
Chiusura decisamente pesante ieri sera (giovedì) per Wall Street, con l’S&P 500 in calo dell’1.21%, e il Nasdaq 100 dell’1.87%. Pesantissime le Magnificent 7 (-4.8%), affossate da Tesla (-14.5%) e Alphabet (-7.1%). Quanto notato ieri nella distribuzione settoriale, ovvero che certi settori ciclici avevano fatto bene, si è manifestato anche nel fatto che le Small Caps hanno ceduto “solo” lo 0.67% e l’S&P 500 equal weight ha perso lo 0.37%. Sebbene tra i principali driver del calo ci sia stata la geopolitica e il volo del petrolio (ieri WTI +7%), comunque gran parte degli indici ha mostrato resilienza, e 200 titoli su 500 hanno mostrato performance positive.
Ieri sera poi l’amministrazione USA ha approvato nuovi dazi, in base alla Section 301, che riguardano circa 60 paesi. La maggior parte dei principali partner commerciali, tra cui UE, Regno Unito, Canada e Messico subisce un aliquota del 10%, mentre altri, tra cui Giappone, Corea del Sud e Australia, subiranno un prelievo del 12,5%. Ma questi dazi vanno sostanzialmente in sostituzione di quelli istituiti in base alla Section 122, introdotti dopo che la Corte Suprema, a febbraio, aveva dichiarato incostituzionali i dazi varati in base all’International Economic Emergency Powers Act. Quindi abbiamo una sostituzione, non un incremento.
La rotta di ieri sui mercati occidentali non poteva non impattare sull’Asia che è ben sensibile ad entrambi i driver: ha una gran sete di petrolio, ed è estremamente coinvolta nel tech e nell’AI. Così stanotte in Asia tutti i principali indici hanno mostrato perdite, a cominciare da Seul (nuove vendite insistenti su Hynix e Samsung) Tokyo, e Taiwan, rispettivamente -5.7%, -2.7% e -2.6%. Pesanti anche le “A” shares cinesi (-1.7%) mentre Hong Kong e Shanghai, in area -1% hanno tenuto un po’ meglio, insieme a Vietnam (-0.8%), Australia (-0.8%) e India (-0.4%). Male ndonesia A -1.8%.
Sul fronte macro hanno tenuto banco i PMI preliminari di luglio. Gran passo avanti dell’Australia, passata da sostanziale stagnazione a un ritmo di crescita dell’attività tra il moderato e il discreto.

Lieve accelerazione del Giappone, grazie al calcolo particolare del composite che credo pesi più l’output che l’indice generale manifatturiero e servizi. E marcato rallentamento in India, la cui attività si normalizza dopo anni di crescita convulsa (ma potrebbe rallentare ancora). A latere, il CPI di luglio di Tokyo, anticipo di quello nazionale, è uscito leggermente sotto attese e in calo (1.7% anno su anno da 1.8% di maggio vs attese di invariato).
L’apertura europea ha potuto contare su un petrolio in moderato calo fin dalle prime battute, eventualmente favorito dal fatto che del grande attacco ipotizzato da Trump ieri pomeriggio non si è più sentito parlare, cosa che ha prodotto un moderato rimbalzo ai primi scambi. Non sono in pochi a sostenere che Trump lancia queste minacce estreme poco prima di fare dietro front, il che giustifica il fatto che questo statement ieri non abbia causato che un marginale aumento della risk adversion.
Di li a poco è iniziata la pubblicazione dei PMI preliminari di luglio, e il quadro mostra insperati miglioramenti.

La Francia è tornata quasi alla soglia di espansione, sorprendendo al rialzo il consenso di quasi 2 punti sul PMI composite, che a maggio era nientemeno che quasi 5 sotto i livelli attuali. Il recupero è tutto dovuto al settore servizi, mentre il manifatturiero è tornato in stagnazione. Ottimo il recupero della Germania, che è passata da marginale contrazione dell’attività a un moderato incremento, con accelerazione sia su manifatturiero che servizi.
Il dato aggregato europeo ha sorpreso al rialzo il consenso di 1.7 punti, tornando a sua volta a segnalare moderata crescita dell’attività, recuperando di fatto tutto il calo causato dallo shock energetico da marzo. E tutto ciò, nonostante la ripresa degli scontri nelle ultime settimane. Anche UK ha mostrato un marcato miglioramento, quasi 3 punti sul composite a indicare crescita moderata.
Ora, in effetti la nota di S&P Global rivela che le rilevazioni che compongono questa release preliminare sono avvenute tra il 9 e il 22 luglio, e quindi è lecito ritenere che lo stralcio del MOU sia compreso solo parzialmente in questi numeri, e l’escalation degli ultimi giorni solo marginalmente. Ma in ogni caso il recupero è andato molto oltre consenso, e comunque il “ritorno alla base” sulla guerra USA Iran, per dirla con la Lagarde, un po’ deve essere stato prezzato, visto che gli attacchi sono ripresi la notte del 7 luglio, come illustrato nel mio pezzo del giorno dopo.
Tra i sottoindici si fa notare il ritorno a crescere, per la prima volta nel 2026, della componente occupazione, con epicentro nel settore servizi, e il vistoso raffreddamento dei prezzi.

