Segnali di escalation USA – Iran, ed earnings Big Tech deludenti, torna la volatilità sull’azionario e vola l’oil.


Chiusura marginalmente negativa ieri sera (mercoledì) per Wall Street,  con l’S&P 500 in calo dello 0.14%, e il Nasdaq 100 giù dello 0.54%. Male  anche le  Magnificent 7 (-0.96%), forse in anticipazione di earnings poco ispirati, come vedremo, e anche le Small Caps (-0.82% per il  Russell 2000). Tra i fattori che hanno pesato sul sentiment, un petrolio ancora in salita, a causa delle perennemente crescenti tensioni tra USA e Iran, con impatto sui rendimenti. Il 2 anni treasury è  salito  al 4.3% massimo dal febbraio 2025.
Dopo la campana, le  trimestrali di Tesla  e Alphabet  hanno ricevuto un’accoglienza assai tiepida, ad  ulteriore detrimento del  sentiment. La prima ha proprio missato il consenso, in parte per bassa profittabilità,  nonostante fatturato in crescita, e in parte per investimenti sopra attese. Google è stata punita più per l’aumento ulteriore del capex in AI di 15 bln $ che ha mandato in negativo il Cash flow. Ma il  settore Cloud sta crescendo fortissimo. Entrambe sono state penalizzate in aftermarket.

Nonostante ciò, la seduta asiatica ha avuto un tono tendenzialmente costruttivo. Di tutti i principali mercati dell’area,  solo India e Indonesia hanno messo giù modeste perdite. Per contro, progressi marginali per Taiwan,  Australia,  Shenzen e Shanghai, e moderati per Tokyo. Bene Hang Seng e HSCEI, con guadagni superiori al punto percentuale, rimbalzo di Vietnam a +1.8% e gran forza oggi della Corea (+4.5%), grazie al  rimbalzo dei produttori di memorie Hynix e Samsung, oggi in buona. Se non altro, l’aumento  degli investimenti di Google  ha prodotto un recupero delle aziende che si appropriano di questa spesa,  come i chip makers.
Sul  fronte macro,  in Asia oggi abbiamo  avuto il  GDP coreano del secondo trimestre sopra attese di uno 0.2% sul trimestre, una forza non molto sorprendente se uno è  stato attento alle news che uscivano dal  paese. Anzi direi che è quasi troppo poco.

E l’occupazione in Australia, dopo  aver inanellato ben 4 mesi di contrazione consecutivi da gennaio a maggio, ha mostrato il secondo grosso incremento a  luglio, +76000 dopo i +44.000 di giugno. Credo che questa  seria abbia dentro un bel po’  di rumore, ma in ogni caso il  quadro sembra cambiato negli ultimi 2 mesi.

La  seduta europea è  iniziata con un tono decisamente negativo. Il petrolio, al quinto  giorno di apprezzamento robusto di seguito, è un primo importante motivo per la debolezza. Il quadro in mattinata ha  continuato a peggiorare, con gli Houthi che hanno dichiarato di aver colpito 2 petroliere saudite nel  Mar Rosso.
Poi c’è stato l’effetto depressivo dei flop delle  trimestrali di STM (e Texas instrument,  con impatto sui settori),  Nestlè,  Nokia  e Moncler  tra gli altri. E l’effetto di Tesla  e Google. Non è il reporting odierno sia stato tutto di bassa qualità e abbia prodotto reazioni negative.  Hanno riportato 2 aziende del settore  difesa (Thales e Dassault Systemes) entrambe ben ricevute, più Roche, Repsol e Total a loro volta accolte positivamente. Ma chiaramente i semiconduttori sono più  al centro della scena.  E poi ci sono aziende come Unicredit che hanno prodotto  risultati forti ma temperato le attese di risiko bancario. In generale però la pressione sugli indici è venuta dal crescere delle tensioni in Medio Oriente, con impatto su petrolio e rendimenti.
In una mattinata priva di report macro  rilevanti, a contendere l’attenzione alla geopolitica c’era il meeting ECB.
Come da  ampio consenso,  i tassi sono stati lasciati invariati.  Nello statement si è dichiarato che, sebbene il  quadro inflattivo  si sia evoluto in linea con le attese, la  situazione resta assai incerta e comunque l’impatto dello shock energetico deve ancora manifestarsi interamente. Per cui loro monitorano attentamente la  situazione e restano “data dependant”,  senza legarsi ad alcun particolare corso d’azione.
Nella Conference, la Lagarde ha dichiarato che l’economia ha tenuto bene ma, ovviamente, in virtù della  ripresa del  conflitto in Medio oriente, i rischi inflattivi sono al rialzo. La  decisione è  stata unanime ma alcuni membri avrebbero voluto discutere un rialzo già da questo meeting. La Presidente ha osservato che anche se vi erano stati sviluppi positivi (il  dato di inflazione di giugno sotto attese), purtroppo la ripresa delle  ostilità  ci ha riportato “al punto di partenza”.
Alla luce degli ultimi sviluppi, nessuna particolare sorpresa da questo meeting,  comprese le  solite fonti anonime che si sono curate di specificare che un rialzo a settembre è molto probabile (con buona pace del “data dependant”).
*ECB OFFICIALS ARE READY TO RAISE INTEREST RATES IN SEPTEMBER

