Nessuna firma in vista tra Iran e USA, consolida l’azionario globale.

Nella pausa della Festa della Repubblica italiana, l’S&P 500 ha continuato ad inanellare sedute positive, portando la serie a 9 consecutive, la più lunga dal maggio 2025. Dovesse chiudere positivo anche oggi, arriveremmo ad un record assai più rilevante,  ovvero la serie più lunga dal 1995. Per non parlare del  fatto che se chiudesse in positivo anche la  settimana attuale, porterebbe la serie di settimane positive a 10, record dal 1985.
Sempre in tema di record, Deutsche Bank ha osservato che un guadagno di oltre il  16% in 2 mesi di calendario consecutivi (come ad aprile  e maggio 2026) è avvenuto solo altre 4 volte nella storia dell’indice: tre volte dopo una recessione e una volta qualche mese prima del crash dell ’87.

In verità  avvenne 7 mesi prima del crash, ovvero a gennaio-febbraio 1987. Il mercato in quell’occasione salì di un altro 18% tra marzo 1987 e fine agosto, per poi crollare a inizio ottobre.
Un altro fatto n0tevole  è che il marginale  guadagno dell’S&P 500 lunedì e ieri (+0.26% e +0.13%) è avvenuto nonostante un discreto rialzo del  prezzo del petrolio (WTI rispettivamente +5.5% e +1.7% lunedì e ieri). Il  fatto è che il  week  end non ha portato alcun accordo, e invece ha portato nuove scaramucce tra USA e Iran, e attacchi di Israele  in Libano. Sembra che gli USA abbiano inviato una proposta inasprita, e l’Iran la  stia esaminando. Ma l’unica cosa certa è che il Memorandum of Understandings non è stato affatto siglato, lo stallo permane, e il  cessate il  fuoco contempla di recente diverse “eccezioni”. Se uno avesse un dubbio su cosa abbia supportato il mercato di fronte  ad un newsflow avverso, basta dare un occhio alla performance del  Philadelphia Semiconductors (+ 7% tra lunedì e ieri). Il clamore sulle valutazioni delle ipotetiche quotazioni di OpenAI e Anthropic continua a fare da carburante per il  rally.

Stanotte le schermaglie tra USA e Iran sono continuate, con attacchi dei primi a Qeshn Island e rappresaglie iraniane contro facilities militari USA in Quwait e Bahrain.  Così stamattina il petrolio era in ulteriore progresso, cosa  che ha prodotto un clima contrastato durante la seduta asiatica. Tokyo è stata ancora la migliore, +2.5% ad un nuovo record,  grazie al traino delle  azioni AI related. Bene ovviamente anche Taiwan (+2%) , mentre Seul oggi era chiusa per festività. Delle altre piazze, moderatamente positive Shenzen, Shanghai e Sydney, mentre Vietnam e India hanno perso moderatamente, e Hong Kong e HSCEI hanno ceduto tra l’1.5% e il 2% (ma ieri avevano preso  il  2.5-3%). Pesantissima l’Indonesia (-4% ), che si sta facendo il  suo bear market personale in un periodo in cui il grosso  dei mercati vola (perde il  30% da inizio anno). Ciò principalmente a causa del rischio declassamento a “Mercato di Frontiera” da parte di Morgan Stanley. Le cause sarebbero mancanza di trasparenza e governance, culminati con lee dimissioni del CEO della borsa locale, e nepotismo ne governo.
Sul fronte macro, oggi era prevista la pubblicazione dei PMI servizi e composite finali di maggio, e il  quadro sembra buono.

Per cominciare, in Cina il PMI servizi ha sorpreso in positivo,  marcando un livello che, non fosse per lo spike a 56.6 di febbraio scorso,  sarebbe il massimo da 3 anni. Nel dettaglio, il  sottoindice dei new orders è aumentato a 53,3 a maggio (vs. 52,6 di aprile), il sottoindice dell’occupazione è migliorato a 50,4 a maggio (vs. 49,7 di aprile) e il sottoindice dei nuovi ordini export è salito a 51,5 a maggio (vs. 49,7 di aprile).  Per  effetto  di questo dato il Composite ha mostrato una discreta accelerazione (il manifatturiero pubblicato venerdì era uscito in marginale calo a 51.8 da 52.2 , e meglio delle attese che erano per un 51.3). Bene anche Hong Kong mentre per quanto riguarda i dati già  noti, il report del Giappone è rimasto invariato e quelli di Australia e India sono stati rivisti al  rialzo.
Per il  resto,  ad alimentare il  sentiment sul  Nikkei il  fatto che in Giappone il governo  ha approvato una bozza di budget supplementare da 3.100 miliardi di yen (19,4 miliardi di dollari), che include un nuovo fondo di riserva da 2.500 miliardi di yen destinato a contrastare l’aumento dei prezzi delle materie prime attraverso sussidi. La  misura dovrebbe passare in Parlamento entro venerdì.  E il premier Takaichi vuole abbattere l’IVA sul cibo dall’8% all’1% dal  prossimo aprile. Naturalmente l’effetto  sui JGB’s è  stato opposto a quello sull’azionario e anche lo Yen ora è incollato alla  soglia di 160 vs $ che in passato ha visto il Tesoro giapponese intervenire a supporto.

