano previsti dati rilevanti. In realtà gli occhi sono tutti per le trimestrali di Alphabet e Tesla e poi Texas Instruments, dopo la  campana.
Wall Street è partita in moderato  calo,  ma al momento ha recuperato la  parità, trainata da Utilities, energy e materials. L’azionario europeo ne ha approfittato per  riportarsi verso i massimi di seduta, chiudendo con diversi indici nei pressi del punto percentuale di guadagno.  Ribadisco,  una discreta resilienza con il petrolio che continua a salire e si porta dietro i tassi. L’impressione è che il grosso  del supporto venga dalla rilevante  tenuta delle  attese sull’earning season, come illustrato nel pezzo del 10 luglio.
Tor5nando ai rendimenti, il Bund è giunto al 3.17% e il BTP 10 anni flirta con il  4%, mentre la curva euro non sconta nulla  per domani, ma è tornata a scontare quasi con certezza un rialzo dei tassi al  meeting del  10 settembre. L’€ staziona sempre attorno a 1.14 vs Dollaro,  mentre tra le  commodities l’oil è sempre forte (+2/3%) ma in buona compagnia con preziosi, e commodity agricole.
Domani abbiamo l’ECB. Recentemente i dati sono stati benigni, ma la  ripresa della belligeranza manterrà in allarme il Governing Council. Come al  solito  la Lagarde  non prenderà  impegni sulle  mosse future, ma noterà che i rischi inflattivi sono ancora al rialzo, e la  resilienza dell’economia dovrebbe incoraggiare una retorica a margine hawkish. Ma il mercato,  con i movimenti degli ultimi giorni,  direi che lo sconta abbastanza.