Uno sguardo al consueto grafico dei PMI composite europei mostra chiaramente il recupero generalizzato degli ultimi 2 mesi, anche se mancano i dati di Italia e Spagna, che non hanno una pubblicazione di dato preliminare (ma sono compresi dentro il dato aggregato).

In mattinata il sentiment ha continuato a tenere, nonostante qualche news poco incoraggiante dallo stretto, come che l’Iraq ha negato le indiscrezioni per le quali avrebbe intrapreso una mediazione tra USA e Iran, e esplosioni udite in Arabia Saudita. Il petrolio ha mantenuto la tendenza al calo e i rendimenti pure e l’azionario europeo ha continuato ad accumulare progressi.
Nel pomeriggio abbiamo avuto anche in US i PMI preliminari di luglio, e se il manifatturiero ha marginalmente deluso, pur mostrando una buona crescita, i servizi hanno accelerato sensibilmente marcando il massimo da novembre 2025. E si sa che negli USA è quasi tutto servizi.

Molto bene anche le new home sales di giugno, con una vistosa revisione al rialzo del dato di maggio, anche se il grafico allargato mostra che in generale le case in US non vanno via come il pane. Comunque, si nota un po’ di rimbalzo nella serie, anche se a luglio i tassi sono saliti, il che di solito impatta le vendite in negativo.

Wall Street non si è fatta contagiare dal rimbalzo europeo, ed è partita incerta. Ma poi le news dal Medio Oriente hanno preso a migliorare, e apparentemente la Cina è scesa apertamente in campo.
*PAKISTAN EXPLORING PATH TOWARD RESUMING US, IRAN TALKS: REUTERS
*PAKISTAN PUSH FOR RESUMING TALKS FOLLOWS PUSH FROM CHINA: RTRS
*CHINA BACKS PAKISTAN’S MEDIATION ROLE IN US-IRAN TALKS: WANG
Questo ha impresso un discreto scivolone al petrolio e scollato l’S&P 500 dai dintorni della parità.
Le piazze europee hanno ottenuto ulteriore spunto, per chiudere con discreti progressi (Eurostoxx 50, Dax e Ibex oltre il punto percentuale). Tra i settori trainanti abbiamo Financials, Industrials, Consumer, e Materials, mentre l’energy è l’unico a calare. Per incredibile che possa sembrare, questa settimana, che sta vedendo l’oil, pur con il calo di oggi, salire di oltre il 7% (9% il brent), vede chiusure in progresso per tutti i principali indici continentali tranne il FTSE Mib che cede un marginale 0.15%. Direi una significativa resilienza,considerando anche le batoste prese da STM e Nestlè etc. Oggi però abbiamo avuto SAP (+9%). I rendimenti correggono oggi, coerentemente con il calo dell’oil, ma restano in rialzo sulla settimana. Tra le commodity si nota il rimbalzo dei metalli.
A poco più di 2 ore dalla chiusura, Wall Street mantiene un progresso inferiore a quello delle piazze EU, ma comunque discreto. A frenare New York, ancora le vendite su chip e memorie che impongono un calo di oltre un 2.5% al Philadelphia Semiconductors e tengono in negativo il Nasdaq 100. Dal lato positivo abbiamo che tutti i settori dell’S&P 500 salgono (Real Estate, Materials, Communication Services, Consumer Staples e Industrials i migliori) e al momento 375 titoli su 500 hanno variazione positiva. Vedremo dove sarà la chiusura, e cosa porterà il week end. Ma intanto il monitor di Bloomberg sull’earning season, con poco più di un quarto delle aziende che ha riportato (133 su 497) riporta una sorpresa media che sembra un errore (40.8%), drogata da Google che ha riportato un EPS il triplo del consenso, come si nota dalla riga del settore Communications.

Al momento l’earning growth calcolata da Bloomberg è del 70% anno su anno. Chiaramente non resterà così. Ma quanto può scendere? Se anche si dimezzasse, sarebbe un dato fantasmagorico (ricordo che il consenso era in linea con il Q1 2026, al 25% anno su anno).