Nel primo pomeriggio sono stati pubblicati i sussidi di disoccupazione settimanali, che hanno concluso la  fase di marginale debolezza mostrata a cavallo tra primavera ed estate,  tornando sotto 200.000 la  scorsa settimana, e con il monte percettori, relativo alla  settimana precedente, sotto 1.8 milioni. Sicuramente un buon report.

Ma Wall Street oggi era maggiormente concentrata sulla geopolitica in rapido deterioramento, e sull’impatto delle trimestrali delle 2 Big Cap, su un sentiment già messo sotto pressione. Gli indici hanno aperto con un consistente ribasso, e hanno poi perso ulteriormente, incalzati  da una serie di news tutt’altro che confortanti che hanno spinto il petrolio a raddoppiare i progressi giornalieri,  attestandosi attorno al +6%, col Brent oltre 100$ per la prima volta dal 26 maggio.
*TRUMP: US WILL HOLD IRAN RESPONSIBLE FOR FUTURE HOUTHI STRIKES
*TRUMP: IRAN AND THE HOUTHIS WILL FACE MAJOR MILITARY PUNISHMENT
*IRAN’S IRGC: ANY BASE USED TO ATTACK IRAN IS LEGITIMATE TARGET
*TRUMP SAID ON THURSDAY THAT HE IS SERIOUSLY CONSIDERING RESTARTING MAJOR COMBAT OPERATIONS IN IRAN -AXIOS
*TRUMP SAYS HE’S CLOSE TO DECISION ON MASSIVE IRAN ATTACK: AXIOS
**IRGC says it will ‘no longer allow the US to replace its oil and ammo reserves with deceptive ceasefires and then resume’

Le piazze  europee hanno chiuso con perdite distribuite attorno al -1.5% (Milano oltre -2% affossata  dal  crash di STM).  D’altronde i segnali di escalation e il conseguente rialzo del 6% dell’oil (praticamente oltre un 15% in 5 sedute) erano un po’ troppo per essere ignorato.
Come illustrato nel pezzo di ieri, il mercato si può  considerare assuefatto ad una belligeranza portata avanti con le precedenti regole  di ingaggio (solo obiettivi militari), ma nel momento in cui i segnali di escalation si sommano a questo ritmo, l’impatto sul sentiment diventa nuovamente materiale.
Resta da capire cosa abbiano da guadagnare Trump o i leader Iraniani da questa escalation (vedi ancora il pezzo di ieri). Non resta che aspettare per capire se  la  teoria del tentativo di acquistare potere contrattuale nel prossimo negoziato si rivela esatta, oppure parte una conclamata guerra regionale. Io propendo per la prima teoria, ma riconosco che la seconda non è più un ipotesi remota, per nulla. In ogni caso  il  “TACO” deve arrivare alla svelta, prima che il selloff  si faccia disordinato.
Tornando alle chiusure, tech e ciclici sono i settori più pesanti, pur con intrusi come i consumer staples (Nestlè), mentre Energy sale e i difensivi tengono. I rendimenti vengono spinti al rialzo dagli inflation swaps, e tra i cambi il  dollaro la  fa  da padrone, mentre tra le commodity metalli industriali e preziosi scendono appaiati.
Dopo la chiusura europea Wall Street ha recuperato un po’ anche se cede ancora otre l’1%. In termini di settori la classifica dei fossi è  guidata da Communication Services (Google) e Consumer Discretionary (Tesla). E’  interessante notare che tra i settori in forte progresso  oltre all’Energy troviamo  gli industrials, insieme con healthcare e utilities.