L’apertura della borsa europea ha visto affermarsi un sentiment più cupo che in Asia,  con i principali  indici in passivo dalle  prime battute, i rendimenti in rialzo, l’€  in arrestamento con i metalli. Il principale motivo è il terzo giorno di salita del  petrolio a fronte di zero progressi in Medio oriente. Ma può aver pesato anche un po’ la notizia che l’amministrazione USA si sta dando da fare per prorogare i dazi.  Infatti l’Office of the United States Trade Representative (USTR) ha proposto nuovi dazi doganali, compresi tra il 10% e il 12,5%, destinati a colpire le importazioni provenienti dai principali partner commerciali, per,  udite udite, “presunto utilizzo di lavoro forzato nei processi produttivi”. Questo perchè serve un nuovo motivo, per istituire dei dazi in sostituzione di quelli in scadenza tra 6 settimane circa, istituiti sotto la Section 122 (che durano solo 150 giorni  e poi scadono se non confermati dal  Congresso). L’entrata in vigore di questi dazi non è immediata ed è subordinata a un periodo di consultazione pubblica (che terminerà il 6 luglio) e a successive audizioni pubbliche (a partire dal 7 luglio).
In mattinata  sono stati anche qui pubblicati i PMI finali di maggio,  e sembra che la depressione da  crisi energetica si sia un po’ attenuata in Europa,  se è vero che tutti i report già noti in sede preliminare sono stati rivisti al rialzo, e quelli non noti hanno sorpreso in positivo.

Bene in particolare UK che recupera parecchio, e Spagna che torna in espansione, sia pure marginalissima.  E le revisioni a Francia, Spagna ed EU sono corpose.
Diciamo che il grafico dei PMi composite europei non ha ancora esattamente un aria salubre, ma si nota una stabilizzazione e, qua e la, un miglioramento.

Nondimeno, il  sentiment è rimasto opaco in mattinata.
Importanti report anche in US oggi, e il quadro in aggregato resta quello di un economia in accelerazione.
Infatti se i PMI sono stati rivisti marginalmente al ribasso, il più  seguito ISM services ha sorpreso di parecchio in positivo, con un livello che, se non è il massimo del 2026 (febbraio era a 56.1), non si è  mai visto in tutto  il  2025.

Molto bene poi i new orders, rimbalzati ad un livello robusto, mentre il  sottoindice dei prezzi è ai massimi dall’agosto 2022 ma è  uscito sotto attese. Unico neo il  sottoindice dell’occupazione.  ma per quel  settore abbiamo altri dati : un  ADP survey di maggio in linea con le attese, ma a indicare per il  secondo mese una creazione di posti oltre le 100.000 unità. E ieri è  uscito un Job openings report di aprile 750.000 unità  sopra attese e con i layoff 150.000 sotto attese e 170.000 unità  sotto marzo. Direi che depone bene per il labour market report di venerdì. Anche i factory orders di aprile sono esuberanti.
In generale  sembra che la crisi mediorientale sia andata a frenare un economia USA che stava accelerando  vigorosamente nel  primo trimestre del  2026,  ma che il  trend si stia ripristinando.

Wall Street ha aperto in marginale calo e dopo aver cincischiato un po’, ha accentuato le perdite, fino a raggiungere un mezzo punto. Anche i rendimenti hanno accumulato progressivamente rialzi. Se questi ultimi rispondono chiaramente al +2% dell’oil (terzo giorno di salita), per quanto riguarda l’azionario, di sicuro l’oil è un catalyst, ma chiaramente il livello di ipercomprato degli indici (vedi serie illustrate sopra e contestualizzate nei pezzi di giovedì e venerdì),  il  crollo della correlazione tra le azioni e dell’attività  di hedging costituiscono da soli un ottimo motivo per un consolidamento.
Chiaramente, le piazze europee non hanno tratto alcun conforto da questa price action,  e le  chiusure sono discretamente negative, con Dax e Mib oltre il  punto percentuale di passivo, con banche,  ciclici e rate sensitive a sottoperformare, ed energy e in minor misura tech in controtendenza. Ovviamente i rendimenti salgono considerevolmente e l’€ arretra un po’.
A metà seduta, Wall Street sembra incline a interrompere la  serie di sedute positive a 9.  Ma resta in pista per le 10 settimane positive consecutive,  che costituirebbero  il record dal 1985.